martedì, 24 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Tra Matteo e Susanna chi ha ragione?
Pubblicato il 07-05-2014


Diciamo la verità. Il congresso della Cgil si sta trasformando in un processo al governo e in particolare a Matteo Renzi. Dico subito quel che di Renzi mi piace nel suo braccio di ferro col sindacato. Innanzitutto l’idea che il governo decida senza tenere presente i veti sindacali. Davvero non se ne può più di un sindacato che non comprende che il problema di fondo dell’Italia non è il suo potere, ma la sorte dei lavoratori, e ancor più quella di chi il lavoro non ce l’ha. Giustamente Angeletti, leader della UIL, ha parlato del lavoro come della democrazia da riconquistare col 25 aprile.
Allora se l’emergenza è il lavoro bisogna che anche il sindacato accetti tutte le proposte, forse nemmeno le più esaltanti, per favorirlo. Dunque bene il decreto ministeriale che modifica le normative, troppo rigide della Fornero. Anche su questo Renzi ha ragione. Se il lavoro non c’è bisogna creare in sistema che lo permetta. Non saremo proprio noi socialisti a valutare lo statuto dei lavoratori, approvato nel 1970, come causa dei mali, ma noi siamo certamente noi a considerare una normativa di quarantaquattro anni fa come un dogma. L’ispirazione che più mi ha convinto nel corso di questi anni di ricerca, spesso affannosa, di soluzioni è quella di ancorare la necessaria flessibilità del lavoro a una serie di garanzie.
Diciamo che si tratta sia della risposta dei socialisti europei che hanno lanciato la Flex sicurity alla conferenza di Lisbona, sia dei punti cardine del progetto Schroeder di Agenda 2010, sia delle elaborazioni a cui era arrivato il nostro Marco Biagi e che sono state rilanciate da Pietro Ichino. Il problema non è oggi, in un mercato del lavoro che é in costante movimento per fronteggiare la crisi, la garanzia della stabilità di uno specifico lavoro, ma la garanzia del lavoro. Il concetto non è nuovo ma è ineludibile e volere tornare ad antiche certezze significa tenere la testa voltata all’indietro. Bisogna favorire il lavoro, bisogna garantire i lavoratori di un sistema i protezioni, bisogna anche pagarli di più. Anche su questo le soluzioni dei contratti aziendali non sempre sono state apprezzate, anzi, in virtù della perdita di potere sindacale, sono spesso state avversate.
Questo il sindacato, ma sarebbe meglio dire la Cgil, fatica a comprendere e su questo Matteo ha ragione. Dove invece ha ragione Susanna è sul metodo. Un conto è non concertare, altro è non dialogare. E vantarsene. Renzi ha fatto male, l’ho già scritto, a non andare al congresso. Avrebbe preso fischi, come li presero Craxi e De Michelis durante la campagna referendaria del 1985. Ma i fischi non sono il male assoluto. Anzi, si può essere fischiati e poi vincere. Dove la nuova nomenclatura renziana dovrebbe fare passi avanti è nel rapporto con la logica democratica. Anche su questo, senza drammatizzare, Susanna qualche ragione ce l’ha. Mica tutti quelli che non sono d’accordo con loro sono contro il rinnovamento, sono schiavi della conservazione, sono nemici da battere. Un po’ più di profondità, ha ragione Veltroni, non guasterebbe. Un po’ troppi twitter, un po’ troppi slogan calcistici, un po’ troppi piciernismi. La via è luminosa, dicevano i cinesi, il cammino è a zig zag. Imparino i renziani a zigzagare. Perché è difficile. Ma utile.
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Commenti all'articolo
  1. Anche il sindacato ha le sue colpe e molti ritardi, ma fra la CGIL e Renzi non c’è partita. Guardiamo quello che questo governo ha fatto e soprattutto promesso: una legge elettorale vergognosa,un aumento delle tasse su casa e risparmi, un aiuto ad alcuni ( giusto) trascurando gli ultimi, una serie di spot come la vendita delle auto blu ecc… Il tutto con un’arroganza ed uno sprezzo indicibile per ogni critica. Per non parlare dei provvedimenti sul lavoro alla Marchionne. Nella pubblica amministrazione certamente è giusto tagliare gli stipendi esagerati e ridurre apparati e burocrazia, ma non ci dimentichiamo che la vera responsabilità delle difficoltà burocratiche dipende da leggi farraginose e contraddittorie fatte dai politici incompetenti. La vera domanda è : che ci stiamo a fare in questo governo?

