domenica, 20 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Alitalia, sugli esuberi si danno i numeri
Pubblicato il 04-06-2014


Alitalia-esuberiIl dossier Alitalia sta entrando nella fase più calda. Quella dei numeri. Il governo frena sugli esuberi mentre ancora non si conosce il destino dello scalo milanese di Malpensa. È il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, a ribadire che le cifre circolate negli ultimi giorni non sono veritiere e i tagli stimati nell’ex compagnia di bandiera per la fusione con Etihad sono “attorno a 2.400/2.500”. Mentre secondo il governatore lombardo, Roberto Maroni gli esuberi potrebbero raddoppiare nel caso venisse penalizzata Malpensa.

Poletti ha spiegato che “il confronto parte sotto la regia del ministero delle Infrastrutture e noi siamo a disposizione per la parte che ci compete sugli ammortizzatori sociali”. Poletti ha ricordato infine che “il tema degli ammortizzatori ha situazioni diverse, c’è il personale di terra e di volo, poi c’è il piano precedente, ancora in piedi, con un nucleo di persone in cassa integrazione a zero ore” e per queste ultime “bisognerà riconsiderare tutta la situazione”.

Sul successo dell’operazione resta l’incognita europea. La Commissione Ue ha infatti ribadito, attraverso la portavoce del responsabile dei trasporti Siim Kallas, che “la compagnia aerea deve, non solo avere una proprietà europea di maggioranza, ma il suo controllo deve restare in mani europee”. La portavoce ha precisato che si tratta né più né meno dell’applicazione delle norme del regolamento Ue 1008/2008. “Sta poi alle autorità italiane che hanno concesso la licenza a operare, assicurare che il controllo resti in mani europee”. Da tempo la Commissione europea, che recentemente ha inviato una lettera al governo per chiedere una serie di informazioni sull’evoluzione della trattativa su Alitalia, insiste su questo punto. La portavoce di Siim Kallas ha ribadito che la Commissione può chiedere all’Italia la documentazione necessaria per assicurare che la legge europea sia stata completamente rispettata. A questo punto, ha concluso “se la Commissione ritenesse che ci siano dei dubbi sul controllo, può aprire una fase di pre-procedura con la richiesta di maggiori informazioni”.

A ben guardare si ha l’impressione di assistere a una operazione già vista. Infatti l’operazione Alitalia-Etihad sembra rispondere alla stessa logica usata 7 anni fa per la privatizzazione, che ha dato luogo alla nascita di Alitalia-Cai. Questa impressione viene suffragata dall’Osservatorio nazionale sulle liberalizzazioni nei Trasporti (Onlit) che in una nota del suo presidente Dario Balotta, ha detto che “accettando le condizioni di Ethiad, lo Stato si accolla tutti i costi della fusione con nuovi interventi protezionistici che si possono configurare come aiuti pubblici” e fanno tornare alla mente “gli oltre 3 miliardi di risorse pubbliche, tra debiti e ammortizzatori sociali” impiegati per la precedente operazione.

“I costi della fusione tra due imprese private – ha spiegato Balotta – non possono essere pubblici”. Il presidente dell’Onlit ipotizza che lo Stato si accolli i costi di ulteriori 3.000 addetti considerati in esubero, con un esborso di almeno 1,2 miliardi in 7 anni per la cassa integrazione”, a cui si aggiungono i 5.000 addetti in cassa integrazione dal 2008. Secondo Ballotta il risultato sarebbe la costituzione di “un esercito di cassaintegrati di lusso, perché la loro cassa è, per legge, quadrupla rispetto ai 1.000 euro riconosciuti agli altri lavoratori italiani”.

I sindacati non si sono sentiti molti tranquillizzati dalle posizioni espresse dal Ministro Poletti: “Come da copione il ministero del Lavoro spara numeri sugli esuberi Alitalia”, ha scritto su Twitter il segretario nazionale della Filt-Cgil, Mauro Rossi chiedendo allo stesso tempo un “un confronto sul piano”. La preoccupazione cresce anche per il destino di Milano Malpensa. Infatti l’intenzione manifesta degli emiri di Etihad è quella di avere un unico hub nazionale di riferimento, ruolo affidato a Fiumicino. Per il capoluogo lombardo, invece, l’attenzione si concentra su Linate. È allora possibile che Malpensa, lo scalo che non è mai decollato, venga convertito solo sul traffico cargo.

 Daniele Unfer

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