giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

GALAN AFFONDATO DAL MOSE
Pubblicato il 04-06-2014


Mose-Venezia

Ci risiamo. Ancora un’inchiesta: dopo l’Expo ora tocca al Mose, il sistema di dighe mobili per proteggere Venezia dall’acqua alta. L’inchiesta approda alle alte vette della politica e del management che fa capo alle società che partecipano alla realizzazione dell’opera una delle grandi opere indicate dalla Legge Obiettivo.
Venticinque persone sono già in carcere, 10 ai domiciliari, due sono colpite da analoghi provvedimenti cautelativi, ma si tratta di parlamentari e quindi è necessaria l’autorizzazione specifica. Questi ultimi sarebbero l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, di Forza Italia, che ha detto di volersi difendere “a tutto campo nelle sedi opportune con la serenità ed il convincimento che la mia posizione sarà interamente chiarita”, e l’europarlamentare dello stesso partito, Lia Sartori. Ai domiciliari, tra gli altri, anche il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, Pd, coinvolto con l’accusa di finanziamento illecito al partito.

La logica è sempre la stessa. In Italia le opere sono realizzate perennemente in uno stato emergenziale, con tempi mai certi, rinvii, revisioni dei costi e scadenze che non vengono mai rispettate. Ma alla fine i lavori vanno chiusi e consegnati, ad ogni costo con le conseguenze che ne conseguono. I tempi devono essere accorciati e allora si devono saltare le procedure previste dalla normativa per gli appalti. A questo punto spuntano le tangenti. Uscire da questa logica perversa che produce inevitabilmente casi di corruzione sarebbe il primo passo per avere un Paese normale.

Tra i primi a commentare la notizia è stato l’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari. “Le mie posizioni – ha detto – sono da molto tempo conosciute: da sindaco, durante i governi Prodi e Berlusconi, avviai un processo di verifica ed in tanti passaggi ebbi modo di ripetere, senza essere ascoltato, che le procedure assunte non permettevano alcun controllo da parte degli enti locali e che il Mose si poteva fare a condizioni più vantaggiose. Quello che genera mazzette in questo Paese – ha aggiunto l’ex sindaco di Venezia – è il modo in cui si fanno le grandi opere che è criminogeno. Vedi L’Aquila, o i mondiali di nuoto, o il G8, o l’Expo. Le procedure con cui si fanno le grandi opere in Italia sono l’opposto di quelle federalistiche, e quindi in mano a pochi soggetti, pochi enti che fanno quello che vogliono”.

Quella sul Mose è un’inchiesta che non nasce oggi; covava dal 2009 quando iniziarono le indagini della Finanza con accertamenti fiscali nell’ambito delle società collegate al Consorzio Venezia Nuova. Lo scorso anno il primo arresto eccellente, quello di Piergiorgio Baita, ad della Mantovani Costruzioni, colosso del settore che partecipava ai lavori del Mose e che oggi è presente anche tra le aziende per l’Expo di Milano. Pochi mesi dopo, finì in manette l’ingegner Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, considerato il “padre” del Mose.

Per il segretario del Psi e vice ministro alle Infrastrutture, Riccardo Nencini, a cui è affidata la delega presso il Mit del codice degli appalti e dei contratti pubblici, è necessario rivedere il codice degli appalti. “Sarà una riforma radicale” ha assicurato. “Bisogna avviare una revisione radicale dell’attuale normativa, troppo farraginosa”, ha affermato Nencini.
Il vice ministro ha istituito, il mese scorso, presso il Ministero delle Infrastrutture, un tavolo ad hoc con una Commissione che si occupa di elaborare il testo con le linee guida indicate da Nencini.
“Soprattutto – ha ribadito il vice ministro – interverremo sulle modalità con cui le imprese accedono agli appalti e sui meccanismi di qualificazione delle imprese subappaltatrici, sulla messa in luce delle lobby e sulla valorizzazione delle PMI, sulla riduzione delle stazioni appaltanti e sul potenziamento del controllo. C’è il rischio – ha proseguito – di perdere la fiducia che i cittadini hanno nelle Istituzioni e la politica, in un momento di straordinaria fragilità del Paese. Fatti come quelli degli ultimi tempi vanno evitati e per farlo il problema va risolto scavando nella sua radice. Per questi motivi – ha concluso il segretario socialista – è necessario chiudere in tempi brevi il nuovo codice degli appalti”.

Anche il presidente dei deputati socialisti Marco Di Lello ha commentato le vicende di Venezia. “Il caso del Mose – ha detto – cosi come quello dell’Expò di Milano o in passato l’Aquila, i 150 anni dell’unità d’Italia e gli appalti della protezione civile, è la dimostrazione che la procedura in deroga di matrice berlusconiana per gli appalti pubblici, è servita solo a semplificare la strada alla corruzione. Ferma restando la mia posizione di garantista convinto e la certezza che solo a indagine conclusa si potranno definire responsabilità, ritengo che, se la magistratura in questi anni ha indagato e accertato tangenti in merito ad appalti concessi con questo tipo di procedura, è urgente porci la domanda di come evitare che ciò possa nuovamente accadere. Una strada possibile – ha concluso Di Lello – potrebbe essere quella di limitare al massimo la discrezionalità in fase di aggiudicazione e aumentare contestualmente i controlli anche in fase di esecuzione delle opere e non solo in quella preliminare”.

Tornando alla cronaca, all’alba di oggi, 300 finanzieri hanno eseguito i 35 arresti e operato sequestri di beni per 40 milioni di euro con un blitz che ha gelato la città lagunare. Il procuratore capo Luigi Delpino ha spiegato che “è venuto alla luce un sistema ben radicato di illegalità ad un certo livello”. Il procuratore aggiunto Carlo Nordio ha aggiunto: “Paragonabile alla vecchia Tangentopoli, ma più complessa e sofisticata”. Le indagini hanno evidenziato un giro di sovrafatturazioni false da parte di società create ad hoc in Svizzera e a San Marino per rastrellare fondi neri che servivano poi per oliare politici e funzionari ad alti livelli. Sono iniziate anche le verifiche fiscali con la scoperta di circa 15 milioni evasi da tre società, ma forse si tratta solo della cime dell’iceberg.

Redazione Avanti!

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