mercoledì, 23 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Grazie a Nenni. Per un nuovo 2 giugno
Pubblicato il 02-06-2014


Dopo la vittoria repubblicana al referendum del 2 giugno 1946 l’Avanti titolò Grazie a Nenni. Furono infatti soprattutto i socialisti, e il suo leader in primis, a battersi per la Repubblica. I comunisti, con la svolta di Salerno del 1944, che segnava il ritorno di Togliatti in Italia, avevano riconosciuto la monarchia e fecero anche parte del secondo governo Bonomi, contrariamente ai socialisti che avevano fatto della pregiudiziale repubblicana una discriminante politica. Le elezioni del 2 giugno, che si tennero contestualmente al referendum, si svolsero in un clima acceso e il Psi vi portò il carico di una politica autonomista. Nell’aprile si era svolto infatti il congresso di Firenze, e una maggioranza non filo comunista si era affermata, con Ivan Matteo Lombardo alla segreteria con l’appoggio di Pertini e Saragat.

Il risultato delle elezioni fu davvero strepitoso. Nessuno, dopo gli anni della guerra partigiana, avrebbe scommesso su un Psi più forte del Pci. E invece i socialisti, che erano rinati col nome di Psiup, arrivarono a più del 20 per cento mentre i comunisti superarono di poco il 18. Iniziò, dopo il 2 giugno, una dura campagna contro il Psi, fatta anche di infiltrazioni interne e di forti condizionamenti, per abbattere le correnti autonomiste. Ma questa vicenda, sommata agli errori di Nenni e Morandi, che favorirono la scissione di Saragat del gennaio del 1947 e poi la sciagurata scelta del fronte popolare, è questione che appartiene alla storia. Resta oggi il tema della riforma della nostra Repubblica, anche questo avanzato per primo da un socialista nell’ormai lontano 1979.

Fu Bettino Craxi, purtroppo inascoltato quando non criticato e vilipeso, ad agitare il tema della grande riforma. Si disse a sinistra che si trattava di tema sovrastrutturale. Oggi tutti lo ritengono fondamentale. Eppure poco si è fatto. Solo ritocchi e non sempre opportuni, vedasi la riforma del titolo V della Costituzione. Si è più volte posto mano alla riforma elettorale. Adesso si manda avanti un nuovo progetto di riforma elettorale e di sostanziale abolizione del Senato. Eppure manca ancora un progetto chiaro e organico. Non si affronta il tema dell’assetto presidenziale o parlamentare dello stato, che dovrebbe essere prioritario. Non si identifica il modello. Bisognerebbe forse tornare a una situazione stile 1946, ma solo noi l’abbiamo proposta. Si preferisce cincischiare. Ecco quel che oggi vorremmo lanciare assieme al nostro Grazie a Nenni. Un appello per un nuovo 2 giugno di libertà e di democrazia, per l’Italia. Per una nuova Costituente.

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Commenti all'articolo
  1. C’è stato un momento sotto la Presidenza Ciampi, nel quale molti cittadini in tutta Italia, accolsero l’appello del Presidente di esporre il 2 Giugno fuori casa la bandiera tricolore.
    Da qualche anno ormai, sono pochi coloro che lo fanno, io sono fra quei pochi. Nel mio comune, una comunità di più di ottomila abitanti, mi risulta che siamo in due: un intramontabile Repubblicano e il sottoscritto.
    Grazie Nenni, il tuo insegnamento è più che mai attuale.

