giovedì, 23 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Hong Kong, referendum della discordia in vista
delle elezioni del 2017
Pubblicato il 19-06-2014


Hong-KongSi scaldano gli animi nella regione di Hong Kong in vista del referendum previsto per domani, venerdì 20 giugno, in vista delle elezioni del 2017. Il referendum del 20 giugno anche se è solo informale rileverà la soddisfazione dei cittadini di Hong Kong nei confronti di Pechino.
Dopo dieci anni in cui Pechino continuava a promettere riforme democratiche ha concesso solo ora a Hong Kong di procedere con le votazioni per la carica di un proprio esecutivo. Nonotante le promesse (quasi mantenute) resta da sottolineare che le autorità cinesi hanno escluso la partecipazione di candidati nominati dai cittadini, affidando invece la scelta dei contendenti a una commissione ristretta di 1.200 personalità leali a Pechino.

Nonostante le premesse, quindi, Pechino teme l’esperimento semi democratico di Hong Kong e infatti si sono registrati dei strani casi di default nel sistema di votazione che sarà esclusivamente on line. Il voto è stato esteso a una settimana fino al 29 giugno, dopo un “attacco informatico”.
Il sito per votare ha ricevuto “miliardi di visite” da sabato scorso, secondo una dichiarazione di Robert Chung, direttore del programma opinione pubblica all’Università di Hong Kong, che è responsabile del sito web del referendum. Nonostante l’attacco, comunque ieri circa 35.000 persone hanno partecipato alla pre-registrazione.

In questi giorni, oltre alla preoccupazione per l’esito delle votazioni, a Pechino spaventa il movimento Occupy Central, che propone una protesta nonviolenta di occupazione di Central, la sede del Consiglio legislativo, per il suffragio universale. Tra i fondatori del movimento di protesta, c’è il professore e accademico Benny Tai, che spera che con questo referendum si riuscirà a rafforzare la legittimità delle richieste del gruppo per un’elezione equa e rappresentativa nel 2017 che comprenda anche i democratici dell’opposizione. Ma da parte cinese non si resta a guardare: vengono segnalati continui attacchi informatici sulla piattaforma della votazione online.

Tali attacchi questa settimana hanno coinciso con un attacco simile a Apple Daily, un quotidiano democratico che si oppone al controllo cinese di Hong Kong, il cui sito è stato paralizzato per diverse ore ieri. Il quotidiano che ha sede a Hong Kong è proprietà di Jimmy Lai, che ha anche accusato il Partito comunista cinese di essere il “manipolatore dietro le quinte” dell’attacco. Lai è un oppositore dichiarato e persona malvista in Cina, da cui è fuggito all’età di 12 anni, scappando su una barca a Hong Kong.

In queste ore il Il Partito comunista cinese ha chiesto più volte al governo di Hong Kong di prendere provvedimenti contro le manifestazioni di protesta crescente, riuscendo a far arrestare alcuni militanti, tra cui un quindicenne. Per il momento a Pechino non resta che manomettere la piattaforma su cui viaggiano le opinioni contrastanti della sua ex colonia.

Maria Teresa Olivieri

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