lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Appalti & Tangenti, mele marce tra i finanzieri
Pubblicato il 11-06-2014


Appalti-CodiceAncora arresti eccellenti per gli appalti. A finire in carcere però proprio chi i ‘mariuoli’ dovrebbe arrestarli. Si parla questa volta di tangenti in cambio di verifiche fiscali addomesticate. Sono finiti in carcere l’attuale comandante provinciale della Finanza di Livorno, colonnello Fabio Massimo Mendella e il commercialista napoletano Pietro De Riu.

Nell’inchiesta risulta indagato anche il generale Vito Bardi, numero due della Guardia di Finanza. L’inchiesta è guidata dai pm Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock. I due magistrati ipotizzano per gli arrestati il reato di concorso in concussione per induzione e di rivelazione del segreto d’ufficio. Per l’accusa gli indagati hanno incassato somme per un totale di un milione di euro. Somme che, è scritto in una nota della Procura di Napoli, sarebbero state “richieste ed incassate da De Riu per conto di Mendella”.

A questo proposito il viceministro delle Infrastrutture e segretario del Psi Riccardo Nencini, è tornato a parlare del codice appalti e della necessità di porre modifiche sostanziali a una macchinosa procedura che, i casi di questi giorni, hanno dimostrato di essere inefficace e piena di falle. Il tutto nel giorno in cui sono stati effettuati i nuovi arresti. Nencini ha spiegato che nell’ambito della riforma del Codice appalti l’ipotesi a cui si lavora è quella dei “performance bond”. “Essi – ha detto – sono una forma di assicurazione che l’impresa che ha vinto la gara sottoscrive a garanzia dell’ente appaltante in caso di sforamento di tempi o costi: in questo modo il cittadino non spende una lira in più”. Il viceministro ha spiegato che le nuove regole puntano anche ad un rafforzamento del partenariato pubblico-privato”.

Nel testo della delega per il nuovo Codice, che sarà ridotto di un terzo rispetto all’attuale (200 articoli anziché 600) ci sono “due grandi innovazioni – ha spiegato Nencini – : la norma sulle lobby e il debat public. L’Italia non ha leggi né sulle lobby, né sul debat public e questo è un punto di partenza perché poi il legislatore possa procedere con le norme”. Sono inoltre previste “la verifica del sistema di qualificazione delle imprese e l’obbligo di certificare la qualità delle imprese subappaltanti”. Nencini ha parlato anche di un “rafforzamento del partenariato pubblico-privato, dal momento che le opere andate in partenariato pubblico-privato sono state pochissime, sono aumentate le gare ma le aggiudicazioni sono state molto basse”.

Tra le altre misure figurano: la centralizzazione delle stazioni appaltanti, un miglioramento delle condizioni di accesso al mercato degli appalti e delle concessioni pubbliche per le Pmi, una riduzione degli oneri documentali a carico dei soggetti partecipanti, la revisione del sistema di qualificazione; l’armonizzazione della legge obiettivo per le grandi infrastrutture.
Il viceministro, ha poi specificato che il lavoro sul nuovo Codice degli appalti “non c’entra nulla con Expo e Mose. Non è figlio né di Milano né di Venezia. La normativa europea – ha continuato – ci imponeva di farlo entro il 2016, noi avevamo previsto di farlo entro il 2015, ora questi casi ci obbligano ad accorciare i tempi”. Nencini ha avuto la delega su questo due mesi fa e il lavoro sul Codice è iniziato subito, il primo tavolo è stato alla fine di aprile.

Il segretario socialista ha poi escluso che il testo arriverà al consiglio dei ministri di venerdì. Nencini ha detto di volerlo prima far “conoscere alle associazioni e ascoltarle: poi verrà consegnato al ministro Lupi, dopodiché arriverà in cdm. Meglio un giorno in più per fare le cose per bene”.
Le ragioni che stanno dietro questa riforma, ha spiegato Nencini, sono tre: “L’attuale codice non è assolutamente snello ed è proprio nella ridondanza normativa che si annida la corruzione; volevamo inserire strumenti nuovi, come la norma sulle lobby, il ‘debat public’ e un rafforzamento del partenariato pubblico-privato; servivano nuovi strumenti di controllo, come la limitazione delle deroghe, la cui materia va circoscritta. Nel caso Expo – ha spiegato Nencini – proprio le deroghe hanno fatto abbattere i criteri di controllo”.

A proposito della tempistica, il viceministro ha spiegato che “l’obiettivo è chiudere i principi cardine il prima possibile” e questi principi saranno contenuti nel testo della delega. Dopodiché si procederà alla scrittura del Codice e quello che non troverà spazio nel Codice verrà inserito negli Allegati. Il Codice attuale verrà azzerato e interamente riscritto, con “l’ipotesi – ha concluso Nencini – di ridurlo di due terzi”.

Daniele Unfer

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