martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Assegni familiari: i nuovi limiti di reddito 2014
Pubblicato il 16-06-2014


Aumentano di poco i nuovi limiti di reddito 2014 per l’assegno familiare. Dal 1° luglio, infatti, le fasce reddituali utili per il diritto e per la misura dell’assegno fino al 30 giugno 2015 salgono dell’1,1%. Le tabelle rivalutate annualmente in misura pari alla variazione dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, calcolato dall’Istat, intervenuta tra l’anno di riferimento dei redditi per la corresponsione dell’assegno e l’anno immediatamente precedente, sono state recentemente diffuse dall’Inps con la circolare n. 76 dell’11 giugno 2014.

L’assegno al nucleo familiare è un trattamento economico aggiuntivo erogato a favore delle famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati con una situazione reddituale complessiva al di sotto di fasce prestabilite aggiornate ogni anno in base alla legge n. 153/88. La sussistenza del diritto e la fissazione dell’importo della prestazione dipendono dal numero di componenti, dai proventi conseguiti e dal tipo (dalla composizione) del nucleo familiare. Dal 1° gennaio 2007 (legge finanziaria n. 296/2006) sono stati rimodulati i livelli di reddito e gli importi dell’assegno per i nuclei familiari con entrambi i genitori o un solo genitore e con almeno un figlio minore, senza componenti inabili (tabelle 11 e 12); è stato elevato l’importo dell’assegno del 15% per le altre tipologie di nuclei con figli (tabelle 13-19); infine, ai fini della determinazione dell’Anf in presenza di nuclei numerosi (almeno quattro figli o equiparati di età inferiore a 26 anni), è stata sancita la rilevanza al pari dei figli minori dei figli o equiparati di età superiore a 18 anni compiuti e inferiore a 21 anni compiuti purché studenti o apprendisti.

Le tabelle rinnovate (parzialmente riportate sotto) indicano i limiti di reddito validi per il periodo compreso dal 1° luglio 2014 al 30 giugno 2015. Per esempio, il limite di reddito annuo minimo della tabella 11, quella che riguarda la generalità dei casi (cioè il nucleo con entrambi i genitori e almeno un figlio e nessun componente inabile), in precedenza pari a euro 14.198,48 passa dal 1° luglio a 14.354,66. Resta invece invariato l’importo mensile dell’assegno: 137,5 euro per tre componenti, 258,33 euro per 4 componenti, 375 euro per 5 componenti, 500 euro per 6 componenti e così via.

NUCLEI FAMILIARI CON ENTRAMBI I GENITORI E ALMENO 1 FIGLIO MINORE
Reddito familiare annuo Importo dell’assegno per numero dei componenti
3                  4                      5
Fino a 14.354,66                          137,50          258,33            375,00
14.354,67 – 14.469,49                 136,73          257,25            374.04
14.469,50 – 15.584,32                 135,95          256,17            373,08
15.584,33 – 14.699,16                 135,18          255,08            372,13
14.699,17 – 14.813,99                 134,40          254,00            371,17
14.814,00 – 14.928,83                  133,63          252,92            370,21
14.928,84 – 15.043,67                 132,85          251,83            369,25
15.043,68 – 15.158,52                 132,08          250,75            368,29
15.158,53 – 15.273,35                 131,30          249,67            367,33
15.273,36 – 15.388,19                 130,53          248,58            366,38

Inps: i dati 2013 sui voucher

E’ stato recentemente reso noto l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio statistico sul Lavoro accessorio con i dati del 2013. La banca dati si compone di due sezioni: la prima contiene i dati relativi alla vendita dei buoni lavoro su tutto il territorio nazionale, la seconda offre informazioni sui prestatori di lavoro accessorio che sono stati retribuiti con il sistema dei buoni lavoro, entrambe aggiornate al 31 dicembre 2013. La banca dati viene alimentata con i dati presenti negli archivi gestionali dell’Istituto.

