martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Il Fatto e il fascismo mediatico contro la Boldrini
Pubblicato il 12-06-2014


parrucchiere-CameraÈ bastato mettere la parola Casta, seguita da due righe nelle quali si segnalava che grazie alla Boldrini le deputate hanno il loro parrucchiere alla Camera, per scatenare la solita orda di commenti volgari e sessisti, accompagnati da minacce e incitamenti all’odio. Il tutto nasce da una “non” notizia pubblicata sul “Fatto quotidiano” nella quale si affermava che la presidente della Camera avrebbe voluto e ottenuto che anche le parlamentari, così come i loro colleghi uomini, avessero un servizio di parrucchiere all’interno di Montecitorio.

Questo per i fan di Travaglio e Gomez sarebbe un assurdo privilegio della Casta e un nuovo imperdonabile capriccio della presidente Boldrini ‘punibile’ con la gogna internettiana. Quindi via libera a un post su una pagina Facebook (poi rimossa) e via libera al facile insulto.

Questa volta però la presidente Boldrini non c’entra proprio nulla.

Il problema fu sollevato circa un anno fa da una deputata che provocatoriamente ha cominciato a recarsi dal barbiere per farsi lavare i capelli. Il servizio di barberia, infatti, c’è da sempre e non si capisce perché non dovrebbe esserci anche il parrucchiere, dal momento che le deputate, che prima erano pochissime, oggi rappresentano un terzo del Parlamento. Nessuno scandalo dunque a meno che non si voglia discriminare uomini e donne per un servizio che, è bene sottolinearlo, è a pagamento, e a prezzi di mercato.

Non solo, ma ad occuparsi della questione e ad allargare, giustamente, il servizio alle deputate non è stata la presidente della Camera ma, come ha sottolineato prima il suo ufficio stampa e poi la stessa Laura Boldrini in un post su Facebook, il Collegio dei Questori, su sollecitazione di numerose deputate.

Una ‘non notizia’ dunque, data in maniera erronea e che comunque non ha in sé nulla di scandaloso o deprecabile. Eppure per come è stata costruita e presentata era un chiaro invito alla lapidazione mediatica, passatempo preferito di chi non è in grado di mettere in piedi una critica argomentata. Il bis di quanto avvenuto per il post sul blog di Grillo dove si chiedeva ai lettori cosa avrebbero fatto in macchina con la Boldrini; si è alzata la palla aspettando che i soliti idioti la schiacciassero oltre la rete. Il risultato è stato esattamente quello che ci si aspettava e d’altra parte per vendere due copie in più i paladini della legalità, della democrazia e dalla Costituzione, che aspettano solo di mettere qualcuno sulla graticola, considerano tutto lecito. La rimozione degli insulti, senza alcuna spiegazione ai lettori, risulta poi ancora più ipocrita: così come Grillo, il direttore del Fatto ‘non poteva non sapere’ quali reazioni avrebbe scatenato, una collaborazione ‘oggettiva’ con i lanciatori di epiteti, un ‘concorso esterno’ al reato di diffamazione.

il fatto parrucchiere alla camera

“I vergognosi insulti sessisti alla Presidente della Camera Laura Boldrini e alle deputate, sono inqualificabili e più che un commento meriterebbero una denuncia. Ma se le frasi dei soliti imbecilli, che non hanno altro modo di esprimersi se non con volgari ingiurie sono condannabili, lo è ancor di più il Fatto quotidiano che le ha implicitamente sollecitate”. Ha commentato la deputata socialista Pia Locatelli.

“Si può essere critici verso le Istituzioni e i loro rappresentanti, ma non si può consentire che questi vengano messi alla gogna, definiti Casta per fatti non commessi e che comunque non sarebbero di per sé censurabili. Una cosa è la libertà di stampa, di pensiero e di parola, altra l’insulto e l’incitamento all’odio che danneggiano seriamente la democrazia e che vanno immediatamente stoppati e condannati, sia che si tratti di Grillo, sia che si tratti di Travaglio”.

È la nuova politica dove per acquistare consensi si dà qualcuno in pasto alle belve ben consci che grazie all’anonimato saranno molti quelli pronti ad azzannarlo. Poi gli insulti verranno fatti passare per opinioni e per volontà dei cittadini. Il tutto in nome di una presunta ‘democrazia della rete’ che altro non è se non fascismo mediatico.

Cecilia Sanmarco

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Commenti all'articolo
  1. Assurdo,In piena crisi,una deputata esige la parità con un parrucchiere per signora,pagato dagli italiani e la Boldrini,con una spending review farlocca,l’accontenta.
    Doveva abolire il servizio del barbiere,lautamente pagati,che andassero a lavorare in fabbrica,vorrei vedere se prenderebbero dai 40 ai 150 mila l’anno. …..spero che le elezioni vengano presto.

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