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Opinioni e commenti
 

“A testa alta, i martiri di Fiesole” la serie tv per non dimenticare
Pubblicato il 03-06-2014


A-testa-alta-I-martiri-di-FiesoleNon è mai tardi per ricordare, non è mai troppo commemorare e rendere giustizia alla memoria di chi ha mostrato un alto senso della giustizia. Per non dimenticare il sacrificio di chi si è sacrificato per salvare civili, per il senso di pace e di onestà di chi non sopporta i soprusi e l’ingiustizia della guerra. Per questo, nel giorno della ricorrenza della Festa della Repubblica, Rai Uno ha trasmesso in prima serata un film che racconta un pezzo di storia inedito su chi la nostra Italia ha contribuito a costruirla. Si tratta del film-tv “A testa alta, i Martiri di Fiesole”.

Ambientato all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, assume tanta più rilevanza in quanto viene mandato in onda nella vicinanza dell’avversario dei 200 anni dalla fondazione dell’Arma dei Carabinieri. Era giugno del 1814 quando il corpo fu ideato da Vittorio Emanuele I di Savoia, re di Sardegna, a Cagliari. La sua reale concretizzazione avverrà il 13 luglio 1814, ma l’anniversario è sempre festeggiato il 5 giugno.

Nessuno ha mai negato l’importanza delle forze armate, dei Carabinieri e dell’esempio di questi martiri di Fiesole: tre carabinieri che si sono sacrificati, consegnandosi ai tedeschi e facendosi fucilare, per salvare 10 ostaggi civili. Era il 12 agosto 1944, alla vigilia della liberazione di Firenze; si tratta di Alberto La Rocca, Vittorio Marandola e Fulvio Sbarretti, che furono insigniti della Medaglia d’oro al valor militare. Sulla motivazione per cui veniva loro attribuita quest’ultima si parla di “sublime atto di altruismo. Nobile esempio di insuperabili virtù militari e civili”. Già nel novembre del 1986 Papa Giovanni Paolo II, pregando ai piedi del monumento che ricorda l’episodio, disse: “Dobbiamo grande riconoscenza a coloro che, come questi giovani, sanno offrire la propria vita per la libertà, per la pace e per la giustizia”.

Recentemente, poi, in occasione della Festa della Repubblica, il capo dello Stato Giorgio Napolitano non ha esitato ad affermare: “Le Forze Armate meritano rispetto. La pace non è un bene acquisito”, né va dato per scontato, ma occorre essere consapevoli che essa viene garantita solamente dal coraggio di uomini come questi martiri di Fiesole che, senza esitazioni, “hanno affrontato il loro destino, capaci di andare fino in fondo e di perseguirlo ad ogni costo”, si spiega nel film. Ed è per questo che “qualsiasi decisione prendiate la gente sarà dalla vostra parte, perché ha fiducia in voi”, si precisa ancora.

Il film, prodotto da Rai Fiction e da Ocean production, per la regia di Maurizio Zaccaro, vanta un cast eccezionale di cui è giusto sottolineare l’ottima interpretazione. Il soggetto è di Giovanna Mori e Leone Pompucci, che hanno anche scritto la sceneggiatura con Paolo Logli ed Alessandro Pondi. Il film-tv sa ben mettere in evidenza il continuo essere divisi dei personaggi fra cuore e regione, tra istinto e razionalità, tra incoscienza ed avventatezza nell’agire e il dover assolutamente essere molto attenti ed accorti nel gestire una situazione limite quale quella dell’invasione tedesca. Continuamente combattuti tra senso del dovere e le pulsioni di affetto ed amicizia che li legano tra loro, dal doversi barcamenare tra quello che dice loro il proprio senso di giustizia e la spinta emotiva di sentimenti anche d’amore, tra il voler fare giustizia appunto e il senso di tolleranza e di civiltà, i protagonisti vivono emozioni forti nella dura e cruda realtà della Seconda Guerra Mondiale, in cui vedono atrocità a cui stentano a rimanere indifferenti e a mantenere l’autocontrollo.

Prevale su tutto il senso di sacrificio per l’altro: sia da parte dei superiori che dei soldati per coloro a cui vogliono bene. Il loro unico desiderio è proteggerli, ad ogni costo, in qualunque modo. L’aiuto reciproco, un’unione che è quasi fratellanza, porta a soccombere insieme, ma consapevoli di essere uniti ancora una volta in un unico comune intento, da quel destino che li ha portati ad incontrarsi. Per morire da eroi, con la certezza di aver dato il massimo, purché “a testa alta”. Un titolo davvero indovinato che richiama il forte senso di dignità che anima questi carabinieri martiri, il loro orgoglio di essere dei carabinieri al servizio della patria. Con il loro non venir mai meno al proprio senso del dovere, per cui muoiono.

Nel cast ci sono: Giorgio Pasotti, che interpreta il vicebrigadiere Giuseppe Amico; Johannes Brandrup, nel ruolo del tenente Hiesserich; Ettore Bassi, che recita la parte del carabiniere Sebastiano Pandolfo, catturato in un agguato dai tedeschi il 29 luglio e poi fucilato. E poi coloro che vestiranno i panni dei tre carabinieri Alberto La Rocca (Marco Cocci), Fulvio Sbarretti (Giovanni Scifoni) e Vittorio Marandola (Alessandro Sperduti); infine, tra gli altri, c’è anche Nicole Grimaudo, nelle vesti di Rosa Taranto, una giovane donna che per amore, pur di raggiungere l’uomo che vorrebbe sposare, supera mille peripezie tra i pericoli della guerra.

Si tratta dunque di una parte di storia anche poco nota, ma che il regista Zaccaro ha voluto trattare con più attinenza storica possibile ai fatti, mostrando tutti i risvolti che ebbe quel periodo, sulle forze armate e sui civili. Con la giusta intensità e drammaticità. Nessun punto di vista è trascurato, né civile né istituzionale, né pubblico né privato, né in ambito lavorativo né sentimentale. Oltre al sacrificio e al coraggio di questi che prima di essere soldati sono uomini, c’è tutta la loro umanità, le loro debolezze, le loro paure. Anche loro ne hanno, ma non tremano mai se ci si deve sacrificare in nome di un valore, per tenerlo alto, in un momento in cui la distruzione pressoché totale sembra aver annientato ogni forma di umanità e di principi morali. E lo fanno “a testa alta”, guardando negli occhi, quasi a sfidare, chi vuole cancellare ogni traccia della loro presenza tra la gente.

Per dire no a chi conosce solamente la forza della violenza, del terrore, dell’imposizione autoritaria, della costrizione, dell’assolutismo di un regime ingiusto quale quello fascista o nazista dei tedeschi. Un esempio anche per la Chiesa di monsignor Turini, che li avvertì del pericolo che correvano loro e i 10 civili ostaggi. Una forma di resistenza quella messa in atto, apparentemente passiva, complice, succube e alleata al nemico, in realtà più attiva di quanto si potesse pensare, persino per gli acuti tedeschi. I carabinieri di Fiesole, infatti, sostennero la resistenza italiana (in particolare con la Brigata V della Divisione Giustizia e Libertà) per appoggiarne la Lotta di Liberazione. E se oggi possiamo dire “informare per resistere” è anche grazie a questo tipo di tv, di film e di storie da raccontare e ricordare.

Barbara Conti

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