lunedì, 25 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Confindustria: più disoccupati e PIL in calo
Pubblicato il 26-06-2014


mu-disoccupazione giovaniL’organizzazione degli industriali italiani taglia la stima di crescita del Prodotto Interno Lordo da +0,7% a +0,2% in un anno. Ben lontani, dunque, da quel +2% che prometteva l’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta a gennaio. Gli studi statistici di Confindustria segnalano un altro dato sconfortante: l’aumento dei disoccupati (+122,3%) che ammonterebbero ormai a 3,7 milioni mentre il numero di italiani che si trovano oggi in condizioni di povertà relativa è praticamente raddoppiato (+93,9%), toccando quota tre milioni.

Facendo un’analisi più dettagliata delle conseguenze della crisi economica, la fotografia dell’Italia è drammatica. Dal 2008 il PIL si è contratto del 9%, la produzione industriale del 23,6%, il settore edile del 43,15%, il consumo delle famiglie dell’8%. Anche gli investimenti (BTP, BOT ecc.) sono drasticamente calati: -27,5%. Per il biennio 2014-2015 gli economisti di Confindustria rivedono al ribasso le previsioni per l’economia italiana. La migliore delle ipotesi, per il 2014, è di vedere un timido +0,2% in più del PIL e per il 2015 l’1%.

Analisti ed economisti di Confindustria alzano la voce: la politica dia risposte immediate!. Non servirebbero ulteriori manovre correttive, ma solo coraggio da parte del Governo di Matteo Renzi. La strada maestra per ridurre il debito pubblico, vera e propria zavorra, è il rilancio della crescita e una nuova politica industriale che contempli anche l’opportunità di investire massicciamente nelle fonti rinnovabili, nella Green Economy.

Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi ha commentato così i dati: “L’Italia non è più sull’orlo del baratro”. Alla luce della relazione dell’organizzazione degli industriali italiani verrebbe da dire: “poco ci manca”.

Il mercato del lavoro in Italia rimane comunque l’anello debole: sono 7,7 milioni le persone cui manca un’occupazione anche solo precaria. L’Europa sembra essere l’unica àncora di salvezza per il Bel Paese. Infatti, potrebbero essere sbloccati dei fondi europei per rilanciare gli investimenti e l’occupazione, specialmente per gli under30. Le fiscal altre mosse da perseguire, soprattutto a Strasburgo, sono due: tentare di abolire la procedura di infrazione di deficit pubblico del 3% e ridiscutere il Fiscal Compact che da gennaio 2015 prenderà avvio. Le politiche di contenimento merkeliane si sono rivelate inutili, poiché stanno facendo ristagnare l’economia reale. Puntare solo sulla riduzione del debito pubblico è perciò obsoleto. Inoltre, qualora il Fiscal Compact non fosse modificato, si potrebbe assistere allo smantellamento del Welfare State, giacché per risparmiare 50 miliardi di euro all’anno per vent’anni sarà necessario svendere, pezzo dopo pezzo, lo stato assistenziale. La liberalizzazione di enti previdenziali e assicurativi creerebbe inevitabilmente differenze e più disuguaglianza tra i cittadini.

Manuele Franzoso

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento