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Opinioni e commenti
 

Si chiama Gap, ma non è un gioco
Pubblicato il 06-06-2014


Ludopatia-videogames

Il gioco d’azzardo non è un gioco, può fare male, molto male. Si chiama GAP, cioè Gioco d’Azzardo Patologico, quando cominci e non sai o puoi più fermarti. Ti giochi i soldi che hai in tasca e quelli che non hai, la macchina, la casa e perfino gli affetti. E c’è chi su queste sventure ci guadagna, anche lo Stato.

È un fenomeno allarmante di cui si parla ancora troppo poco. La cosiddetta “ludopatia”, si sta insinuando insidiosamente nella società italiana strisciando in silenzio. Si tratta delle dipendenze patologiche dal gioco d’azzardo, un problema che esplode proprio nei momenti di crisi quando il tessuto sociale si sfilaccia, la disperazione aumenta e, con essa, l’irrazionale speranza di affidare il proprio destino ad una vincita miracolosa contrariamente alle leggi della statistica.

Si sa, i sogni costano poco, ma quando diventano ossessione possono portare a pagare un prezzo alto che per, quanto riguarda le ludopatie, si calcola si attesti, in media, intorno alle diverse centinaia di euro all’anno per ogni cittadino. Soldi in fumo.

Una vera e propria malattia sociale che nel 2012 è costata agli italiani circa 90 miliardi di euro, cinque volte la spesa del 2010. Ad essere coinvolte sono 15 milioni di famiglie.

Un fenomeno che la pattuglia socialista in Parlamento ha denunciato da tempo presentando proposte di legge volti, da un lato, ad offire supporto alle famiglie colpite e, dall’altro, a sfavorire il gioco d’azzardo attraverso interventi fiscali sulle regioni.

Ora anche il governo si è accorto della gravità della situazione e corre ai ripari: in commissione Affari sociali della Camera, infatti, si discute un testo unico in materia ottenuto accorpando otto proposte di legge. Dodici articoli per frenare l’emergenza “GAP”.

Tra le prime misure è prevista, come avviene per i pacchetti di sigarette, l’obbligo di introdurre avvisi sui tagliandi delle lotterie istantanee: che acquisterà un gratta e vinci vi troverà scritte del tipo “nuoce gravemente alla salute”, “questo gioco può ridurti in povertà”, e «vietato ai minori». Come per le sigarette, anche per il gioco si dovrà utilizzare la tessera sanitaria come strumento di verifica dell’età e saranno vietate ogni tipo di pubblicità. Limite di almeno 100 metri di distanza dai bancomat per evitare che i giocatori compulsivi prosciughino i conti presi dal raptus del gioco.

Istituito un Fondo per la prevenzione e la cura delle ludopatie, a cui sarà destinato anche l’1% degli incassi di operatori e concessionari a cui si somma un altro Fondo per le famiglie dei giocatori patologici, che a sua volta sarà destinatario dell’1% delle entrate derivanti dalle sanzioni nei confronti di chi viola la legge. Previsto anche un “apposito indennizzo economico” per gli esercizi che rimuovono le macchinette da gioco.

I socialisti sono protagonisti della presentazione di emendamenti volti all’inasprimento delle pene per i trasgressori e all’aumento delle distanze di sicurezza previste dai bancomat.

Redazione Avanti!

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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