domenica, 22 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

UN PROGETTO PER L’EUROPA
Pubblicato il 31-05-2014


Europa-elezioni-Renzi

L’Europa si interroga sul domani. Le elezioni hanno delineato un quadro difficile per il Vecchio Continente: se la Francia, uno dei pilastri del progetto voluto dai Padri Fondatori, sceglie il Front National qualcosa vorrà pur dire. Anche la Gran Bretagna, non proprio un paese “europeista”, manda un segnale piuttosto chiaro: Nigel Farage, leader degli euroscettici UKIP conquista oltre il 31 per cento e i laburisti sembrano chiusi in un angolo, come un puglie suonato, ad incassare ganci. Se la Scozia il prossimo 18 settembre 2014 dovesse decidere di rendersi indipendente il bacino elettorale dei laburisti potrebbe definitivamente dissanguarsi. Ne parliamo in due tappe con due attenti osservatori delle dinamiche politiche e sociali, Massimo Salvadori e Luciano Pellicani.

Luciano Pellicani, politologo, ed esperto di dinamiche elettorali europee parla all’Avanti! del complesso momento che vive l’Europa.

Professor Pellicani, fatta eccezione per l’Italia, nei grandi Paesi europei la sinistra sembra all’angolo, mentre il FN, in Francia, detta l’agenda. Come mai?

C’è una strana dinamica storica in atto. Mi spiego: prima erano i partiti di sinistra a prendere l’iniziativa, a chiedere interventi sulla società. La sinistra incalzava, attaccava i conservatori e spingeva per il cambiamento. Con riferimento alla Francia si può parlare di una novità storica: sembra essere il Front National a dettare l’agenda. La leadership di Marie Le Pen, inoltre, offre un’immagine molto autorevole il che significa che riesce a parlare ad un elettorato molto più ampio rispetto a quello con cui parlava il padre. In più, la Le Pen ha anche un’ottima oratoria.

Eppure ascoltando i dibattiti, il maggior vantaggio di Le Pen sembra piuttosto essere quello di avere degli argomenti, discutibili senza dubbio, eppure degli argomenti. A fronte di una sinistra che continua a ripetere slogan senza offrire risposte….

La sinistra sono parecchi anni che non ha argomenti a livello europeo. C’e stata una stagione, nella seconda meta degli anni ’70, in cui un leader socialdemocratico svedese, Olof Palme, capì che si era esaurita la spinta propulsiva di quella che era stata una grande rivoluzione civile: quella del welfare universalistico. La sinistra sin da allora non aveva più argomenti di attacco. Fu lanciato in Europa il cosiddetto piano “Meidner” partendo proprio dal modello socialdemocratico svedese: si iniziò ad ipotizzare una fuoriuscita dal capitalismo classico attraverso il processo di autogestione. Fu una stagione brevissima esauritasi già all’inizio degli anni ’80. A partire da quel momento la sinistra è sempre stata in una posizione difficile da sostenere perché, di fatto, non ha progetti: questo è un problema che riguarda tutta la sinistra europea, non proporre alternative.

In Italia, però, lo scenario si è rivelato diverso, spiazzando tutti. Come mai?

La mia idea è che fra le componenti che hanno avuto un peso importante rispetto al risultato elettorale del PD di Renzi c’è stata la capacità di conquistare il centro, l’elettorato moderato. Prima, il modello della sinistra comunista e post-comunista era basato sull’idea della mobilitazione delle piazze: Nenni diceva sempre piazze piene, urne vuote. Per governare bisogna saper conquistare le maggioranze silenziose; in questo senso è significativo l’atteggiamento diverso di Renzi nei confronti di Berlusconi che non è stato più demonizzato, ma trattato come avversario politico. Renzi mostra aggressività e spirito di iniziativa che lascia sperare. A questo punto siamo con il fiato sospeso perché, se fallisce lui, dopo c’è il nulla. A partire dal 2001, mentre la crisi si stava silenziosamente annidando nel tessuto economico e sociale, Berlusconi non ha fatto niente e la sinistra non ha fatto meglio: ricordiamoci che il PD ha bruciato uno dopo l’altro cinque leader. È il segnale di un fallimento profondo di una leadership, una dinamica che Renzi sembra aver invertito perché ha avuto coraggio: e, per un politico, la virtù fondamentale è proprio il coraggio perché le altre virtù non valgono a nulla senza coraggio. Lo ricordava Churchill.

E Grillo?

La gente si è molto spaventata di Grillo perché può darsi che Grillo non sia un fascista, ma è sicuramente uno sfascista. È il nulla urlato.

Cosa accadrà in Europa ora?

Francamente non è facile capire quanto accade. I concetti che noi adoperiamo sono sempre inadeguati rispetto alla realtà: Ortega y Gasset diceva sempre che noi usiamo concetti comunque inadeguati. Dire qualche cosa in questo momento è complesso: qui è in atto qualcosa che contesta il progetto europeo fin nelle sue radici. Basti pensare che fino a qualche anni fa l’Europa era vincente e rappresentava un modello; non c’era Paese che non volesse entrare. Era un segno del successo di questo progetto. Ora anche nei Paesi che fanno parte della famiglia europea ci sono delle forti contestazioni.

Roberto Capocelli

 

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento