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Opinioni e commenti
 

LA FRUSTATA DI DRAGHI
Pubblicato il 05-06-2014


Inflazione-crisi

Tasso di riferimento dallo 0,25 allo 0,15 e tasso sui depositi ‘overnight’ delle banche presso la Bce che scende per la prima volta in negativo a -0,1 per cento in un pacchetto di misure straordinarie per stimolare la ripresa e sfuggire alla deflazione riportando l’inflazione al 2%. La nuova frustata all’economia del Vecchio Continente è arrivata pochi minuti prima della fine del G7, con l’impegno esplicito di Mario Draghi a fare ancora di più se ce ne sarà bisogno lasciando intravedere un’operazione di ‘quantitative easing’, sul modello di quanto già fatto dalla Federal Reserve per tirare fuori l’economia Usa dal baratro in cui era sprofondata dopo il 2008, ovvero l’acquisto massiccio di titoli di Stato pubblici e Bond privati sul mercato secondario.

Draghi ha annunciato, tra l’altro, lo stop alla sterilizzazione dei titoli del piano Smp (Securities Market Program) varato nel 2010 per immettere nuova liquidità nel sistema monetario per circa 170 miliardi di euro; un pacchetto di misure per risollevare il credito preannunciando l’acquisto degli ABS, (Asset-Backed Securities), per finanziare le piccole e medie imprese e infine ha annunciato due nuove operazioni di maxi rifinziamento alle banche, però questa volta “mirate” al riutilizzo di questi fondi a favore di famiglie e imprese con l’esclusione dei mutui per l’acquisto di casa dove c’è il rischio di favorire una nuova bolla speculativa.

Questa ultima misura simile alle due Ltro (Longer-Term Refinancing Operations) da più di 1000 miliardi varate fra fine 2011 e inizio 2012, sono state ribattezzate TLTRO (Targeted longer-term refinancing operations) proprio perché, come si dice chiaramente nel documento della Bce, sono ‘indirizzate’ (targeted) ad aumentare i prestiti al settore non finanziario. «Il totale combinato consentito inizialmente – dice Draghi – è di 400 miliardi di euro. Altri due “Tltro” saranno condotti a settembre e dicembre 2014». «Inoltre – aggiunge – da marzo 2015 a marzo 2016 a tutte le banche sarà consentito di prestare trimestralmente fino a tre volte l’ammontare dei loro prestiti netti al settore privato non finanziario dell’euro esclusi i mutui». L’intento esplicito delle misure è quello di spingere le banche a non trattenere liquidità, a prestare più facilmente il denaro e a riportare l’inflazione al 2% per far ripartire i consumi e migliorare il rapporto PIL-Deficit (quello dell’Italia è al 135%) in una gigantesca operazione che potrebbe però essere alla fine solo di maquillage finanziario per gli Istituti di credito.

Funzionerà? Finora Draghi era rimasto fermo sia per poter costruire il consenso più largo possibile dei partner europei, e i particolare dei riottosi tedeschi, sia perché le elezioni sconsigliavano vivamente dall’introdurre il tema di queste misure straordinarie nel dibattito politico pena la rissa e il fallimento. Comunque il presidente della BCE ha anche spronato i governi europei a realizzare riforme innanzitutto fiscali con l’obiettivo dell’omogeneità del fisco in tutta l’Unione europea.

Tra i primi a complimentarsi il Fondo Monetario Internazionale, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, la Francia per bocca del ministro delle Finanze, Michel Sapin, che plaude alle misure “molto potenti”, “senza precedenti”. “No comment” della Cancelliera Angela Merkel mentre per il presidente dell’associazione delle casse di risparmio tedesche, Georg Fahrenschon, il nuovo taglio dei tassi anziché dare “impulso all’economia nei Paesi in crisi” “renderà ancora più insicuri i risparmiatori in tutta Europa e distruggerà il valore dei patrimoni”.

I primi effetti si sono fatti sentire sulle Borse che in Italia hanno mantenuto risultati positivi anche in chiusura (+ 1,52%), e sullo spread con il tasso dei BTP a 10 anni sceso al 3,06.

“Ora non ci sono piu’ alibi. Tutto quello che si poteva chiedere a Francoforte – ha spiegato il presidente della commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia – arriva con alcune sorprese positive in più. Le misure straordinarie messe in campo all’unanimità dalla Bce e diffuse oggi dal Presidente Mario Draghi sono un’indiscutibile garanzia di attivismo della Banca Centrale contro i pericoli di questa complessa fase economica”. “Da oggi spetta alla politica europea non perdere più tempo, archiviare l’austerity e inaugurare con chiare assunzioni di responsabilità la stagione degli investimenti finalizzati allo sviluppo e alla crescita”.

