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Opinioni e commenti
 

Istat, il Pil cala in Italia
e precipita nel Mezzogiorno
Pubblicato il 06-06-2014


Pil-caloNel 2013 il Pil è diminuito dell’1,9%. Un dato negativo. Ma questo già si sapeva. Non è una cosa inattesa. La brutta notizia è un’altra e arriva dai dati pubblicati dall’Istat nelle stime divise per area territoriale. Da qui si vede quanto sia forte la differenza tra nord e sud. Infatti la caduta del prodotto interno lordo, non è stata omogenea nel territorio nazionale: neanche a dirlo è stata molto più accentuata nel Mezzogiorno. A fronte di un calo nazionale, come detto, dell’1,9%, il sud ha fatto registrare una riduzione del Pil in volume del 4%, quindi doppia rispetto al dato complessivo.

L’Istat nel rapporto segnala “una dinamica piuttosto diversificata, con una riduzione decisamente meno marcata rispetto a quella media nazionale nel Nord-Ovest (-0,6%), poco meno intensa nel Nord-est (-1,5%), in linea con il dato nazionale nel Centro (-1,8%).

Nel Nord-Ovest, spiega l’istituto, le forti diminuzioni del valore aggiunto registrate nel settore primario (-3,1%) e nell’industria (-3,3%) sono state in buona parte controbilanciate dall’aumento dell’1,1% nei servizi. Nel Nord-Est la contrazione dell’attività economica è decisamente più accentuata nel settore dell’industria (-3,4%), meno marcata in quello terziario (-0,4%). L’agricoltura, in controtendenza, ha registrato un aumento del valore aggiunto del 4,7%.

Nel Centro la diminuzione del valore aggiunto ha avuto intensità simili nei tre settori: -1,2% nel settore primario, -1,4% nell’industria e -1,5% nel terziario.
E ora il Mezzogiorno. I risultati particolarmente negativi si registrano sia per l’industria che per i servizi, con cadute del valore aggiunto rispettivamente dell’8,3% e del 3,1%. L’agricoltura ha segnato un calo moderato, pari allo 0,3%.
Lo stesso vale per l’occupazione che a livello territoriale rispecchia le dinamiche del valore aggiunto. Nel Mezzogiorno si registra la diminuzione più marcata (-4,5%) e nel Nord-Ovest quella più contenuta (- 0,3%), mentre Nord-Est e Centro mostrano cali, rispettivamente, dell’1,6% e dell’1,2%.

Ma è soprattutto sul fronte industriale che si registrano le maggiori disparità territoriali: nel Mezzogiorno (-7,7%) e più contenuto nelle regioni del Centro (-0,7%). Nelle regioni del Nord la riduzione di occupazione nell’industria è pari a -3,5% nel Nord-Est e a -2,9% nel Nord-Ovest.

Dati che rispecchiano una situazione drammatica sottolinea il Codacons che ricorda come “quasi la metà dei cittadini che versano in condizioni di povertà assoluta risiede nel Mezzogiorno. Mentre la Cia, Confederazione italiana agricoltori, sottolinea la gravità dei danni prodotti dal drammatico effetto combinato, disoccupazione, soprattutto giovanile, e del calo drastico del reddito disponibile.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. Il PIL del Mezzogiorno non può non decrescere e chi si meraviglia, non capisce il processo in atto da molti anni. I settori, su cui ha fatto affidamento nel passato ( edilizia e auto), sono diventati saturi e si è messo in moto il fattore moltiplicatore negativo. Per ogni posto perduto nell’edilizia si sono persi 10 posti nell’indotto.
    Inoltre, la fuga dei giovani (energie e consumatori) ha fatto diminuire consumi e investimenti. Non aver capito il passato è grave , ma è demoniaco pensare che con l’attuale Governo sia cambiato qualcosa. Invece di dare 80 euro (elemosina ai sindacati mendicanti-aumento della ritenuta sindacale) a chi sta bene, si poteva assumere 1.000.000 di giovani, facendoli lavorare nella difesa dell’ambiente. Mi fermo, sperando che i socialisti aprano gli occhi e riprendano le lotte socialiste, contro un governo della confindustria, dei poteri forti e della Massoneria.

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