lunedì, 25 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Inps, Durc interno negativo: nuovi chiarimenti
Pubblicato il 26-06-2014


Con il messaggio n. 2889 del 27.2.2014 l’Inps ha delineato il nuovo sistema di gestione del Durc interno, cui sono subordinati i benefici normativi e contributivi previsti dalla normativa in materia di lavoro e legislazione sociale; con il successivo messaggio n. 4069 del 14.4.2014 l’Istituto ha previsto che, a decorrere dal mese di maggio 2014 sarebbero stati inviati i primi “preavvisi di Durc interno negativo”, contenenti l’invito a regolarizzare la posizione contributiva. L’articolo 31, comma 8, del decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 stabilisce al riguardo che – ai fini del rilascio del Durc – l’invito a regolarizzare la propria posizione sia inoltrato al contribuente mediante posta elettronica certificata (Pec), direttamente o per il tramite dell’intermediario, abilitato ai sensi della legge 11 gennaio 1979, n. 12. In conformità a tale disposizione di legge – e a parziale modifica di quanto indicato nel messaggio 2889/2014 – l’Ente assicuratore precisa che il preavviso di Durc interno negativo viene trasmesso tramite Pec all’intermediario; nel caso in cui non sia disponibile l’indirizzo Pec dell’intermediario, il preavviso viene spedito all’indirizzo Pec dell’azienda ovvero del suo titolare/legale rappresentante; in mancanza di indirizzo Pec, la comunicazione viene inviata all’azienda con Raccomandata. Con l’occasione l’Inps ricorda che il processo di inoltro della Pec si considera positivamente concluso soltanto all’atto della ricezione della ricevuta che attesta l’effettiva consegna al destinatario. Tale processo può terminare con esito negativo anche nell’ipotesi in cui, pur essendo stata recapitata la comunicazione, non sia andata a buon fine la sola restituzione della ricevuta di consegna. In tal caso si provvederà a emettere una nuova comunicazione, sostitutiva della precedente. I 15 giorni utili alla regolarizzazione decorreranno dalla data di notifica della successiva, nuova comunicazione, regolarmente arrivata come attestato dalla notifica di consegna.

Dilazioni di crediti in fase amministrativa o presso gli Agenti della riscossione

La presentazione della domanda di dilazione nei 15 giorni assegnati dal preavviso di Durc interno negativo impedisce – senza necessità che gli uffici periferici dell’istituto effettuino forzature – la trasformazione del semaforo da giallo in rosso; ciò significa che il semaforo giallo rimane sospeso fino al termine entro il quale deve essere definita l’istanza di dilazione ovvero – nell’ipotesi di accoglimento dell’istanza – fino al termine entro cui il datore di lavoro deve corrispondere la prima rata . Scaduti tali termini, i sistemi informativi centrali verificheranno l’esito positivo/negativo del procedimento ed elaboreranno il Durc interno corrispondente; in questa fase di avvio del sistema – conformemente a quanto illustrato con il messaggio 2889/2014 – tale Durc interno varrà anche per i mesi pregressi. In casi particolari, in cui la rateazione del debito contributivo sia avviata tardivamente per cause non imputabili al datore di lavoro, sarà possibile annullare il Durc negativo (forzando il semaforo contrassegnato con il lucchetto chiuso); al riguardo – segnala opportunamente l’Ente previdenziale – verranno impartite alle Sedi territoriali indicazioni più dettagliate.

PA, Madia: scambio tra generazioni e maternità per precarie

Occorre uno scambio tra generazioni per trasferire conoscenze nella Pubblica Amministrazione ed una estensione dei congedi per maternità a tutte le lavoratrici precarie. Così si è recentemente espressa il ministro della P.a., Marianna Madia, in una intervista a tutto campo con Maria Latella su Skytg24 in cui ha spiegato che ”non è detto che a sapere le cose siano le persone più vicine alla pensione, bisogna valorizzare le generazioni di mezzo, dei 40-50-60enni perché è necessario un incontro tra generazioni” per evitare la ”patologia per cui gli anziani non incontrano i giovani ai quali trasferire conoscenze”. E sul diritto alla maternità ha sottolineato che ”è stato conquistato dalle generazioni che mi hanno preceduto e penso che vada allargato anche a tutte le mie coetanee che da precarie non ce l’hanno”.

Ha affermato quindi di aver pensato ”di prendere un periodo di maternità”, dopo la nascita di sua figlia, ma ”mi sono resa conto che siamo a un passaggio storico” con il governo Renzi, ”una squadra unita e compatta” con ”tante cose complicate da fare”. E il ministro ha precisato che l’esecutivo Renzi ”è un governo di legislatura” e ribadendo le parole del premier ha aggiunto che ”non siamo noi a decidere quando finirà la legislatura”. Sullo spinoso nodo delle prefetture ha puntualizzato che l’esecutivo non vuole chiuderle tutte. ”Non diciamo che sono inutili, svolgono un ruolo fondamentale” e il piano del governo è di ridurne il numero, ”accorpandole per migliorarne l’efficacia e l’efficienza”.

