mercoledì, 18 ottobre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

La ‘mutazione genetica’
del PD renziano
Pubblicato il 13-06-2014


Da lunedì 26 aprile i politologi che scrivono per i grandi giornali o frequentano gli stucchevoli talk show delle televisioni fanno a gara per scoprire le ragioni che hanno determinato lo straordinario successo di Matteo Renzi alle elezioni europee. Sono analisi ricche del senno di poi, dal momento che nessuno aveva previsto che il PD renziano avrebbe superato il 40 per cento dei suffragi.

Poiché non condivido molte delle argomentazioni che vengono da più parti evocate, esprimo senza alcuna iattanza la mia opinione.

Metto al primo posto la saggezza di molti italiani che, non avendo mai votato per il PD, hanno deciso di votarlo in questa occasione. Il direttore di questo giornale ha scritto in un suo editoriale che la vittoria di Grillo avrebbe gettato nel caos questo scombinato Paese.

La notte del 25 maggio, mi è anche venuta alla mente una antica conversazione con Loris Fortuna. “Gli italiani – mi diceva il padre del divorzio – sono una razza strana. Seguono in politica, anche a proprio danno, vie sbagliate. Ma hanno un sesto senso. Quando constatano che è in grave pericolo il futuro del paese, sono saggi, almeno nella loro maggioranza: scelgono la via che può salvare la Nazione”. Vedeva giusto.  E’ stato così il 18 aprile del ’48,quando ha vinto De Gasperi; è stato così in occasione dei referendum sul divorzio e sull’aborto; è stato così quando si è votato sul decreto di San Valentino di Bettino Craxi.

Anche oggi molti degli italiani ha votato per Renzi lo hanno fatto sospinti dalla consapevolezza che un nuovo risultato “alla Bersani” del PD  avrebbe gettato l’Italia nel caos: un Paese allo sbando in campo europeo e mondiale.

Metto al secondo posto la consapevolezza che una stagione politica è irrimediabilmente finita e che si è diffusa la necessità di liquidare la classe dirigente del maggior partito della sinistra che negli ultimi vent’anni ha saputo soltanto far la guerra a Berlusconi, anche perdendola, ed ha concorso, con i seguaci di Berlusconi, a ridurre l’Italia nello stato disastroso in cui versa. Sta dunque finendo la Seconda Repubblica. Il post-comunismo ed il catto-comunismo presentano un bilancio fallimentare. Nella sconfitta odierna di Occhetto, D’Alema, Veltroni c’è anche una ragione di valenza storia: chi, con il crollo mondiale del comunismo, ha avuto torto dalla storia non aveva titolo per guidare l’Italia nel nuovo secolo. Avendo rivendicato per molti lustri la propria superiore diversità, la sinistra, conquistato il potere grazie alle inchieste della Magistratura, non era in grado di mietere nell’orto del vicino (l’espressione è di Togliatti). Chi oggi grida allo scandalo dei voti “catturati” da Renzi fra i ceti sociali che in passato avevano votato per il centro-desta, dimentica la regola fondamentale della democrazia: vince chi è capace di conquistare una fetta degli elettori che non lo avevano mai votato in passato. Ci è stato nel “campo di Agramante” non è un essere repellente.

Poi, ma non in ordine gerarchico, viene prepotentemente in rilievo la personalità di Renzi: il nuovo leader che è stato percepito come promotore di una salutare mutazione genetica e generazionale. Tim Kington sull’autorevole Guardian del 4 giugno scrive che Renzi ha fatto progressi “in slinging out the gerontocracy”. Tosling out, cacciar via, è quasi sinonimo di rottamare. Anche al tempi del nuovo corso di Craxi i comunisti accusavano il PSI di essere in preda ad una “mutazione genetica” e di cercare voti a destra con il “socialismo tricolore” e con l’appello “a tutti gli italiani che vivono del proprio lavoro”. È presto, molto presto per ritenere che Renzi avrà il successo che Craxi non ha avuto.

Insomma, mi domandano tanti amici: chi è questo Renzi, oltre che un fuoriclasse della comunicazione? E perché mai è riuscito a fare del primo partito della sinistra il “partito della Nazione”, come dice Alfredo Reichlin, vincendo la sfida in cui hanno fallito i discepoli di Togliatti-Longo-Berlinguer ?

Perché ha risuscitato la democrazia cristiana, come sussurra Cirino Pomicino sul Foglio, dove c’è chi lo chiama “fanfanetto”? Siamo fuori dalla realtà. Ho conosciuto molto bene Fanfani. Ha agito in un contesto storico-politico che è distante anni luce da quello attuale. Dunque, niente corsi e ricorsi di vichiana memoria. Il boy scout di Rignano è lontano anni luce dall’austero professore dell’Università Cattolica.

