lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

A proposito di divorzio breve
e di unità della famiglia…
Pubblicato il 04-06-2014


La legge sul cosiddetto divorzio breve, approvata alla Camera, è passata al Senato. Vale la pena svolgere alcune riflessioni anche perché, quando si affronta la questione del divorzio, si parla di una conquista voluta dal Psi e di una legge firmata da un grande socialista come Loris Fortuna. Devo dire che mi pare cosa giusta aver reso più breve, portandolo a sei mesi, il tempo per ottenere lo scioglimento del vincolo matrimoniale, che era prima a cinque, poi a tre anni. Si tratta di un tempo europeo. Non comprendo invero le obiezioni dei contrari e nemmeno quelle dei perplessi. Essi ritengono che il tempo che intercorre tra una separazione legale e lo scioglimento del vincolo sia troppo breve e che una ricongiunzione dei separati risulterà sempre più improbabile.

Si tratta in realtà di una tesi alquanto originale. Si continua a confondere separazione e divorzio. Che proprio non hanno nulla a che vedere. Non è che, dopo l’approvazione della legge sul divorzio, si sono incentivati matrimoni più a rischio, né che abbreviando i tempi del divorzio allora la gente sarà più avvezza a separarsi. Un’idea di unione tra uomo e donna fondata su coercizioni e vincoli è davvero fuori dal mondo e anche pericolosa. Afferma la necessità di unioni forzate e non condivise, con gravissimi conseguenze per i coniugi e soprattuto per i figli,

Ma veniamo al merito. Il divorzio che si può ottenere dopo un periodo di tempo più breve mica è obbligatorio. La separazione può continuare se si intravvedono margini possibili di ricomposizione. Anche qui emerge una idea di coppia fondata sulla scelta indotta e non libera. La sola possibilità di ottenere il divorzio, secondo Giovanardi ma anche altri esponenti del centro-sinistra di origine integralista, potrebbe stimolare l’addio definitivo. Ma suvvia, signori, ma dove vivete? Tra un po’ vi manderemo a lezione di laicità dal papa…

In realtà il divorzio è proprio funzionale alla famiglia. Intanto perché permette di formarne un’altra. E poi perché assicura la fine di conflitti senza tregua tra i coniugi e una normalizzazione del rapporto con benefico effetto sui figli, spesso alle prese con dissidi infiniti di ordine economico e affettivo. Certo si può fare qualcosa di più per assicurare più stabilità alle famiglie e cioè attenuare i problemi economici delle coppie che spesso sono fonte di squilibrio e di conflitto.

Sulla casa, sugli assegni familiari, sul diritto ai servizi per l’infanzia e alla scuola, ma anche sul lavoro il cantiere è aperto. Non declamando sulla presunta sacralità della famiglia, quando invece spesso la famiglia è la sede dove si compiono le più gravi violenze, quando non le più orrende stragi. Di quale famiglia parlano gli integralisti che mirano solo a restare in pace con l’osservanza dei loro dogmi? A loro interessa l’unione, a noi la serenità, la felicità, la libertà della coppia. Una unità familiare obbligata è peggio della separazione, per i coniugi e per i figli.

È il tempo oggi, semmai di nuove battaglie laiche. Perché non riprendere quella, a proposito della famiglia, delle unioni civili? Solo in Italia i non sposati che convivono non hanno alcun diritto. Siamo rimasti soli, dopo l’infelice tentativo dei Dico. E che fine ha fatto la legge sul testamento biologico? Perché non riprendere almeno il testo tedesco che la Cdu ha accettato senza gridare all’eresia? E sulla fecondazione eterologa, accettiamo il fatto che la logica e la legittimità siano state proclamate dalla Corte dopo che il Parlamento aveva legiferato una legge assurda e discriminatoria? Penso che su questi temi esista ancora spazio per una forza socialista e liberale. Penso che i nostri parlamentari debbano impegnarsi con determinazione per affermare i nostri valori di sempre.
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Commenti all'articolo
  1. Molto resta ancora da fare, ad iniziare dal riequilibrio delle questioni legate alla capacità di spesa dei salari e degli stipendi che penalizzano in modo sempre più esponenziale chi decide, (perchè ormai più insostenibile), di interrompere una relazione matrimoniale ancor più dura se dal matrimonio sono nati figli. Lo Stato ed in questo caso il Parlamento deve farsi carico di creare le condizioni per cui queste famiglie monoparentali possano continuare a vivere.

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