martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

DEMOCRAZIA ONLINE
Pubblicato il 25-06-2014


 

Pd-M5S-Renzi-Grillo

“Incontro positivo” dice Roberto Speranza; “l’incontro è andato bene”, gli fa eco Giuseppe Brescia. Così i due capigruppo, rispettivamente del PD e del M5S, hanno commentato il mini vertice tra le due delegazioni parlamentari che si è tenuto all’ora di pranzo, in diretta streaming, e nel quale si è discusso soprattutto di legge elettorale e quasi per nulla del resto.

Una richiesta che era stata avanzata da Beppe Grillo, interrompendo una serie ininterrotta di ‘niet’ contro qualunque ipotesi di lavoro comune con le altre forze politiche, e che è stata accolta da Matteo Renzi dopo qualche giorno di attesa.

Quanto al resto delle riforme in discussione al Senato, i grillini avevano chiesto di riaprire i termini per la presentazione degli emendamenti, ma hanno avuto un no secco da Renzi: si discute di quelle che anche voi avete già presentato.

All’incontro, a sorpresa, c’era lo stesso Renzi, con Alessandra Moretti, Debora Serracchiani e Roberto Speranza per il PD mentre per i ‘grillini’ c’erano Luigi Di Maio e i capigruppo Maurizio Buccarella, Giuseppe Brescia e Danilo Toninelli, l’estensore della legge elettorale del M5S, battezzata ‘Democratellum’. E tolta la ‘sorpresa’ della presenza del leader del PD nonché presidente del Consiglio, dall’incontro è emersa soprattutto la volontà degli interlocutori di apparire come aperti al dialogo e, perfino, a qualche modifica nelle rispettive posizioni.

La posizione del PD sulla legge elettorale in discussione, è stata sintetizzata dallo stesso Renzi il quale ha spiegato che loro sono «pronti a ragionare di preferenze se c’è la certezza della governabilità. È assolutamente fondamentale che chi vince le elezioni il giorno dopo governi». «Se aveste detto prima ‘facciamo l’accordo con Farage’ alle europee – ha notato – avreste preso qualche voto in più o in meno. Dirlo prima è un fatto di etica».

Quanto alle aperture ha aggiunto che il PD non ha un « problema delle preferenze: non pensate che abbiamo paura. Lo diciamo con serenità, non per far polemica ma in modo costruttivo» e tanto per stabilire le distanze tra i due partiti ha condito il discorso con una battuta feroce ricordando che il primo degli eletti M5S nel Nord Est ha preso 30 mila voti mentre Alessandra Moretti 230 mila. Poi ha anche chiesto ai ‘grillini’ di specificare se sono o meno «disponibili a introdurre nella legge elettorale un elemento di ballottaggio che consenta di stabilire chi ha vinto al primo o secondo turno», «un elemento da mettere sul tappeto» per garantire governabilità. Nello stesso tempo ha criticato il modello proposto dai pentastellati. Il sistema del democratellum, con la cancellazione di un nome di un candidato dalla lista, «che esiste solo in Svizzera, è un meccanismo che ricorda più la nomination del Grande fratello che l’elezione con la preferenza» e «questo pone dei problemi in più, perché si corre il rischio di far controllare il voto molto meglio che attraverso la preferenza, questo sistema ha l’evidente possibilità di essere oggetto di voto di scambio come se non più del voto di preferenza». Inoltre, «date al partito il diritto ad allearsi con chi crede il giorno dopo, perché il vostro sistema non impone di allearsi. Il nostro sistema, quello dei sindaci, dice prima con chi sei d’accordo».

Lo stesso Di Maio era rimasto vittima di una delle battute di Renzi che aveva osservato: «Dopo i pizzini abbiamo cambiato ci diamo del lei … E allora le dico: lei ha preso 182 voti» alle parlamentarie del M5S, «Noi con 182 preferenze non riusciamo a metterlo in consiglio comunale un candidato … Lo dico senza arroganza». Comunque il vicepresidente della Camera, che non senza fatica aveva tentato di rintuzzare le punzecchiature – «ho preso 182 preferenze, ma il M5S non ha mai avuto problemi di compravendita di tessere» – alla fine ha rilanciato chiedendo un nuovo incontro per valutare «i punti di caduta sui quali poter discutere una legge elettorale insieme».

Entro venerdì – ha risposto Renzi – anche il PD pubblicherà on line le sue proposte, scaturite dal confronto con il movimento guidato da Beppe Grillo. E sulla base di questi punti le due parti decideranno quando rivedersi.

Sostanzialmente dunque il vertice ‘in streaming’ ha avuto una funzione mediatica e rassicurante per i rispettivi elettorati. Una democrazia on-line che è soprattutto una gara di ‘apparenze’. Il PD difatti teme di essere ‘schiacciato’ politicamente nel dialogo con Berlusconi mentre il movimento di Grillo, in attesa di conquistare il 100% dei voti, a forza di negare qualunque collaborazione con chicchessia, rischia di apparire sempre più come uno grande contenitore di consensi, politicamente sterilizzati, ma anche terribilmente inutili per cambiare il Paese.

Un processo di convergenza che potrebbe portare a delle modifiche dell’Italicum che piace davvero a pochi e che potrebbe evolvere in una sorta di neo Mattarellum, forse con un’aumento numerico dei collegi e una contemporanea riduzione dei candidati per collegio (2 o 3 da 5 o 6). Il combinato disposto di questi due fattori avvicinerebbe alla richiesta del voto di preferenza, cioè renderebbe possibile una più diretta partecipazione degli elettori alla scelta dei candidati riducendo sostanzialmente il potere di ‘nomina’ delle segreterie dei partiti. A questo, pare, potrebbe aggiungersi l’eliminazione dello ‘scorporo’, il meccanismo che aveva amplificato a dismisura i difetti del proporzionale con la creazione delle cosiddette ‘liste civetta’.

Se son rose, fioriranno.

Redazione Avanti!

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