martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

IL TORMENTONE
Pubblicato il 30-06-2014


Riforme-Senato-Renzi

Con l’inizio del voto in Commissione affari costituzionali del Senato, si apre una settimana decisiva per le riforme e ricomincia il tormentone del sì o no all’elezione diretta dei senatori. La maggioranza … per ora tiene: sono infatti stati bocciati degli emendamenti (15 a 11) su cui i relatori e il governo avevano espresso parere negativo. I senatori di Forza Italia hanno votato con la maggioranza. L’unico a votare contro è stato Augusto Minzolini. Ma è solo l’inizio. Rimane l’incognita del voto dell’Assemblea i cui equilibri possono essere diversi soprattutto dopo il rafforzarsi del gruppo dei dissidenti: i trentasei senatori che hanno depositato un sub-emendamento con lo scopo di riproporre il Senato elettivo. Un gruppo che è cresciuto negli ultimi giorni e che forse potrebbe aumentare ancora dopo l’ultima adesione di Tito Di Maggio che ha portato a 19, tra cui il socialista Enrico Buemi, i senatori di maggioranza che si sono schierati per l’emendamento Chiti-Mauro.

Le incognite in campo sono diverse. Molto dipenderà dall’atteggiamento che assumerà Forza Italia. Il senatore di FI, Lucio Malan, intervistato da Radio Città futura, ha affermato che “l’ultima versione rispetto alla precedente è quasi un capolavoro, ma c’è ancora molto da lavorare”. E rimanda il tutto a giovedì: “Certo ora è un testo del quale si può parlare. Noi lo faremo giovedì in una riunione congiunta dei parlamentari e nell’occasione chiederemo altri miglioramenti. Di certo non siamo disposti a votare qualunque cosa. Piuttosto che un Senato del genere, meglio nessun Senato”.

Renzi invece è più convinto che mai che per Berlusconi l’unico modo per non essere emarginato sia quello di partecipare ai tavoli che contano. E quello delle riforme istituzionali è uno di quelli. Per Forza Italia infatti rimanere all’interno di questa fase “costruttiva” è un modo per poter far sentire con più forza il proprio peso, ormai numericamente meno consistente di un tempo. Dall’altra parte il Movimento Cinque Stelle che ha lanciato oggi un invito su Twitter al presidente del Consiglio tramite il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio: “Renzi, non c’è tempo da perdere e tanto da fare. Noi siamo pronti. Incontriamoci giovedì per la legge elettorale”. Ma è da vedere se questo non sia invece solo un atteggiamento strumentale con l’obiettivo di far saltare il banco.

Alla vigilia di questa settimana cruciale le dichiarazioni non sono mancate. Ha iniziato il relatore Calderoli, secondo il quale tutto procederà secondo programma. “Le riforme – ha spiegato – sono come un Diesel: finora abbiamo scaldato le candelette, ora si va avanti senza perdere tempo”. Il senatore del Pd Vannino Chiti, presentatore dell’emendamento pro senato elettivo, apre una polemica con la vice segretaria del Pd Debora Serracchiani che in una intervista aveva affermato che Chiti essendo sempre stato per il sistema tedesco dovrebbe apprezzare l’impianto di riforme del governo. “Il superamento del bicameralismo paritario – ha detto Chiti – è per me una priorità da sempre. Ma se quello proposto dal governo è il modello tedesco, allora l’Italia si appresta a diventare campione del mondo del calcio. Serracchiani – ha aggiunto Chiti – può facilmente verificare che nel Senato tedesco, il Bundesrat, siedono solo i governi regionali, non consiglieri e sindaci; che i rappresentanti di ogni Regione votano in modo unitario, non si creano maggioranze e opposizioni secondo una dinamica politica; che il Bundesrat, sulle leggi non bicamerali, può proporre modifiche che il Bundestag, la Camera tedesca, può respingere solo con la stessa maggioranza con cui sono state proposte. Infine verifichi che il Bundestag è eletto non con un maggioritario più o meno forte ma con una legge proporzionale con sbarramento al 5%. Per me, oggi come ieri l’alternativa a un modello tedesco reale è l’elezione diretta dei senatori da parte dei cittadini, in concomitanza con quella dei Consigli regionali. Su materie così delicate come la revisione della Costituzione – ha concluso Chiti – è importante muoversi con serietà, evitando slogan approssimativi”.

Sullo stesso tenore Pippo Civati, del Pd che nel suo blog scrive: “Logica e serietà vorrebbero che, dopo la riforma del Senato, si sciogliessero entrambe le Camere, e si tornasse a votare, con una nuova legge elettorale, per dare al Paese una maggioranza scelta dai cittadini, contemporanea e compiutamente legittimata. Peccato che in decine di migliaia di dichiarazioni questo passaggio non si sia mai letto. E che nessuno, nemmeno il Presidente della Repubblica, l’abbia mai fatto notare”.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Condivido le posizioni e le proposte di Vannino Chiti e del Compagno Buemi, il quale sembra sia lasciato solo dalla Segreteria PSI per non dispiacere a Renzi. La politica è coerenza e coraggio e i veri Socialisti hanno la dignità di difendere le cose giuste.

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