martedì, 26 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

ELETTORATO LIQUIDO
Pubblicato il 09-06-2014


Amministrative

Il PD vince, ma la politica soffre. L’astensionismo sale alle stelle e segna il più alto tasso mai registratosi: l’affluenza è crollata sotto il 50% per cento ai ballottaggi alle elezioni comunali contro il quasi 71 del primo turno. Un dato politico che deve far riflettere, che segnala un mutamento profondo che caratterizza le scelte del corpo elettorale, non più ‘anelastico’, come si soleva definire fino alle ultime elezioni politiche, ma ‘liquido’, cioè connotato da una marcata mobilità.

Di sicuro, nonostante tutto, il PD è uscito vincitore dalla tornata elettorale delle amministrative anche se non con lo stesso vigore delle europee che, come ricorda il socialista Marco Di Lello, rappresentavano una sorta di «referendum pro o contro Renzi». Oggi i ‘democratici’ conquistano soprattutto il Centro-Nord accaparrandosi 141 comuni e 19 capoluoghi: prima ne amministravano rispettivamente 112 e 16. Considerando entrambi i turni, il PD prende 164 comuni contro i 41 del centrodestra: uno stacco notevole. Brucia, però, la sconfitta di Livorno, storica roccaforte “rossa” finita ai penta-stallati.

In casa socialista spicca l’elezione di Massimo Seri come primo cittadino di Fano: «I cittadini di Fanno hanno premiato l’impegno e la passione di un ottimo amministratore», ha detto il segretario Riccardo Nencini commentando la vittoria al ballottaggio di Seri, membro della direzione nazionale del Psi. «Una netta vittoria sul populismo e la demagogia del M5S. Tornano protagonisti la tradizione del buongoverno della sinistra riformista, le idee, i programmi. Per Fano è un nuovo inizio. In bocca al lupo a Massimo», ha concluso Nencini.

Onorevole Di Lello, una vittoria per i democratici, ma anche un allarmante tasso di astensionismo. Come interpreta il dato sul “non voto”?

Non c’è dubbio che il risultato più importante sia nella mole straordinaria cittadini che scelgono di astenersi. Del resto non ci troviamo di fronte a una novità: questo dato si inserisce perfettamente in una tendenza in atto ormai da tempo e, in particolare, il ballottaggio ne ha risentito pesantemente. Sicuramente non si tratta di una fenomeno che deve lasciarci indifferenti, tutto il contrario: dobbiamo interpretarlo come il termometro di una distanza, ampia, che si sta scavando tra i cittadini e la politica. Si tratta di un dato che impone una riflessione profonda sulla necessità di recuperare la credibilità e riconquistare la fiducia degli elettori.

Il PD ha sicuramente ottenuto un ottimo risultato, eppure siamo lontani dalla travolgente vittoria delle europee. Cosa è cambiato in così pochi giorni?

Rispetto al dato del voto al PD c’è da dire che il successo del PD ottenuto il 25 maggio è stato il risultato di quello che potremmo definire una sorta di referendum pro o contro Renzi. Gli elettori hanno scelto di dare fiducia alla speranza di cambiamento incarnata dal segretario dei Democratici. Quando si tratta di scegliere altre figure è tutt’altro che automatico, per il PD, di trasferire quel consenso sulle donne e gli uomini candidati. Anche questo è un dato chiaro che conferma ancora una volta, se ce ne fosse la necessità, che è d’obbligo pensare in tempi brevi ad una strategia di rinnovamento all’interno del Pd e del centrosinistra in generale sia a livello nazione che dei territori. Le sconfitte di Perugia e Livorno danno bene il senso di come non bastino più le apparenze: proprio Livorno e Perugia, infatti, rappresentano città dove il corpo elettorale si è sempre sentito e ha sempre votato a sinistra. Ma, ormai, è sempre più sfilacciato quel legame che è figlio, anche, di un retaggio ideologico oggi reciso. Gli elettori scelgono in base alla persona e alla proposta che questa incarna tanto che, a Livorno, si arriva a votare il candidato grillino. Non esistono più le roccaforti e, del resto, era già accaduto con Bologna: più ci si allontana dal ‘900 e più l’elettorato diventa “mobile”, si trasforma in un elettorato non di appartenenza.

Le polemiche scoppiate all’interno di SEL sembrano raccontarci di una crisi profonda della forza politica guidata da Vendola. È la fine di una certa sinistra?

L’implosione che si è consumata in SEL è figlia del congresso di Riccione. È il risultato della giravolta vendoliana: i delegati di SEL aprirono quel congresso con l’idea di elaborare una linea a sostegno a Schulz e ne uscirono con la lista Tsipras. I cinque lunghi anni di cammino per rendere Sinistra Ecologia e Libertà una forza di sinistra di governo sono stati vanificati da un’improvvisa quanto incomprensibile giravolta. Voglio sottolineare che Tsipras alle scorse politiche ha preso 2 punti in meno della somma di SEL e Rivoluzione Civile, la lista di Ingroia. SEL non ha eletto nessun parlamentare e soprattutto, oggi, è una forza isolata tanto nel contesto politico nazionale che in quello europeo.

Roberto Capocelli 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

More Posts

Follow Me:
DiggStumbleUpon

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento