martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

All’Auditorium il piano
di Jan Lisiecki ci ricorda
un giovane Chopin
Pubblicato il 03-06-2014


Jan-Lisiecki-AuditoriumLa prima presentazione di Frederic Chopin al pubblico di Parigi avvenne nella sala Pleyel nel febbraio del 1832. Quella sera era presenti poco più di cento persone, ma data la presenza dell’élite musicale questo fu sufficiente per permettere a Chopin si essere consacrato come il giovane più promettente della città. Nel giro di un mese tutte le porte dei salotti più chic si aprirono al giovane pianista. Le giovani più musicalmente dotate avevano l’onore di diventare sue allieve, per le altre restava comunque il piacere di serate dove la musica era la protagonista. Le signore dell’aristocrazia adoravano quel giovane conteso da tutte come ospite d’onore e Chopin, dal canto suo, si lasciava volentieri vezzeggiare.

La novità era nella freschezza e nella malinconia che quelle note portavano con sé: il ricordo della Polonia lontana trasfigurato a ogni passaggio. Lo stesso anno a Parigi, Chopin conobbe la sua compagna con cui vivrà per quasi un decennio, George Sand. Rapporto burrascoso che accompagnò gli anni più prolifici del compositore polacco. Per la serata viene proposto un programma composito, che spazia tra i generi più frequentati da Chopin, affidato a Jan Lisiecki, pianista canadese di origini polacche che pur giovanissimo (19 anni) è un virtuoso dotato di una matura e intensa musicalità che ne fanno l’interprete ideale.

Dal diteggio omogeneo ed elastico il giovane pianista riesce a modulare il suono in un perfetto legato, quasi innaturale, che si adatta perfettamente ai nostalgici temi espressi dal compositore. A caduta sono eseguiti: il Grande Valzer Brillante op. 18, 24 Preludi op. 28, 3 Notturni op. 9, 3 Valzer op. 64, Andante Spianato e Grande Polacca Brillante op. 22. Il primo abbozzo dei 24 Preludi op. 28 è del 1830, nel corso dell’inverno trascorso con la Sand nella certosa di Vallemosa a Majorca. Sempre al primo periodo parigino risalgono i Tre Valzer dell’op. 64 e i Notturni op. 9 dedicati alla pianista belga Marie Moke Pleyel.

Alessandro Munelli

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