Per aggiornarla il Coordinamento statistico-attuariale elabora significative quantità di dati derivanti dalla vendita dei buoni attraverso il diversi canali dedicati (sportelli Inps e uffici postali, procedura telematica nel portale Inps, rete dei tabaccai e banche popolari convenzionate) e dalla successiva riscossione da parte dei lavoratori. L’utilizzo dei buoni lavoro per retribuire le prestazioni di lavoro occasionale di tipo accessorio, previste dagli articoli 70-73 D. Lgs. 276/2003 e successive modificazioni, dopo una fase iniziale di sperimentazione (iniziata ad agosto 2008 nell’ambito delle vendemmie) è ormai prassi diffusa, sull’intero territorio nazionale e nei vari settori produttivi che ne possono fruire. E’ appena il caso di ricordare che il valore nominale di ogni singolo buono o voucher, pari a 10 euro, è comprensivo della contribuzione a favore della Gestione separata Inps (convenzionalmente stabilita per questa tipologia lavorativa nell’aliquota del 13%), di quella in favore dell’Inail (7%) e di una quota pari al 5% per la gestione del servizio.

Sempre con riferimento all’Ente assicuratore di via Ciro il grande, Con ordinanza del 20 maggio 2014, il Tribunale di Milano avendo accertato “il carattere discriminatorio della condotta tenuta dall’Inps consistente nell’avere emanato la circolare n. 4 del 15 gennaio 2014, nella parte in cui afferma che il diritto all’assegno ex art. 65 L448/98 (l’assegno per i nuclei familiari con almeno tre figli minori concesso dai Comuni, ndr) per l’annualità 2013 decorre solo dall’1.7.2013” ha ordinato “all’Inps di cessare la predetta condotta discriminatoria e di pubblicizzare il presente provvedimento mediante pubblicazione sul proprio sito internet”. L’Istituto, pertanto, ha avviato gli adempimenti necessari a dare esecuzione al provvedimento, ad iniziare dalla pubblicazione immediata dell’ordinanza sul proprio sito web istituzionale, ma sta provvedendo nello stesso tempo ad impugnare in appello il provvedimento, richiedendone la sospensione, in particolare in punto discriminazione.

Istat: così i pensionati attenuano forti diseguaglianze redditi

Sono soprattutto le pensioni a ridurre le forti diseguaglianze dei redditi primari delle famiglie italiane. A confermare il ruolo – in molti sensi fondamentale – dei pensionati italiani in questi anni di crisi per moltissime famiglie e’ l’Istat che nel suo Rapporto Annuale ricorda come il nostro “è uno dei paesi europei con la maggiore disuguaglianza nella distribuzione dei redditi primari”, un fenomeno che trova le sue motivazioni nelle minori opportunità di occupazione e nello svantaggio retributivo di donne e giovani.

Eppure, aggiunge l’istituto l’intervento pubblico opera “una redistribuzione dei redditi di mercato di apprezzabile entità, non inferiore a quella delle nazioni scandinave”, soprattutto a favore del 40% delle famiglie con redditi medio-bassi e bassi, che dopo l’intervento pubblico si ritrovano con un reddito disponibile maggiore del reddito di mercato.Per effetto della redistribuzione, che avviene principalmente tramite i trattamenti di quiescenza, la distanza fra le famiglie ricche del quinto più alto e quelle povere del quinto più basso in media si dimezza: dai 97 mila 750 euro di differenza fra i redditi di mercato annui passa ai 48 mila 900 euro fra i redditi disponibili.

Covip: 2006/2013 raddoppiate adesioni a previdenza complementare

Alla fine del 2013, le adesioni alle forme di previdenza complementare sono pari a circa 6,3 milioni, il doppio di quelle registrate alla fine del 2006, anno che precede l’attuazione della riforma. E’ quanto rileva la Covip nella sua relazione annuale. La crescita ha interessato soprattutto i dipendenti privati, raddoppiati a 4,4 milioni nel 2013, rispetto ai 2,2 milioni di fine 2006, mentre i lavoratori autonomi sono aumentati di circa 700mila unità, attestandosi a fine 2013 a 1,7 milioni. Alla fine del 2013, i fondi registrati nelle anagrafi della Covip sono 510, gestiscono 116,4 miliardi di euro di risparmio previdenziale di circa 6,3 milioni di lavoratori, pari al 7,5% del Pil.