  2. Sono, ovviamente, sempre stato favorevole ad una Costituente con l’incarico di redigere una nova o diverse carte da sottoporre al giudizio del popolo. Oggi tuttavia ritengo che una scelta sulla elezione diretta del Presidente della Repubblica potrebbe semplificare il quadro. Se accolta cambierebbe alla radice il sistema così come noi l’avevamo voluto. Non ci sarebbe solo la Camera e il Senato, in attesa di capire cosa ne sarà di quest’ultimo, ma avremmo un terzo potere con il quale bisognerebbe fare i conti e la scelta sarebbe obbligata: o si affida al Capo dello Stato direttamente il potere esecutivo, come in America, o gli si concede il diritto di nominare il Capo del Governo, come in Francia. Un italicum da inventare non ci sarebbe e potremmo affidarci a sistemi che hanno avuto l’imprimatur dell’esperienza e della storia. Alexander Hamilton, che di costituzioni se ne intendeva, scrisse che natura e ragione non sono sufficienti a stabilire una buona e duratura Costituzione; solo l’esperienza ne sancirà la validità. E la Costituzione americana è stata approvata nel 1787 e, con piccoli e marginali cambiamenti resiste ancora oggi con una popolazione che, da 4 milioni, compresi 800.000 schiavi, è passata ad oltre 300. Una bella esperienza no?

  3. “…e poi la sciagurata scelta del fronte popolare… ”
    Definire la scelta del fronte popolare come sciagurata, risulta essere revisionista e azzardata, rispetto alla storia del partito in quel periodo. I risultati di scelte autonomiste rispetto alla sinistra comunista, oggi, più che mai si rispecchiano nel totale oscuramento e cancellazione persino del simbolo socialista all’interno del PD (partito nei fatti filo liberale) . Il socialismo di Nenni fu altra cosa, cosi come fu altra cosa De MArtino o lo stesso PErtini. L’unica scelta sciagurata, ma giustificata dai tempi, fu lo strappo del 1921, i tentativi di ristabilire un contatto furono parecchi, ma a quanto pare i liberisti o le condizioni storiche non furono dei migliori. Il partito SOCIALISTA ITALIANO ha una storia di sinistra, nato su base Maxista, per i POVERI, i DEBOLI e gli ULTIMI, l’interpretazione riformista data dalle nuove generazioni, è alquanto personalizzata, con i risultato, di aver portato un partito da essere l’esempio di onesta e vicinanza al POPOLO, con Pertini e vecchi dirigenti, a quello che le cronache ci hanno fornito nei tempi recenti. Essere Socialista, è “il portare avanti tutti quelli che sono nati indietro”. Probabilmente il povero Nenni, nel rivedere quali industriali e padroni le nuove dirigenze PSI hanno portato avanti si rivolterebbe nella tomba. Si volterebbero anche i grandi rivoluzionari come Rosselli o Matteotti, che avevano un concetto di riformismo molto diverso dalle mali interpretazioni imposte dai recenti giovani delfini. Mi spiace confermare che IL GRANDE PARTITO SOCIALISTA, quello di Anna Kuliscioff, di Turati, di Rosselli, Nenni, De Martino, Pertini e tutti i VERI COMPAGNI socialisti, quelli caduti per la libertà, umiliati dalle classi padronali, qulli vicini ai poveri e disperati, oggi ancora tarda a rinascere. L’evoluzione del partito si è fermata troppi anni fa, il che ha portato ad una trasformazione. Il comunismo è crollato, motivi per stare lontani nelle battaglie comuni , oltre che riportare ad un unione , non ce ne sono più. I giovani, come me, convintamente socialisti e siamo in tanti, non hanno casa. Riuniamo la sinistra, distinguiamoci dai liberisti, siamo SOCIALISTI! Questa unione di pensiero è già in corso, sarebbe un peccato ,che a raccogliere tutti i socialisti e riunirli, siano altre case. Per chi ha il cuore realmente socialista, perdere l’elettorato di qualche imprenditore o industriale in forma economica, dovrebbe essere un sollievo, si riacquisterebbero i voti naturali.
    Grazie. Un giovane compagno socialista.

  4. E’ vero che i Socialisti hanno sempre portato avanti l’idea di una Assemblea Costituene e a maggior ragione oggi dovrebbero battersi con tutte le forze ed i mezzi a disposizione per allargare la cerchia di coloro che ci credono a questo sisema. La modifica del Senato proposta da Vannino Chiti ed altri condivisa anche dai 5 stelle, non ho sentito prese di posizione socialiste, potrebbe essere un valido punto di partenza. In secondo luogo un’altra battaglia dovrebbe essere fatta contro la legge elettorale Italicum già approvata alla Camera che non soddisfa molti socialisti e tanti altri che la ritengono peggiore del Porcellum. Si possono sentire anche le voci ufficiali del PSI nel merito di questioni così importanti o si sono ammutoliti.