Serve semmai una riflessione di carattere storico. Le guerre e le grandi crisi economiche sono il lievito di nuove leadership. È quanto sta accadendo qui ed ora di fronte al crollo della seconda Repubblica. Certo, molti di noi avrebbero preferito che l’ex sindaco di Firenze avesse nel suo album di famiglia Carlo Rosselli anziché Giorgio La Pira, ed evitasse il bagno di folla del 2 giugno, che ha consentito a Scalfari di evocare Narciso. Si è come si è, avrebbe detto Leonardo Sciascia. Sta di fatto che Renzi ha finalmente immerso il PD nel calderone del socialismo europeo e che, almeno per ora non abbiamo altra speranza, per uscire dal pantano La navigazione sarà comunque tempestosa, perché dentro e fuori dal suo partito tenteranno di azzopparlo. Speriamo che si renda conto di questa semplice verità: chi gli ha confezionato la riforma del Senato e quella della la legge elettorale è stato un cattivo maestro. Diamo tempo al tempo, e constatiamo intanto che il premier si muove nei summit internazionali con autorevole efficacia, mostrando di conoscere le lingue che servono.

E poiché l’esegesi dei microcosmi consente spesso di capire meglio il corso degli eventi, torna utile uno sguardo ad alcuni risultati elettorali di casa nostra. In molti comuni al successo del PD nelle elezioni europee fa da contrappasso l’insuccesso delle liste che fanno capo al PD locale, sconfitte dalle liste civiche. Il caso più eclatante, che mi ero azzardato a prevedere, è quello di Langhirano, la capitale del prosciutto, terra di garibaldini e luogo di nascita di quel grande italiano che è stato il sen. Giacomo Ferrari. Qui prima il PCI, poi la nomenclatura post-comunista sono al comando dal 1945. Bene: alle elezioni comunali la lista ufficiale del PD, di stampo vetero-emiliano, ha raccolto il 20 per cento dei suffragi, sconfitta da una lista civica, guidata da un renziano non iscritto al PD, che ha conquistato il 72 per cento. È il segno dei tempi. Renzi non lo sa, ma questo è forse il caso più vistoso delle sue tante rottamazioni.

Fabio Fabbri 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Grazie per l’interessante articolo e buona domenica.
    Certo che la “casa socialista” ha sempre cose interessanti da dire e da offrire al pubblico dibattito e credo che c.d. il socialismo diffuso necessiti di una classe dirigente degna di tal nome, piuttosto che quella riconfermata al Congresso di Venezia

  2. Renzi ha vinto facile. Nel PD i capi facevano resistenza ma erano arrivati al capolinea.
    Alle europee aveva come avversario un comico ed un leader anziano.
    Sebbene sempre ritardataria l’Italia si è accorta che un cambio generazionale ci voleva, a prescindere.
    Cosa potrà accadere adesso?
    Il gioco è sempre lo stesso: bipolarismo o no.
    Credo che in Italia il bipolarismo finisca con Berlusconi. Non siamo adatti al bipolarismo, ognuno vuole la sua parrocchia. Prendiamo atto che il proporzionale è la nostra ricetta, magari sbarramento al 4%.
    Quanto al PSI è forse il caso di parlare anche di noi, e non di fare i commentatori delle gesta altrui.
    La nostra prima battaglia dovrebbe essere il proporzionale, poi cercare nuove strade per riportare in auge la nostra tradizione, eliminata dal PD.Ad eliminare i comunisti ci ha pensato Renzi, grazie. A far risorgere i socialisti dobbiamo pensarci noi pero’.

  3. Lei ha impostato il suo pensiero principalmente sulla mutazione genetica del PD renziano ma è proprio questo che mio avviso non va o non dovrebbe stare bene al pensiero socialista. Renzi con la sua capacità oratoria in quanto onestamente non ha un progetto complessivo per il paese soprattutto per alleviare le disuguaglianze che nel nostro paese continuano ad aumentare, è riuscito andando a braccetto con Squinzi e contestualmente con Landini a farsi dare un po di voti. Che badate bene sono di meno di quelli che ha preso Veltroni, questo signore ha preso il 40,8 % del 55% che è andato a votare e che adesso fra l’altro contrariamente a quanto ripetuto nella campagna elettorale, che era esclusivamente un voto europeo, sta cercando di sfruttarlo arbitrariamente anche per piegare le resistenze interne come quelle sulla riforma del Senato. Io dico che i socialisti non dovrebbero gioire tanto da questa situazione, in quanto proprio adesso che la storia ha dato ragione ai socialisti si vedono costretti a stare in un contenitore indistinto dove, credo di socialismo ci sia ben poco. Né basta a mio avviso che Renzi abbia fatto aderire il PD al PSE fra l’altro con la condizione di superare il socialismo riformista Europeo, in quanto l’adesione al PSE è stata pensata da questo grande arrivista politico solo ed esclusivamente in chiave del semestre Italiano. Lei dice che ci si dimentica di una fondamentale regola democratica:vince chi è capace di conquistare una fetta degli elettori che non lo avevano mai votato in passato. Giusto ma questi elettori se provengono da quella parte della società che fino a questo momento si sono solo avvantaggiati anche della crisi degli ultimi anni vale la pena vincere ? Se a vincere sarà sempre quel 10% che detiene il 50% dell’intera ricchezza nazionale io credo che i socialisti con questa gente non ha nulla da spartire o no ? Ad esempio cosa abbiamo da spartire con la Guidi, con la Marcegaglia, con Colaninno che fra l’altro è il responsabile economico di questo grande PD, o ad esempio cosa avevamo da spartire con Calearo? Io credo che nel nostro paese c’é la necessità di una forte presenza socialista che abbia alla base le cose di sempre equità, uguaglianza e giustizia sociale.

Lascia un commento