Abbiamo chiesto al professore Nicola Scalzini, economista e già capo dell’ufficio economico di Palazzo Chigi, un giudizio su quanto deciso dalla Bce.

Professor Scalzini, generale soddisfazione rispetto all’abbassamento dei tassi della BCE. Come valuta l’intervento del governatore Draghi?

A mio avviso si tratta di un intervento addirittura scontato, non originale, non dovrebbe fare nemmeno notizia. Senza dubbio un intervento molto positivo: nessuno può essere contrario, in una situazione di tendenziale deflazione, ad abbassare i tassi di interesse. Draghi ha voluto promuovere, di fatto, una forma di distribuzione della liquidità.

Come funziona questo meccanismo?

Intanto, appunto, affrontando il problema dei tassi. Una mossa eccellente se la si unisce alla creazione di un costo per le banche che tengono in deposito presso la BCE le proprie risorse: in questo momento si costringono le banche a impiegare questi soldi, a darli a imprese e famiglie invece di tenerli congelati.

Ma, non c’è il rischio che siano i lavoratori dipendenti e le fasce medie in generale a pagare questa “operazione”?

Ma un aumento dell’inflazione così basso non lo paga nessuno. Dobbiamo considerare che, date le condizioni obiettive, in Italia ad esempio siamo con una inflazione che sta molto al di sotto degli obiettivi della BCE che si attestano al 2 per cento. Il nostro Paese è allo 0,5, il minimo storico dal dopoguerra, una situazione che ci crea danni da un punto di vista finanziario.

Quali sono dunque i vantaggi?

Innanzitutto un po’ di inflazione in più svaluta il debito e dà alle imposte, al cosiddetto fiscal drag, una carica in più per cui le entrate aumentano molto di più della spesa se l’inflazione è maggiore. Migliora il rapporto tra debito e PIL perché con un po’ di inflazione il PIL aumenta a livello monetario. Inoltre, i consumi in una situazione di inflazione più alta non vengono rinviati perché ci si aspetta che aumentano prezzi. Immettendo liquidità nel sistema europeo, l’inflazione si tramuta in un motore per la ripresa.

Descrive ottimisticamente una serie di ricadute positive. C’è dell’altro?

Questo che si nasconde dietro questa manovra non riguarda solo l’obiettivo, pensato da Draghi che ha sempre un occhio di riguardo per la situazione italiana, di pagare di meno i prestiti e di pagare meno debito. C’è anche il piano di abbassare il valore dell’Euro svalutandolo. Si tratta di margini lievi, ma la tendenza è quella di fare una politica di taglio dell’Euro.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Il pacchetto di misure presentato da Draghi mira prima di tutto a ricostruire il capitale delle banche eroso nella crisi e a liberare i loro bilanci da qualche problema.

    Ufficialmente la liquidità

    per 400 miliardi offerta agli istituti andrebbe usata per fare prestiti alle piccole imprese: se ciò non avverrà, scatta una penalizzazione. Ma nella sostanza le cose possono andare in modo diverso. Una banca può presentarsi allo sportello della Bce in settembre, chiedere una somma pari al 7% di tutto il suo portafoglio prestiti, e comprarci titoli di Stato. È un modo facile e sicuro per guadagnare molto: i prestiti dell’Eurotower costano lo 0,25%, mentre i Btp italiani o i Bonos spagnoli a dieci anni rendono il 3%. Questo margine avrà una serie di effetti a catena, poiché verrà maturato su decine di miliardi per ogni grande
    istituto.

    In primo luogo genererà vasti guadagni, sui quali la banca sarà poi felice di versare una piccola penalità alla Bce nel 2016, se non avrà fatto abbastanza prestiti alle imprese. Quindi garantirà che per anni ci siano forti compratori di Btp, i quali dunque ridurranno gli spread sui titoli tedeschi malgrado l’aumento continuo del debito italiano. Infine questo ingranaggio fa sì che i contribuenti, di fatto, senza saperlo ricapitalizzino le banche stesse attraverso le cedole sui titoli di Stato in mano alle banche. Già oggi il Tesoro, guidato da Pier Carlo Padoan, paga alle banche ogni anno oltre 15 miliardi in interessi sui titoli di Stato che esse detengono.

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