  5. Più sciagurata della scelta del fronte popolare non c’è stato nulla nella nostra storia. Un partito del 20 per cento ridotto in meno di due anni a una pattuglia di deputati sotto il dieci. Come vogliamo definirla?

    • – Gentilissimo Direttore, la ringrazio innanzitutto, per aver pubblicato il mio post, sicuramente non conforme a molte idee del partito.
      In sua RISPOSTA, devo però affermare, che a mio modesto è giovane PARERE, che la dignità del socialismo, o di una qualsia idea, non si può VENDERE per una manciata di voti. Li non era in gioco il potere elettorale, era in GIOCO IL PRINCIPIO SOCIALISTA. Gli elettori a lungo termine, questa coerenza e mantenimento del principio ideale, lo premiano alla lunga. Siamo socialisti, siamo fedeli alle nostre idee, i giovani hanno bisogno di vento socialista, i giovani oggi più che mai, cercano nel socialismo, una via di salvezza. LIBERTA’ e GIUSTIZIA SOCIALE, oggi più che mai, O DENTRO O FUORI! Per chi non ci crede più, le alternative o case liberiste non mancheranno per nessuno!
      …Un giovane ingenuo quanto azzardato VECCHIO socialista…

  6. C’era un tempo in cui in Europa quando dicevi che eri un socialista, Ti chiedevano subito Nenni’s socialist or Saragat’s socialist? sì socialist no socialdemocrat. Non è cambiato il Partito Socialista Svizzero si chiama socialista nel Ticino e nel cantoni francofoni, sozialdemokrat in quelli tedeschi. Nei Cantoni bilingui come il Vallese e Friburgo o addirittura nelle città bilingui come Bienne nel Canton Berna si usa il doppio nome senza provocare crisi di identità politica nei suoi militanti, candidati o elettori. In Italia non è mai stato così appena iscritto al PSI nel 1961 un funzionario mi spiegò la differenza tra essere socialdemocratico o essere socialista. Dopo il 1992 anche socialista era sempre più usato con disprezzo in Italia, si colgono piccoli segnali di cambiamento il più grande partito italiano e che gestisce la più grande fetta di potere aderisce al PSE il Partito del Socialismo Europeo, pare chiedendo che cambi nome come il Gruppo nell’Europarlamento. Il nuovo unto dal signore e dalla primarie PD e ora indirettamente dagli elettori delle europee riprende progetti di riforma accennati anche se mai sviluppati in modo organico o consegnati in un testo articolato da Bettino Craxi e di fronte alle difficoltà delle scorciatoie affidate ad un Parlamento delegittimato da una sentenza della Corte Costituzionale risorge l’idea di un’ Assemblea Costituzionale eletta alla proporzionale: unico neo sponsorizzata da Eugenio Scalfari. L’ANPI nel 70° della orte di Eugenio Colorni. lo ricorda nella sua dimensione di socialista,Una perdita come quella di Buozzi che ha cambiato in peggio( l’esito finale, ma provvisorio, è sotto i nostri occhi) il destino della sinistra italiana

  7. Se si richiama il socialismo riformista del fondatore del PSI, Filippo Turati, non possiamo non dire che la scelta del fronte popolare fu sciagurata. Quanto al 1921, caro compagno Fortunato, leggiti, perchè penso tu non l’abbia fatto prima, il discorso di Turati al congresso di Livorno e capirai la differenza tra socialisti riformisti e socialisti rivoluzionari.

