domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Angelino Alfano.
Garantista a tassametro
Pubblicato il 18-06-2014


Il Ministro dell’Interno, On. Angelino Alfano, già Guardasigilli per conto terzi, già, da titolare del Viminale, obliquo protagonista di vicende tutt’altro che chiarite (in primis l’affaire Shalabayeva), ieri l’altro ha convocato i giornalisti e ha proclamato: “Le forze dell’ordine, d’intesa con la magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara Gambirasio”.

Premesso che v’è da dubitare che dare conto ai media di un’indagine giudiziaria rientri tra i suoi obblighi, non sarebbe stato meglio se il Sig. Ministro avesse almeno anteposto l’aggettivo “presunto”, anche in considerazione del fatto che non solo non si è in presenza di flagranza ma dai fatti sono trascorsi ben 4 anni?
Il Procuratore della Repubblica di Bergamo Francesco Dettori, titolare dell’inchiesta, con molto garbo, ieri gli ha fatto notare che: “Era intenzione della procura mantenere il massimo riserbo, anche a tutela dell’indagato”.
E gran parte della stampa nazionale, anche in considerazione delle dinamiche dell’indagine, che sollevano qualche fondato e comunque legittimo dubbio, si è guardata bene dall’ uscire con titoli definitivi.
L’ineffabile titolare del Viminale, non sazio, anziché battere in ritirata, ha rilanciato con un dichiarazione che è arduo definire, nella quale ha affermato: “non ho divulgato dettagli (ci sarebbe mancato altro! n.d.r.), si dovrebbe chiedere invece chi ha inondato i mass media di una quantità infinita di dettagli e informazioni. Certamente non è stato il governo. L’opinione pubblica aveva il diritto di sapere ed ha saputo anche per essere assicurata». Incommentabile!
Nel tentativo di mettere una toppa al gaffeur che è anche il leader del suo partito (NCD) il viceministro della giustizia Enrico Costa, della cui attività di governo non vi è traccia, ha diffuso un comunicato in cui si legge: “Non ho compreso la reazione del Procuratore di Bergamo. I cittadini non avevano forse il diritto di conoscere una notizia così rilevante?».
È di tutta evidenza che siamo di fronte non ad una commedia degli errori ma degli orrori. E’ orribile infatti che due membri del governo, per il solo fatto, di dovere risollevare le sorti del loro partito uscito piuttosto malridotto dalle elezioni europee, cavalchino con tanta malcelata superficialità una vicenda giudiziaria che al contrario, per sua stessa natura (trattasi di indagine indiziaria), dovrebbe indurre chi riveste ruoli apicali nelle istituzioni alla prudenza, non fosse altro perché In Italia a tutti gli imputati, per qualsiasi delitto, anche il più ripugnante (l’uccisione di Yara sicuramente lo è) è garantita la presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato.
Può darsi che gli investigatori abbiano davvero individuato il responsabile dell’efferato assassinio della povera Yara.
Tuttavia per valutare la posizione dell’indagato occorre conoscere, se non gli atti investigativi, almeno le motivazioni che hanno indotto i PM a chiedere una misura restrittiva nei suoi confronti, misura che peraltro dev’ essere ancora convalidata dal Gip. E, in ultima istanza, da un processo con sentenza.
In Italia vi è purtroppo una lunga tradizione di “mostri” sbattuti in prima pagina che hanno pagato prezzi salatissimi per la cinica e brutale superficialità con cui i loro casi furono manipolati per soddisfare la sete di giustizia (o di vendetta?) dell’ opinione pubblica: da Piero Piccioni nel “caso Montesi”, ad Adolfo Meciani nel “caso Lavorini”, fino a Pietrino Vanacore nel “caso del delitto di Via Poma”. Persone infilate e fatte a pezzi nel tritacarne mediatico e poi risultate estranee ai delitti a loro addebitati. Dunque anche in ragione di codesto storico consolidato in casi simili la prudenza e lo scrupoloso rispetto della riservatezza, in un caso speculare come la barbara uccisione della ragazzina di Brembate, dovrebbero essere la norma.
Per adottare tali comportamenti non v’è alcuna necessità di proclamarsi garantisti. Come ha fatto, negli ultimi anni, a più riprese il leader del NCD.
Ma si sa: Angelino Alfano è un garantista di scuola berlusconiana (Cicero pro domo sua). Un garantista a tassametro.
C’è da chiedersi se sia stato peggio leggere e ascoltare le sue ciniche e sconsiderate affermazioni o vedere i soliti bifolchi (che con un simile ministro qualche giustificazione per il loro sguaiato comportamento ce l’hanno pure) appostati all’ingresso della caserma dei carabinieri pronti ad inveire al passaggio dell’auto con l’indagato per urlargli insulti e maledizioni.

Emanuele Pecheux

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Commenti all'articolo
  1. E SE IL MINISTRO FARA’ UNA PESSIMA FIGURA RISPETTO AL FATTO CHE SI E’ DI FRONTE A SOLO UN ELEMENTO DI PROVA REGINA: IL DNA…………DNA CHE NON SIGNIFICA PER FORZA COLPEVOLEZZA……………IL MINISTRO, PER LA SUA “PRESUNTA” FIGURACCIA, SI DIMETTERA’?!?………………IN ITALIA NIN CI SI DIMETTE NEMMENO SE SCOVATI CON LE MANI NEL SACCO, FIGURIAMOCI SOLO PER QUESTO CASO, CHE VA RISPETTATO E DARE TEMPO ALLA MAGISTRATURA CHE FA IL SUO MERITEVOLE COMPITO DI INDAGINI ED ISTRUTTORIE…………..IL MINISTRO?!? AVREBBE FATTO MEGLIO A NON PARLARE….ED OCCUPARSI DI ALTRO!!!!!!!!!!!!!

    FRANCO GUERRERA DA TORTORA.

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