lunedì, 11 dicembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

TERRA DI NESSUNO
Pubblicato il 19-05-2014


Libia-immigrati-Europee

Il caos libico promette di essere la novità della campagna elettorale europea, l’elemento che potrebbe costringere tutti i partiti, e in particolare quelli italiani, ha cambiare la propria agenda. Il perché è presto detto. La stragrande maggioranza, se non quasi la totalità degli immigrati clandestini e dei profughi politici che tentano di raggiungere le coste dell’Italia (il 96% secondo il governo), proviene dalla Libia. Un fenomeno che è cresciuto e che oggi minaccia di diventare un esodo di proporzioni bibliche dopo che nel settembre 2011, venne spodestato e assassinato Moahammar Gheddafi, a conclusione di un potere assoluto durato 41 anni, antitribale, laicizzante, con venature di socialismo reale.

E non sembra dunque un caso se qualche settimana fa, il ministro degli Interni, Angelino Alfano, paventava 800 mila profughi pronti a lasciare le coste libiche alla volta dell’Italia.

Da qualche giorno infatti, il caos determinato tre anni fa dal crollo del regime, al culmine di una ribellione attivamente alimentata dalla Francia di Sarkozy in funzione elettoralistica e antitaliana e senza che vi fosse un qualunque progetto politico alternativo, sembra conoscere un nuovo sconvolgimento con morti e feriti. Saremmo in corso un colpo di mano per sovvertire con la forza i fragilissimi equilibri istituzionali e politici appena raggiunti.

Ieri un gruppo di uomini armati, con mezzi corazzati e senza divisa, ha attaccato il Congresso Nazionale Generale (CNG), il Parlamento, non si capisce se in accordo o contro l’offensiva anti-islamica lanciata a Bengasi dalle forze del generale in pensione, Khalifa Haftar, appena poche ore prima. Il nuovo governo in carica di Ahmed Maiteeq, accusato di essere filoislamista e che attendeva l’approvazione parlamentare, sostiene di avere il controllo della situazione, ma in tre anni finora nessuno è riuscito neppure a mettere in piedi un esercito regolare né una polizia civile, e tantomeno sembra in grado di contrastare in alcun modo i gruppi armati che scorrazzano per il Paese.

Il CNG è stato abbandonato precipitosamente dai deputati e dichiarato ‘sciolto’ dal colonello Mokhtar Fernana, definitosi ‘comandante della polizia militare’ e portavoce dei membri delle brigate Zintan, ex ribelli che hanno combattuto contro Gheddafi e che attualmente controllano la zona attorno all’aeroporto di Tripoli.

Voci di forte preoccupazione sono giunte dall’Unione Europea per bocca di Michael Mann, portavoce del capo della diplomazia europea Catherine Ashton, intervenuta auspicando “che si lavori insieme per favorire il successo della transizione politica”.

E la preoccupazione vivissima per quanto sta succedendo dall’altra parte del Mediterraneo, emerge dalle parole del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che nella conferenza stampa in conclusione della visita del premier polacco Donald Tusk, ha detto oggi che “la vicenda libica è una priorità assoluta e non si risolve se non per via internazionale, nessun singolo Paese può da solo pensare di risolvere una situazione drammatica come quella libica”. “La Libia – ha sottolineato – è il problema più forte nel Mediterraneo”.

A preoccupare l’Italia non c’è solo la questione dell’immigrazione, ma anche quella energetica per la riduzione, o la cessazione, dell’importazione di idrocarburi dalla Libia che potrebbe unirsi a difficoltà analoghe per i rifornimenti del metano sovietico in seguito alla crisi ucraina. A questo si aggiungano poi i rischi connessi al terrorismo perché gli sconvolgimenti politici, sociali ed economici favoriscono, come già avvenuto in Iraq, la penetrazione del radicalismo islamico e il Paese potrebbe trasformarsi facilmente in una base operativa di Al Qaeda.

Di certo la Libia è un problema ‘storico’ dell’Italia e non a caso Maurizio Gasparri (FI), ha ricordato l’opposizione del nostro governo, allora guidato da Silvio Berlusconi, che però, proprio per la sua estrema debolezza politica, non riuscì a fermare il pericoloso interventismo francese sostenuto dagli Stati Uniti.

Con Gheddafi, al di là del memorabile baciamano romano, Berlusconi aveva anche stipulato un accordo per il controllo dei flussi migratori, accordo svanito tre anni fa.
Ecco dunque che in una campagna elettorale tanto verbosa quanto inconludente, contrassegnata da una sterile e volgare contrapposizione tra i leader, e lontana dai problemi nazionali ed europei, la crisi libica torna prepotentemente d’attualità. Il tema potrebbe essere determinante per spostare quote importanti di voti proprio quando i due principali contendenti, Renzi e Grillo, a detta dei sondaggi proibiti in prossimità del voto, ma non segreti sul web, appaiono molto vicini in termini di consensi.

“Capisco la vostra preoccupazione e la vostra amarezza davanti alla scandalosa tragedia delle morti nel Mediterraneo, che si sta trasformando nel più grande cimitero d’Europa. L’operazione “Mare Nostrum” – scrive il candidato del PSE, alla presidenza della Commissione UE, Martin Schulz, rispondendo alla lettera di 45 parlamentari italiani di qualche giorno fa – ha già salvato decine di migliaia di vite, ma l’Italia deve essere aiutata di più dagli altri Paesi. La gestione delle frontiere non è un affare di Lampedusa o della guardia costiera italiana: è una responsabilità europea. L’Europa può e deve fare di più per trarre in salvo gli immigrati che mettono la loro vita nelle mani di criminali senza scrupoli.
Vi assicuro che la questione dell’immigrazione sarà alta sull’agenda del mio programma come Presidente della Commissione. In questo senso è benvenuta la vostra idea di una conferenza che analizzi le azioni necessarie a livello di Unione europea per mettere fine a questa situazione, che rappresenta una macchia sui valori fondamentali del nostro Continente”.

La Conferenza è indubbiamente una buona idea, chissà però se si farà in tempo anche a organizzarla.

Armando Marchio

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento