martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Aborto, troppi obiettori e Zingaretti mette i paletti
Pubblicato il 25-06-2014


Zingaretti-Obiezione-coscienza

Sì all’obiezione di coscienza, ma non all’abuso; e di fronte al numero esorbitante di medici obiettori, che non si limitano a rifiutarsi di effettuare l’intervento per l’interruzione volontaria di gravidanza, ma anche di certificare la necessità dell’aborto, o di prescrivere la pillola del giorno dopo o addirittura di mettere una spirale contraccettiva per impedire gravidanze indesiderate, il presidente della regione Lazio, Nicola Zingaretti è corso ai ripari per ristabilire la giusta applicazione della legge 194.

Il decreto, approvato martedì scorso, stabilisce, come avviene nel resto dell’Europa, i limiti dell’obiezione che dovranno riguardare solo l’intervento volto a interrompere la gravidanza e non come, avviene adesso, la prescrizione di un contraccettivo o il rilascio del certificato dello stato di gravidanza con la richiesta della donna di poter abortire.

Lo smantellamento progressivo dei consultori, che dovrebbero svolgere un ruolo di prevenzione e di sostegno alla maternità, assieme all’esercito di obiettori, che vede coinvolti non solo ginecologi, ma anche infermieri e anestesisti, ha fatto sì che l’aborto, consentito dalla legge, sia diventato impraticabile. Interminabili liste d’attesa costringono le donne che scelgono di interrompere una gravidanza a una serie di pellegrinaggi nelle varie strutture ospedaliere e, molto spesso, a spostamenti in altre regioni.

Una situazione che nel Lazio è particolarmente critica grazie alle politiche attuate da Storace prima e dalla Polverini poi, volte di fatto ad affossare la 194.

“Il decreto varato dal presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, che definisce finalmente i limiti dell’obiezione di coscienza, rappresenta un importante passo avanti nel diritto all’autodeterminazione delle donne, che è l’unico modo per evitare l’aborto clandestino”. Ha commentato la deputata socialista Pia Locatelli. “La scelta di avere o meno un figlio – ha detto – non può essere dettata dalla disponibilità di un medico di turno di prescrivere o meno la pillola del giorno dopo, o dal rifiuto dei consultori a certificare l’aborto. Certo bisogna rispettare l’obiezione di coscienza, ma non l’uso strumentale che si fa di essa: non è credibile, infatti, che in Campania, Molise, Basilicata, Sicilia, Abruzzo, Lazio e provincia autonoma di Bolzano, la percentuale dei ginecologi obiettori superi l’80%. Per combattere il ricorso all’aborto bisogna fare azione di prevenzione e i consultori hanno questa funzione, peccato che siano stati smantellati da coloro che vogliono cancellare la 194, la cui piena attuazione va garantita in ogni sua parte”.

Bene dunque la svolta, ma il problema è tutt’altro che risolto e la stessa legge lascia spazio a varie interpretazioni. Se, infatti, da un lato fa riferimento al diritto all’obiezione anche nella fase di certificazione, dall’altro ribadisce che i medici non possono rifiutarsi di assistere la donna prima e dopo l’intervento. L’opposizione in Regione ha già annunciato battaglia chiedendo di ritirare il decreto e accusando Zingaretti di violare la legge. È facile prevedere che la vicenda si sposterà dal piano regionale a quello nazionale, dove a fronte del sottosegretario Scalfarotto che plaude al decreto, c’è già chi si oppone fermamente nell’opposizione, ma anche in quella parte di maggioranza che di diritti civili, dalle coppie di fatto, alla fecondazione assistita, al testamento biologico, proprio non vuole sentire parlare.

Cecilia Sanmarco

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