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Opinioni e commenti
 

Carceri: Unione Europea promuove l’Italia
Pubblicato il 06-06-2014


Carceri-italianeDopo gli avvertimenti e le minacce di sanzioni sul sovraffollamento nelle carceri italiane, ecco delle buone notizie. Il nostro Paese passa a pieni voti il primo esame del comitato dei ministri del Consiglio d’Europa. L’UE approva così i risultati ottenuti negli ultimi quattro mesi.

La Corte europea dei diritti umani aveva condannato un anno fa l’Italia per le misere condizioni in cui versavano i nostri penitenziari. La decisione del comitato dei ministri sull’esecuzione della sentenza Torreggiani non fa più così paura. Infatti la maxi multa prevista con i relativi risarcimenti ai detenuti non verrà, al momento, applicata. Come si è giunti a questo traguardo?

In particolare è stato apprezzato “l’impegno delle nostre autorità a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario” e “i risultati significativi ottenuti in questo campo grazie alle diverse misure strutturali adottate per conformarsi alle sentenze” della Corte, compreso “il calo importante e continuo della popolazione carceraria e l’aumento dello spazio vitale ad almeno 3 metri quadrati per detenuto”. Il Consiglio d’Europa ha accolto con favore “la creazione di un ricorso preventivo nei tempi fissati dalla sentenza pilota sul caso Torreggiani” e preso nota “con interesse” delle informazioni “sulle misure prese per stabilire un ricorso risarcitorio, anch’esso previsto dalla sentenza pilota, attraverso un decreto legge che prevede la possibilità di una riduzione di pena per i detenuti” ancora in carcere “e una compensazione pecuniaria” per quelli già usciti. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando si dice soddisfatto, ma avverte che “avere risolto le urgenze non significa avere un sistema penitenziario all’altezza della civiltà del nostro Paese”. Simili dichiarazioni anche dal vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Michele Vietti, il quale consiglia di “non dormire sugli allori e continuare a lavorare in questa direzione”. È atteso per luglio un decreto legge che sancirà quanto fatto fino a ora.

Non mancano però le critiche. Infatti i radicali, capitanati da Rita Bernardini, si dicono “inorriditi” dalla sentenza poiché le violazioni dei diritti umani nelle carceri italiane sarebbero tuttora perpetuate. Anche il deputato leghista Nicola Molteni, capogruppo alla Commissione Giustizia, smorza il risultato ottenuto dal Consiglio d’Europa. Per Molteni lo svuotamento dei penitenziari equivale a lasciare in libertà “pericolosi delinquenti, criminali e clandestini. E chi subirà le conseguenze saranno gli onesti cittadini”.

Le statistiche però parlano chiaro. Se un anno fa i detenuti erano 58.871, di cui 17mila ai domiciliari, oggi la capienza regolamentare è aumentata: ci sono ora 49.797 posti. Inoltre il ministro Orlando sta pensando il trasferimento degli stranieri nei loro paesi d’origine, dato che essi sono circa un terzo della popolazione carceraria. L’ipotesi più accreditata è quella di far scontare gli ultimi due anni di pena nei rispettivi paesi, tranne i romeni e i marocchini. Per loro si sta lavorando con i rispettivi governi per fargli scontare l’intera pensa in patria. Attualmente sono 3.417 i detenuti romeni e 3.703 quelli marocchini.

Un altro nodo legislativo che dovrà essere riformato è l’obbligatorietà d’ingresso in carcere per reati di lieve entità, come la detenzione e lo spaccio di droghe pesanti e leggere. La misura più clamorosa riguarda i giorni-premio per buona condotta, che passeranno da 45 a 75 per semestre di detenzione. È da debellare anche il fenomeno dei suicidi e degli atti di autolesionismo durante la pena. Nel 2013 sono stati accertati 6.902 atti di autolesionismo e 1.067 tentati suicidi, di cui 42 riusciti.

Non può che essere citato un estratto del discorso di Filippo Turati pronunciato alla Camera dei Deputati nel 1904: “Le carceri italiane, nel loro complesso, sono la maggior vergogna del nostro Paese. Esse rappresentano l’esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si abbia mai avuto”. A 110 anni di distanza le cose non sono cambiate di molto.

Manuele Franzoso

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