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Opinioni e commenti
 

La piaga irachena. I jihadisti avanzano su Bagdad
Pubblicato il 18-06-2014


Prigionieri-Iraq-uccisi

Sono arrivati alle porte di Baquba, capitale della provincia di Diyala. Solo 60 chilometri da Baghdad. Fanno paura i ribelli dell’ISIS, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante; tanto che USA e Iran hanno deciso di discutere a quattr’occhi della crisi che preoccupa tanto Washington che Teheran. Nonostante la possibile collaborazione militare tra i due storici nemici sia stata smentita, è verosimile che le rispettive diplomazie stiano scambiando informazioni utili ad arrestare l’avanzata dei jihadisti sunniti. Del resto c’è un segnale abbastanza chiaro: proprio poco dopo l’annuncio dei colloqui, il ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha affermato che ci sono le condizioni perché «la Gran Bretagna riapra la sua ambasciata a Teheran», chiusa dal novembre 2011.

Di sicuro, nel frattempo, l’avanzata dell’ISIS non si ferma e punta a Baghdad; nelle ultime ore gli estremisti sunniti hanno conquistato la regione strategica di Tallafar, a ovest di Mosul, verso la frontiera con la Siria. Uno snodo importante che potrebbe rappresentare un corridoio strategico di collegamento tra gli insorti iracheni e quelli siriani.

Le Nazioni Unite, che hanno iniziato l’evacuazione di parte de personale presente nel Paese, per bocca dell’inviato speciale Nikolay Mladenov, definiscono gli insorti jihadisti come «una minaccia esistenziale» per l’Iraq e «un grave pericolo» per l’intera regione mediorientale. A conferma dell’analisi, da Ginevra il presidente della Commissione Onu d’inchiesta sulla Siria, Paulo Pinheiro, ha detto che «siamo più vicini che mai a una guerra regionale in Medio Oriente» e che «gli eventi nel vicino Iraq avranno ripercussioni gravi e violente per la Siria».

Data la gravità della situazione, il presidente Obama, che pochi giorni fa aveva annunciato che solo gli iracheni avrebbero potuto risolvere i problemi dell’Iraq, ha dichiarato che «l’Iraq avrà bisogno di ulteriore assistenza» da parte degli USA e che, tra la Casa Bianca e il Pentagono, «tutte le opzioni» sono aperte e sul tavolo. Gli Stati Uniti, per Obama, sono «pronti ad azioni militari quando sono minacciati gli interessi della sicurezza nazionale» americana. Nel frattempo un’altra nave da guerra statunitense incrocia nelle acque del Golfo persico: dopo la portaerei George H.W. Bush, che già da sabato scorso aveva fatto rotta verso il Golfo, la Mesa Verde, con a bordo 550 marine, offrirà supporto in caso di un intervento americano. E, nonostante pochi giorni fa Obama avesse smentito l’eventuale utilizzo di truppe di terra, la Casa Bianca ha disposto nelle ultime ore l’invio di 275 soldati a protezione dell’ambasciata americana nella capitale irachena.

In tutto il Paese, intanto, alle forze regolari dell’esercito continuano ad affiancarsi volontari civili che si uniscono alle truppe per contrastare l’avanzata jiahdista. Nonostante lo sforzo da parte del governo ufficiale, però, l’ISIS ha conquistato anche le città della valle del Tigri, a nord di Baghdad, zona da cui proveniva l’ex “rais”, Saddam Hussein. Proprio a seguito della caduta della città di Tallafar si sono diffuse voci di un intervento di caccia dell’aviazione siriana controllata dal presidente Bashar Assad che avrebbero aperto il fuoco contro posizioni degli insorti sunniti dentro il territorio iracheno. L’esercito iracheno ha ripreso in queste ore il controllo di Qaim, nella provincia occidentale di Anbar che, negli scorsi giorni era finita sotto il controllo dei jihadisti, mentre un altro segnale dell’allargarsi del fronte che si fa sempre più vicino a Baghdad si può leggere in quanto avvenuto in una stazione di polizia a nord della capitale dove 44 prigionieri sunniti sarebbero stati ‘giustiziati’ per impedirne la possibile liberazione da parte dei jihadisti. Lo scontro assume dunque sempre più i connotati della guerra di religione tra sciiti e sunniti, una caratteristica che accresce drammaticamente i timori di un allargamento dell’infezione ai Paesi confinanti.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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