martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Costruire un’alleanza
non subalterna
Pubblicato il 23-06-2014


Il dibattito che ha fatto seguito al mio intervento sul nostro ruolo dopo il 25 maggio e il successivo sviluppo della situazione politico-parlamentare mi spingono a nuove riflessioni, favorite anche dall’articolo di Michele Salvati (Corriere del 19 giugno).

Affronto anzitutto la lapidaria esortazione del compagno che esclama: “A far fuori i post-comunisti ha provveduto Renzi; ora tocca a noi costruire il socialismo in Italia”.

La questione è molto ardua ed occorre evitare di confondere il desiderio con la realtà e con le concrete possibilità di modificarla nel senso da noi desiderato, al riparo da ogni scorciatoia velleitaria.

Dobbiamo anzitutto chiederci: “Chi siamo noi?”. “Comincio da io”, mutuando il lessico del mio vecchio amico Eugenio Scalfari. Io sono un ex senatore del PSI, valorizzato durante il nuovo corso di Craxi. Un socialista di origine liberal-radicale. Crollato il PSI per mano giudiziaria nel ’94, ho dato una mano ai compagni che sul piano nazionale e locale hanno tenuta in vita “la vecchia ditta”, ridotta a piccolo partito che rivendicava la continuità storico-politica con il PSI di Turati, di Nenni e di Bettino Craxi. Ci siamo presentati alle elezioni con risultati ultra-modesti. Non ha avuto seguito l’esperienza felice della Rosa nel Pugno. Siamo stati estromessi dal Parlamento per mano del “mai stato comunista” Valter Veltroni, che ha preferito Di Pietro. Ora, grazie al lavoro di Nencini & C. siamo tornati in Parlamento.

In giro per l’Italia abbiamo ancora un buon numero di compagni che, avendo fatto l’esperienza della gloriosa Prima Repubblica, sono assai più giovani di me, e dunque in grado di dare opera. Abbiamo la più bella rivista politica d’Italia, mondoperaio, e la Fondazione Socialismo.

Questo mi pare il giusto inventario in campo nazionale. In campo regionale e locale la situazione ha una sua solidità. Ai militanti del vecchio PSI radicati in periferia si sono uniti molti giovani e ragazzi di mezza età, affascinati dal socialismo del garofano: compagni che hanno rifiutato l’emigrazione nel PDS-DS e si battono sul territorio, come si usa dire. Questi sono i nostri gioielli, i nostri “eroi”, che hanno privilegiato l’ideale alla facile carriera.

Poiché non è nostra intenzione costituirci in associazione di ex combattenti e reduci, non mi pare che noi, il PSI di oggi, possa compiere il miracolo della resurrezione di un partito socialista in grado di eleggere da solo le proprie rappresentanze parlamentari e dunque di contare in Italia e in Europa. Certo, dobbiamo mantenere e rafforzare la nostra presenza nelle vita politica italiana, tanto più in un momento ad un tempo drammatico ed evolutivo del nostro sistema sociale, economico ed istituzionale.

Il nostro patrimonio ideale, dunque quella che chiamo la nostra “cassetta degli attrezzi”, ed anche la nostra dignità, ci consentono di costruire una alleanza non subalterna con il maggior partito della sinistra, nel momento in cui – e questa è la novità decisiva – il PD, è divenuto membro del Partito del Socialismo Europeo: una entità politica che è sempre stata “la nostra famiglia”.

Ho già dato una mia interpretazione del work in progress chiamato “patto federativo”, un recipiente che deve essere riempito ogni giorno di contenuti politici nostri. Il caposaldo è sempre la nostra autonomia di giudizio e di critica, senza acrimonia, ma senza sconti.

Condivido l’allarme lanciato da Mauro Del Bue su questo giornale sul pericoloso e tumultuoso ingorgo istituzionale che riguarda ad un tempo la riforma del Senato, la riforma del titolo V° della Costituzione e la riforma elettorale. Su quest’ultima dobbiamo confermare che la proposta sul tavolo è inaccettabile. Sul Senato siamo di fronte ad un minestrone indigesto in sempiterna cottura… Renzi ha avuto dei pessimi ispiratori. Avrebbe fatto bene ad ascoltare una equipe di nostri esperti, magari guidati da Acquaviva e Covatta. Avrebbero spiegato che negli atti del Senato, Presidenza Spadolini, sono reperibili i materiali essenziali per giungere al risultato voluto, evitando questi mesi di lunga inconcludenza.

Adesso si innesta anche il dialogo con Grillo. Va bene. Il rischio è che sia causa di nuova confusione, una babele da cui non verrà niente di buono. Noi dobbiamo esortare chi può, e dunque Renzi, a giungere quanto prima ad un approdo complessivo. Incalza il semestre europeo guidato dall’Italia. Si debbono porre le basi per la ripresa economica.

Per parte nostra dobbiamo, con decisione, mettere in campo la nostra proposta, che appare sempre più fondata: il varo della seconda Assemblea Costituente, finalizzata a modificare in alcune parti significative la Carta del 1947. A quella Assemblea, eletta con il metodo ovviamente proporzionale, sia affidato anche il compito di varare la nuova legge elettorale, coerente con le scelte compiute dai neo-costituenti.

Vengo a Michele Salvati e al suo articolo sul Corriere. Il professore  accende i riflettori sul rischio di una possibile eclissi della stella Renzi, ove egli non sia in grado di “dare alla maggioranza degli italiani l’impressione di rimettere in moto un Paese avviato al declino”. Per quanto la nostra voce sia flebile, dobbiamo far presente che questa è anche la nostra preoccupazione.

L’ultima novità è la scissione (anticipazione del dissolvimento?) di SEL. Si tratta di una formazione da sempre fuori dall’alveo del socialismo liberale, incardinata sulla personalità e sulle ‘narrazioni’ di Vendola. Anche questo evento è parte del ciclone Renzi. Certo, il PSI dovrà costruire una relazione amichevole con i “fuorusciti”, anche nell’ottica di un dialogo cooperativo a più voci con il PD di oggi, non con la vecchia guardia post-comunista.

Nei mesi che ci attendono la nostra stella polare saranno ancora la nostra storia e la nostra capacità di resistenza dopo la ‘grande slavina’ del 1994.

Fabio Fabbri

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