giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Fabio Fabbri: Pizzarotti non è uno ‘yes man’
Pubblicato il 24-06-2014


Beppe Grillo-PizzarottiAcque sempre più agitate nel Movimento Cinque Stelle. Il contrasto fra Beppe Grillo ed il sindaco grillino di Parma Federico Pizzarotti non cova più sotto la cenere, ma ogni giorno si manifesta e si aggrava. Pizzarotti tende a minimizzare, ma le battute urticanti di Grillo contro di lui si moltiplicano. Le accuse più sferzanti sono due: lo scarso bottino di voti alle elezioni europee e il funzionamento dell’inceneritore, che Pizzarotti, insieme a tutto il M5S, aveva promesso di chiudere.
Abbiamo interpellato in proposito un uomo politico del posto, ora a riposo: Fabio Fabbri, a lungo Presidente dei senatori del PSI e, da ultimo, Ministro della Difesa del Governo Ciampi.

Confessa alle elezioni per il Comune di Parma hai votato per Pizzarotti …
Non avrei potuto farlo. Non sono elettore del Comune di Parma. Voto a Tizzano Val Parma, il mio paese sull’Appennino. Ma non mi sottraggo alla domanda. Al primo turno avrei ovviamente votato per la lista del PSI. Al ballottaggio non ho scoraggiato i tanti amici che mi chiedevano parere, ed erano orientati a votare per Federico Pizzarotti. Chiamato a commentare in itinere lo scrutinio del ballottaggio dalla TV del posto, ho previsto il successo di Pizzarotti. Ricordo che Marco Pannella, con cui ho avuto uno scambio di telefonate, disse che anche lui, se avesse votato a Parma, avrebbe preferito il grillino.

Ormai è acqua passata, ma è sempre interessante capire le ragioni della clamorosa sconfitta del candidato del PD.
Si è trattato di un autogoal dei dirigenti post-comunisti parmensi ed emiliani. Hanno voluto candidare il Presidente della Provincia in carica, che ha rifiutato di dimettersi (ha tenuto aperto il paracadute che poi gli è servito). Bocciato dalle urne, infatti non si è dimesso, ed è ancora lì, va in giro come un’anatra zoppa. La nomenclatura post-comunista emiliana, da Bersani a Errani, lo ha voluto. E questo endorsement di Bologna non è piaciuto ai parmigiani. Fu rievocato un famoso distico “Parma bell’arma, Bologna carogna”. Poi Pizzarotti ha fatto una campagna elettorale molto abile, sulle cose che interessano la gente: prima fra tutte la questione dell’inceneritore.

Eppure si dice che tutti i poteri forti della città hanno sostenuto il Presidente della Provincia Bernazzoli.
È andata così. Ma questo non ha impedito la clamorosa bocciatura. Non dimentichiamo che Parma, patria di Fernando Santi, è un città dove la gente ragiona con la propria testa, ed anche un laboratorio politico. Il civismo ha una sua storia. Dopo il ’94 vinse la lista civica “Civiltà Parmigiana” di Elvio Ubaldi: Ed anche il comunista libertario Mario Tommasini ha dato vita ad una propria lista.

Quanto ha pesato la promessa di non far partire l’inceneritore?
Molto. Tuttavia, era anche comprensibile che sarebbe stato difficile superare gli ostacoli di carattere giuridico favorevoli al colosso IREN. Ma chi aveva garantito la chiusura del forno era stato Grillo, prima ancora di Pizzarotti. Qui da noi la scomunica di Grillo a Pizzarotti sul punto è considerata sleale. Il primo sconfitto è il comico di Genova.

Conosci personalmente Pizzarotti e cosa pensi di lui?
L’ho conosciuto nei giorni del ballottaggio e l’ho incoraggiato. Ogni tanto ci sentiamo.Quando il mio paese è stato devastato dalle frane, Pizzarotti è stato fra i primi a correre in aiuto. È una persona perbene, un amministratore di buon senso, che affronta con razionalità un viluppo di problemi difficili, con scarse risorse finanziarie. Insomma, un giovane non fazioso, conquistato dalla passione politica, che è anche desiderio e piacere di far bene il bene comune. Credo che sia stato affascinato dall’uso che Grillo fa della rete. Non ha evidentemente trovato altro veicolo per scendere nell’agone politico. Certo è stato affascinato dal guru genovese, ma ora sta dimostrando di non essere solo un yes man. Ho conversato a lungo con lui in occasione dei dibattiti che organizziamo a Tizzano. Mi ha subito colpito la sua dichiarazione sul suo album di famiglia: i suoi leader ispiratori sono Luigi Einaudi e Sandro Pertini. Insomma un grillino fuori dal cliché, destinato ad entrare in collisione con il suo capo.

Però, quando i giornalisti che lo intervistano, compresa la Gruber, e gli chiedono del suo dissidio con Grillo, Pizzarotti glissa e minimizza, sia pure a fatica, e parla addirittura di chiarimenti intervenuti. Per di più e nata, in seno al Movimento pentastellato di Parma, una fazione critica nei confronti del Sindaco …
È così. La mia impressione è che Pizzarotti sia consapevole che all’interno del Movimento egli è il naturale antagonista di Grillo, ma è ancora incerto sulla eventualità di dare battaglia e sulle conseguenze del parricidio. Molto dipenderà dal corso generale degli eventi politici e da quello che avverrà all’interno del M5S. In caso di scissione, Capitan Pizza sarà un punto di riferimento per chi vorrà continuare a fare politica con altri mezzi, diversi da quelli del clan Grillo e Casaleggio, Ha saputo comporre e valorizzare una squadra di amministratori rispettabili, fra i quali si distingue il giovane Casa, Assessore alla Sicurezza e al Turismo. Oggi anche i “poteri forti” di Parma industriosa lo rispettano: riconoscono che privilegia l’interesse generale e il suo ruolo di sindaco di tutti.

Vorresti dargli un consiglio?
Pizzarotti è in grado di autodeterminarsi. Tuttavia io gli direi: Federico, scegli il momento giusto, ma quanto prima dai Tu il vaffa a Grillo e crea le condizioni per un tuo futuro politico.

Armando Marchio

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