  2. Credo che due torti non facciano una ragione. Sbaglia il Sindacato a non rinnovarsi e sbaglia il Premier perchè gli manca alle spalle una base culturale che gli permetta di capire in quale crisi siamo caduti dentro. Mauro parla di flessibilità, cioè di una forma di Lavoro che si adegua all’andamento del Mercato mirato alla maggiore produttività e quindi produzione delle aziende, ma è Socialista rincorrere il Mercato (prima questione) ? Ed è Socialista parlare di Lavoro escludendo ancora la “classe operaia” (passami il brand) dalla direzione dell’azienda (seconda questione)? E il Premier davvero pensa che non serva ristrutturare pure Confindustria e la media e piccola impresa … per competere in Europa e nel Mondo? … Mauro mi dispiace ma siamo zoppi… saluti da Venezia

  3. Su una cosa ha ragione Il Presidente Renzi il sindacato torni a fare il sindacato organizzare i Cittadini pubblici e privati occupati e non, coprire il territorio anche nelle piccole realtà, tutelare i pensionati. Riscoprire il significato vero dell’autonomia, dedicare meno tempo e risorse ai viaggi e la gestione del tempo libero, per utilizzarlo nel contatto con le realtà lavorative complesse ed articolate che oggi esistono nel Paese.Un sindacato che ritorni protagonista della vita giornaliera dei Cittadini e faccia risaltare tutte le contraddizioni che la cattiva politica provoca nel Paese.

  4. Il nostro sistema produttivo, posto che dobbiamo importare le fonti di energia, si deve basare sulla qualità e sulla capacità di promuovere il nuovo? Si può supportare con la flessibilità come cardine esclusivo o con la capacità professionale, intesa nei suoi livelli del sistema, un sistema produttivo? Sono i profili professionali più comuni che possono coniugarsi con la flessibilità? Forse la chiave potrebbe essere trovata dalla risposta a queste semplici domande? Senza colmare i vuoti infrastrutturali del nostro sistema non daremo risposta al paese.

  5. Il sindacato, come tutte le forme di gestione delle relazioni nella società, è uno strumento di potere. Ubbidisce alle regole del potere e coloro che lo guidano hanno tutti i vizi del potere. Anche per il sindacato valgono gli stessi rimedi che impediscono, nelle democrazie evolute, a coloro che esercitano il potere di sclerotizzarsi e di diventare casta. Il rimedio è il ricambio. Molto frequentemente però il ricambio e la formazione della nuova classe dirigente ubbidisce a liturgie finalizzate a mantenere la casta. In Italia siamo arrivati a un punto di rottura causato dall’inefficienza della classe dirigente a tutti i livelli: politico, economico, amministrativo e anche sindacale. Ciò che sta andando in scena al congresso della CGIL e una sfaccettatura delle vorticose turbolenze della nostra società alla ricerca di un nuovo punto di equilibrio. Nel mondo dell’impresa osserviamo l’evoluzione della FIAT grazie all’impulso di Sergio Marchionne e al tramonto della dinastia Agnelli. In politica c’è Matteo Renzi e la sua giovane squadra. Spero che anche il sindacato trovi il suo Renzi o il suo Marchionne. Come lo trovi la Pubblica Amministrazione, la Magistratura, l’Università e, via via, tutti centri di potere del nostro bel Paese. Deve accadere altrimenti vince Grillo con la sua orda di matti e di mercenari con la vocazione al suicidio collettivo.

  6. da quando Renzi ha vinto le primarie del PD, ,il sindaco di Firenze ha cominciato a comportarsi come se fosse l’unto del signore.
    in fondo ha ottenuto 1.855.000 voti, non può certo, su queste basi, sentirsi autorizzato a fare quel che gli passa per il capo.
    Mi sono chiesto quale sia la sua formazione politica di riferimento.
    Esclusa quella di eredità socialista o comunista (per dirla in breve, Turati o Gramsci) viene pensato a quella democristiana, da dove proviene. Ma neppure Fanfani, che era un bel peperino, aveva atteggiamenti di questo tipo. Neppure San Francesco.
    Ecco, tolto il “twitterismo”, che fa tanto “à la page”, forse ci resta soltanto un bel po’ di prepotenza. O no?

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