Sui tre milioni e mezzo di persone che lavorano nella P.a., ha rilevato invece che ”non sono troppi” anche se ”in media hanno una età troppo elevata”. E proprio sui dipendenti pubblici è tornata la polemica con l’ex numero uno del dicastero, Renato Brunetta: Madia ha detto che l’ex ministro della P.a. ha adottato un ”approccio sbagliato” nel cercare di fare la sua riforma. Ha evidenziato che ”Brunetta ha pensato di poter fare una riforma contro i dipendenti pubblici” e non contro i meccanismi della P.a., che ”non valorizzano le persone”. Immediata naturalmente è arrivata la replica del capogruppo alla Camera di Forza Italia. ”Povera Marianna Madia, ministro pro tempore e a sua insaputa della Semplificazione e della Pubblica amministrazione”, ha risposto Brunetta. ”Continua a ripetere banali luoghi comuni non conoscendo affatto la materia che è stata delegata a trattare. Evidentemente non ha studiato, non ha studiato le riforme Cassese, Bassanini, Frattini, per non parlare delle riforme Brunetta”.

Ocse: aumento mercato servizi rafforza crescita e occupazione

Il settore dei servizi offre “enormi opportunità” per sostenere la crescita e l’occupazione, a patto di ridurre le barriere esistenti a livello internazionale. Lo sottolinea l’Ocse in una ricerca appena diffusa in cui ricorda come il mercato dei servizi rappresenti più dei due terzi del Pil globale e la fonte maggiore di occupazione nella maggior parte delle principali economie. Eppure, aggiunge, l’organizzazione, la sua quota nel commercio globale è assai inferiore al suo peso nell’economia mondiale, per via degli ostacoli legali e normativi.

A tale proposito, l’Ocse ha creato un indice sulle restrizioni al settore dei servizi (Stri) per valutare la situazione nei principali paesi. Dalla ricerca dell’Ocse emergono i “notevoli benefici legati anche a piccole riforme che possono aumentare le esportazioni fra il 3 e il 7% con un taglio dei prezzi delle importazioni che puo’ arrivare al 10%”. In una scheda dedicata al nostro paese, l’Organizzazione rimarca come “le normative sono relativamente aperte” anche se l’Italia – dove i servizi pesano per i due terzi del Pil e dell’occupazione – “potrebbe accrescere l’efficienza della sua economia dando priorità a riforme che aumentino la concorrenza nei mercati dei servizi”. Ciò vale “in particolare nei trasporti e nell’industria del business”.

Economia: il lavoro flessibile favorisce innovazione e occupazione

Il lavoro agile o flessibile favorisce l’innovazione e la nascita di nuove aziende. E’ quanto emerge da una recente ricerca condotta da Regus, fornitore globale di spazi di lavoro flessibili. Regus ha chiesto ai partecipanti di indicare quali misure questi considerassero fondamentali per lo sviluppo dei cosiddetti ‘intraprenditori’. Oltre la metà delle imprese italiane ha identificato come prima scelta i programmi di aggiornamento delle abilità (59%). A seguire, il lavoro flessibile in termini di orario o luogo (46%) e il mescolare personale con ruoli differenti (35%). Si tratta delle stesse tre scelte che emergono dall’indagine a livello mondiale (che ha coinvolto 19.000 imprenditori e dirigenti in 98 paesi), seppure con l’inversione dei primi due e con percentuali diverse: nel mondo, infatti, al primo posto c’è il lavoro flessibile (48%), al secondo i programmi di aggiornamento (42%) e al terzo il mischiare personale con ruoli differenti (36%). Il 61% degli intervistati pensa che nel corso degli ultimi cinque anni l’imprenditoria nel proprio settore sia diminuita: un dato in netto contrasto con la media mondiale, che vede invece un 49% ritenere che sia aumentata. Solo il 6% ritiene che l’imprenditoria femminile sia cresciuta.

I settori ritenuti più promettenti per lo sviluppo di nuove attività sono risultati essere: l’IT (hardware e software) con il 40%, le utilities con il 40% e, più staccata, la consulenza e i servizi per le aziende con il 25%. “Considerato che le piccole imprese – ha commentato Mauro Mordini, general manager di Regus in Italia – rappresentano oltre il 90% delle aziende e più dei tre quinti dell’occupazione nella maggior parte delle economie, risulta evidente il motivo per cui l’imprenditoria va incoraggiata e fatta crescere”. “Le aziende hanno iniziato ad apprezzare molto – ha continuato Mordini – anche la potente spinta innovativa degli imprenditori e cercano pertanto di promuovere lo spirito imprenditoriale tra i propri dipendenti. Quindi come si può incoraggiare un atteggiamento imprenditoriale?”. “Il lavoro flessibile non solo – ha avvertito – sfrutta la domanda dei dipendenti di un miglior equilibrio tra vita privata e lavorativa, consentendo loro di lavorare negli orari che preferiscono e da sedi diverse, ma li aiuta anche a mescolarsi con colleghi con ruoli diversi, perfino di aziende diverse, ampliando notevolmente la loro mentalità e le esperienze. La flessibilità e la diversità dei punti di vista possono davvero aiutare le persone a pensare fuori dagli schemi, alla ricerca dell’innovazione”.

Carlo Pareto

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