martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il caos iracheno
e l’alleanza Usa-Iran
Pubblicato il 17-06-2014


La situazione irakena allo stato è confusa ed incerta. Tre fra le maggiori città sono sotto il controllo di combattenti jihadisti  frutto di un’alleanza sconvolgente ed inedita di combattenti per lo Stato Islamico in Irak e nel Levante, di capi tribù sunniti e vecchi arnesi dell’antico potere baathista del famigerato Saddam. L’unità d’azione è comune per abbattere il Governo pro-sciiti di Nouri Al Maliki, l’obiettivo non dichiarato è sempre lo stesso: mettere mano sul secondo Paese dell’Opec per produzione di greggio dopo l’Arabia Saudita.

Nel difficile puzzle medio-orientale due degli Stati centrali della Regione, Irak e Siria, sono ormai sull’orlo di un collasso ed i mercati finanziari sino ad ora non hanno reagito come ci si sarebbe potuti aspettare perché ritengono possibile una reazione americana, quello che è certo è che il temuto “scontro di civiltà” l’indomani dell’11 settembre si è trasformato in una guerra interreligiosa nella quale le alleanze tradizionali sembrano essersi disfatte nel nome naturalmente di Allah e degli inconfessati interessi economici e territoriali.

A Baghdad, la capitale si trema all’idea che possa accadere ciò che è accaduto nella tristemente nota Falluja e già si giudica il fallimento della missione americana paragonata alla lunga ma assai più costruttiva permanenza degli inglesi prima dell’avvento di Saddam. Lì si sussurra: “Almeno loro avevano costruito ponti e scuole…”

Sul terreno una sola è la soluzione è possibile per contenere l’avanzata di questo gruppo combattente dalle larghe alleanze territoriali, innanzitutto quella indiretta di Assad che si vedrebbe privato di scomodi e pugnaci oppositori armati e quella dei sauditi, poco inclini a digerire uno strapotere sciita fondato sull’asse Teheran-Bagdad versione post-saddam.

Infatti per una bizzarra e curiosa eterogenesi dei fini oggi un’azione di contrasto efficace all’insorgenza dei combattenti sunniti può essere svolta dall’Iran e dagli Usa.

Questo confermerebbe, se ce ne fosse ancora bisogno, di quale paradosso sia costituita tutta l’azione dei nordamericani in Medio Oriente, quali errori strategici e politici siano stati compiuti e quale grado di instabilità ancora dovrà sopportare il nostro vicino Oriente con le conseguenze geopolitiche e soprattutto economiche dovremo tutti quanti affrontare.

Il dossier Irak è sul tavolo di Obama da tempo, ma altrettanto da tempo egli ha deciso che i nuovi interlocutori non potranno che essere coloro che per decenni gli americani hanno eletto come i peggiori nemici.

Satana dovrà rivolgersi al suo omologo medio-orientale, la democrazia esportata nel mondo arabo dovrà attendere ancora un bel po’.

Bobo Craxi

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