    Ond’è, disse Turati, che quando avrete fatto il Partito comunista, quando avrete – e non mi pare che ancora vi ci si avvii molto rapidamente – impiantato i Soviety in Italia, se vorrete fare qualche cosa che sia rivoluzionaria davvero, che rimanga
    come elemento di civiltà nuova, voi sarete forzati, a vostro dispetto, ma dopo ci verrete, perché siete onesti, con convinzione, a percorrere completamente la nostra via, a percorrere la via dei socialtraditori, e questo lo dovrete fare perché questo è il socialismo che è solo immortale, che è solo quello che veramente rimane di vitale in tutte queste nostre beghe e diatribe. Ma quando venne il momento previsto da Turati, non furono onesti e non percorsero la via dei socila-traditori di una volta.

  8. Dai risultati il fronte popolare fu un disastro per i socialisti.
    Le situazioni, però, vanno contestualizzate. Fu formidabile che nel ’46 il PSIUP sopravanzasse il PCI.
    Ma la supremazia durò poco. Già alla successive elezioni amministrative il PCI prese il sopravvento.
    Non va scordato che alla fine della guerra il socialismo era quello di Stalin, inverato nell’unione sovietica, vincitrice di Hitler e del nazismo.
    Mentre il PCI svolse una formidabile azione di organizzazione delle sue cellule e delle sua sezioni (anche con i trucchi del doppio tesseramento di comunisti nel PSI), dall’altra parte il PSI cadde in una crisi profonda organizzativa : fu proprio questa situazione che portò il PSI ad aderire al Fronte Popolare (non esclusa, comunque, la cacciata dal governo insieme ai comunisti).

  9. Complimenti Mauro, hai ripristinato le bocce dove dovevano essere messe. Purtroppo come più volte anch’io ho ricordato il due giugno festeggiano che o erano contrari o erano indifferenti alla repubblica. Molti dei favorevoli invece neanche possono essere in piazza a festeggiare. Rischiano di essere classificati socialfascisti, o socialtraditori come allora il povero Giacomo Matteotti oggi incensato dagli stessi!

  10. Caro compagno Francesco, nello scritto, da te citato di Turati, il che ti ringrazio per l’esposizione, c’è in se la chiave del mio discorso. Il principio fondamentale della scissione era l’allineamento alle politiche russe sovietiche. Oggi, questo problema è superato, il comunismo non esiste più e molte battaglie libertarie e socialiste, vengono fatte da giovani, socialisti, che però non si sentono di votare l’attuale PSI, scegliendo altre sinistre. Se l’intento e proseguire affinché il PSI faccia una eterna battaglia contro i fantasmi del Comunismo sovietico, ben venga. Intanto, molti giovani che vedono come icone da proporre nel proprio pensiero, le battaglie femministe della Kuliscioff, l’idea Rivoluzionaria di Rosselli, o i principi morali del grande Pertini, continueranno a scegliere altre case. Con un rammarico in cuore, che questi giovani, non potranno essere il plus realmente RIFORMISTA, del PSI.

    Cito NENNI nel FDP
    “Nenni 14 marzo 1948
    Il Partito Socialista è nel Fronte con la sua storia di oltre 60 anni che rappresenta la somma dei sacrifici che la classe lavoratrice italiana ha fatto per risolvere la questione della democrazia e la questione sociale. Il Partito Comunista c’è col diritto di cittadinanza democratica che esso si é conquistato col sangue dei migliori combattenti della lotta antifascista e della guerra partigiana.
    Sono con noi a migliaia di «pallidi intellettuali» (lei quali De Gasperi discorre con il disprezzo che Starace usava verso gli intellettuali che non s’erano piegati alla dominazione del manganello. (applausi)
    E sono con noi, non dispiaccia all’Em.mo Arcivescovo di Milano, centinaia di migliaia di donne e di uomini cattolici, i quali interpretano il cattolicesimo come la legge di Cristo e sanno di poter preservare la loro fede da ogni collusione pure alleandosi a noi per una politica di progresso sociale e di rinnovamento politico. ”

    Grazie per la Vs attenzione, grazie per il Vs piacevole interessamento al mio personale umile pensiero, grazie al direttore che mi ha concesso questo spazio.

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