Si tratta di una percentuale in progressiva espansione di anno in anno, ma lontana da quella che caratterizza altri Stati. Nel 2013 sono stati raccolti 12,5 miliardi di euro, di cui 5,2 miliardi provenienti da flussi di Tfr indirizzati alla previdenza complementare. Nel 2013 si è confermato il fenomeno degli ”iscritti silenti”, ossia di coloro che hanno sospeso ogni forma di contribuzione, in conseguenza dell’aggravamento delle condizioni occupazionali nel nostro Paese: sono circa 1,4 milioni.

D’altronde, In Italia “non ci si può attendere che la previdenza complementare raggiunga dimensioni analoghe a quelle di altri paesi, dove le contribuzioni e le prestazioni previdenziali pubbliche sono inferiori. Tuttavia, c’è spazio per interventi che aiutino lo sviluppo e assicurino il buon funzionamento della previdenza complementare”. E’ quanto ha recentemente osserva in proposito il direttore principale di Banca d’Italia, Sandro Momigliano, nel corso di un’audizione resa presso la Commissione parlamentare di controllo sull’attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale.

“In particolare – ha detto Momigliano – va rafforzata la concorrenza e assicurato il pieno sfruttamento delle economie di scala nell’industria dei fondi pensione; ne deriverebbero miglioramenti nella gestione e riduzioni dei costi”. Inoltre, per il dirigente di Banca d’Italia, “è indispensabile diffondere tra i lavoratori la conoscenza del sistema previdenziale e la consapevolezza della necessità di effettuare una pianificazione finanziaria di lungo periodo”.

Firmato protocollo d’intesa Galletti-Orlando: detenuti a lavoro nei parchi

Coniugare le ragioni della rieducazione e del reinserimento sociale dei detenuti e quelle della tutela delle risorse naturalistiche: questo l’obiettivo del protocollo di intesa di durata triennale siglato di recente dal ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando. Il progetto è finalizzato a promuovere e agevolare l’attività lavorativa dei condannati presso i parchi nazionali. La collaborazione tra i due ministeri punta a promuovere l’attività a titolo volontario della popolazione detenuta o assoggettata a misura alternative per la pulizia e la manutenzione dei parchi al fine di favorire il reinserimento sociale e diminuire il rischio di recidiva.

“Così portiamo avanti una visione non statica dell’ambiente e usciamo dallo schema del ministero chiuso”, ha dichiarato il ministro Galletti. “Dato come acquisito il valore della tutela – ha aggiunto – adesso compiamo un passo in più mettendo l’ambiente a disposizione dello sviluppo economico, dell’occupazione e dell’inclusione sociale. Questo è solo l’inizio di un lavoro proficuo che possiamo portare avanti anche in altri comparti. Ambiente e giustizia sono una coppia vincente”. Il protocollo consentirà da una parte “di incrementare il lavoro esterno dei detenuti che potranno acquisire professionalità nell’ambito dei ‘green jobs’”, dall’altra di fare in modo che “i parchi possano avere personale in più per la manutenzione ordinaria e straordinaria di queste aree”, ha spiegato il ministro Orlando sottolineando che il progetto “in futuro potrà collegarsi alla manutenzione del suolo”.

“Ammontano a 40 miliardi gli investimenti necessari per la manutenzione del territorio, augurandoci una maggiore disponibilità di fondi i futuro, progetti come questo possono rappresentare un prototipo utilizzabile”, ha proseguito Orlando. Con separati accordi operativi tra gli Enti parco nazionali e il dipartimento amministrazione penitenziaria, anche con il supporto di Federparchi, saranno definite le modalità di impiego, l’individuazione dei detenuti da proporre per le attività, il programma di lavoro con definizione di orari e luoghi della prestazione lavorativa. Formazione e assicurazione sono a carico dell’ente fruitore della prestazione lavorativa.

Carlo Pareto

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