giovedì, 14 dicembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il califfato. Le conseguenze dell’Ardore occidentale
Pubblicato il 29-06-2014


Isis-califfatoDopo mesi di comunicati e di moniti, seguiti da un’offensiva stupefacente, i qaedisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis) hanno oggi rotto gli indugi e in un audio messaggio hanno annunciato la nascita del califfato nell’area da loro controllata: a nord, da Mosul (Iraq) ai sobborghi di Aleppo (Siria) e, a sud, da Rutba (Iraq) alla periferia di Dayr az Zor (Siria). Gli jihadisti, nati dalle ceneri di al-Qaida, hanno anche designato loro capo Abu Bakr al-Baghdadi «califfo» (capo dei musulmani nel mondo). Il portavoce del gruppo Isis, Abu Mohammad al-Adnani, ha anche annunciato che le parole “Iraq” e “Levante” spariscono dalla sigla Isis, il cui nome ufficiale diventa “Stato islamico”.
In questo modo il gruppo dei ribelli, che è riuscito a far saltare anche gli M1 Abrams, i carriarmati Usa, ha cancellato definitivamente i confini imposti dalla fine della prima guerra mondiale (conseguenza dell’accordo Sykes-Picot).
Il gruppo ha dimostrato in questi mesi indubbie capacità operative mostrando organizzazione, compattezza e visione strategica: l’Isis è riuscito a impossessarsi delle basi delle forze armate irachene e dei loro aeroporti così da evitare l’impiego dell’aviazione a livello tattico.
Al momento l’avanzata sunnita si sta chiudendo a tenaglia su Baghdad e ha avuto successo proprio in quelle regioni sunnite dove l’esercito nazionale (composto in gran parte da reparti sciiti) era visto come un occupante, braccio armato del governo di Baghdad di Nuri al-Maliki.

Isis-CartinaSul versante internazionale sta mettendo in risalto i forti dubbi della politica estera americana: nonostante l’appoggio e l’arrivo del segretario di Stato americano, John Kerry, il governo sciita ha ricevuto in queste ore l’appoggio del malvisto Putin, attraverso gli armamenti necessari contro l’Isis. Lo stesso pare abbia fatto Obama fornendo 300 consiglieri e alcune forze speciali, ma nello stesso tempo in questi giorni è venuto fuori che questa organizzazione è divenuta così temibile ‘anche’ grazie agli Usa così come avvenne negli anni ’80 con Osama bin Laden e i suoi muhjaeddin, in Afghanistan, aiutati a combattere l’occupazione sovietica. Il senatore americano Rand Paul infatti ha ammesso all’emittente televisiva CNN che gli Stati Uniti hanno supportato l’ISIS perché a sua volta supportasse i suoi alleati in Siria. “Credo che dovremo prima di tutto comprendere il perché siamo arrivati a questa situazione. Io penso che una delle ragioni sul perché sia stato incoraggiato è perché stiamo armando i loro alleati. Siamo stati alleati con l’ISIS in Siria”.
La situazione è sfuggita di mano agli americani che non solo rischiano di trovarsi sullo stesso campo i russi, ma questa volta si sono trovati di fronte un’organizzazione che con la Guerra Santa fa sul serio e che progetta di rimettere in sesto un califfato che include anche la Spagna. “Questa non è la prima frontiera che distruggiamo e ne distruggeremo delle altre”, dice un portavoce citando Iraq, Giordania e Libano. Non è un caso infatti che l’Isis abbia anche prodotto un video “La fine di Sykes Picot”, ma questo è solo l’inizio di un ardore orientale a causa di scelte occidentali.

Maria Teresa Olivieri

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