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Opinioni e commenti
 

Brasile 2014. La polizia passa agli arresti preventivi
Pubblicato il 03-06-2014


Brasile-protesteParte con i peggiori auspici il calcio d’inizio di questi mondiali 2014, dagli scontri in piazza di un Paese che ci tiene a fare bella figura ma dimentica la propria popolazione, alla denuncia del Washington Post sugli stadi incompiuti e fatiscenti, fino alle ultime rivelazioni della Reuters sulla polizia carioca. Se dopo i violentissimi scontri a Belo Horizonte, Manaus, Porto Alegre, Rio de Janeiro e San Paolo, a Brasilia si sono scomodati gli indios, capaci di arrivare in città con archi e frecce, significa che questo Mondiale invece di narcotizzare le contraddizioni sociali del Paese, le ha esasperate.
Le proteste stanno minando il cuore di una delle manifestazioni più attese per il governo del Paese, per la prima volta la popolazione ha fatto fronte comune per protestare pubblicamente contro gli “sprechi di denaro del governo”, riferendosi alle ingenti spese sostenute dal Paese per poter ospitare l’evento dell’anno, lo slogan che attraversa le città, in particolare in quella di San Paolo, è “Non ci sarà nessuna coppa”.

Brasile-world-cupLe manifestazioni hanno diversa matrice: da quelli che si oppongono ai massicci sgomberi messi in atto dalle forze di polizia nelle favelas a quelli che protestano per gli operai morti nei cantieri durante la costruzione degli stadi, non mancano all’appello gli studenti, i lavoratori contro l’inflazione galoppante e senza ovviamente dimenticare chi lotta contro la tratta delle donne e lo sfruttamento sessuale di bambini e adolescenti. Un malcontento così generale e generalizzante che potrebbe portare gli stessi poliziotti a passare dall’altra parte: “Dovrebbero esservi alternative per riuscire a sgomberare gli abusivi – dice un poliziotto durante lo sgombero a San Paolo -. Cerchiamo di evitare di fare del male a donne e bambini”.

Ma il governo di Brasilia non si è fatto trovare impreparato: già in vista delle prime proteste ha dapprima aumentato le unità di polizia per tenere sotto controllo le favelas, poi è passata addirittura all’utilizzo della “Blackwater” , compagnia militare privata  americana (“contractor”) statunitense impiegata in Iraq. Lo scorso mese 22 tra agenti di polizia e militari brasiliani hanno ricevuto uno specifico addestramento in una delle strutture della compagnia nel North Carolina.

“Il piano sicurezza” carioca però non si esaurisce così, il Senato brasiliano sta lavorando su una legge anti-terrorismo che, in teoria, dovrebbe fornire uno strumento per tutelarsi da attentati e atti violenti, ma che in realtà presenta una definizione di terrorismo talmente generica, che potrebbe prestarsi a qualsiasi crimine. Se si dovesse applicare durante le proteste ai mondiali, chi dovesse compiere atti vandalici potrebbe rischiare dai 12 ai 40 anni di reclusione.

Moondiali-calcioMa la ciliegina sulla torta sono le carcerazioni preventive: Fernando Grella, capo della sicurezza di San Paolo, ha detto alla Reuters che la polizia, attraverso la videosorveglianza e le intercettazioni telefoniche, sta avviando i possibili procedimenti penali contro un numero di leader della protesta, colpevoli, a suo parere, di coospirare per “commettere atti violenti, distruggere, vandalizzare e attaccare le persone”.
Grella sostiene che la polizia sta identificando i manifestanti più violenti e, in alcuni casi, sono stati intercettati i telefoni e monitorati i loro social media ed e-mail. In questo modo i leader della protesta potrebbero essere immediatamente arrestati e incarcerati per almeno un paio di giorni. Grella ha sostenuto che creare un caso contro i manifestanti è “difficile, ma non impossibile”.

Si continua a giocare pesante sulla sicurezza fino ad arrivare a mettere a repentaglio il diritto di poter manifestare pacificamente, tanto che Amnesty International ha lanciato la campagna “Brasile, niente gioco scorretto!”, per cercare di sollecitare il governo brasiliano al rispetto e all’osservanza dei diritti alla libertà di espressione e di manifestazione pacifica. Con questa campagna si chiede alle autorità brasiliane l’adeguamento delle norme e della prassi in materia di ordine pubblico agli standard del diritto internazionale.
Se lo scopo della Presidente Rousseff era quello di tenere i riflettori ben puntati sul suo Paese alla fine ci è riuscita.

Maria Teresa Olivieri

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