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Opinioni e commenti
 

La Spagna cambia Re
Pubblicato il 02-06-2014


Rubalcaba, a sinistra, con il Re Juan Carlos

Rubalcaba, a sinistra, con il Re Juan Carlos

In piena celebrazione della nostra Festa della Repubblica arriva l’annuncio trafelato di Mariano Rajoy premier spagnolo in diretta tv. Il re di Spagna Juan Carlos I (nato in Italia 76 anni fa) ha deciso di abdicare in favore del figlio Felipe, principe delle Asturie, che molto probabilmente regnerà con il nome di Felipe IV.

Ancora non è chiaro quando formalmente ci sarà il passaggio del testimone perché il governo di Rajoy, stando all’articolo 57 comma 5 della costituzione spagnola dovrà per mezzo di ley organica creare un meccanismo legale per l’abdicazione che consenta al 46enne Felipe di salire al trono.
Per questo Rajoy ha convocato per domani un Consiglio dei ministri straordinario. “Spero che in tempi molto brevi le Cortes spagnole possano procedere con la nomina a re di quello che oggi è il principe delle Asturie”.
In un discorso alla nazione trasmesso in diretta tv intorno alle 13, due ore dopo l’annuncio di Rajoy, il monarca ha affermato che Felipe è pronto a regnare perché “incarna la stabilità della monarchia” e “ha la maturità e la preparazione necessarie”. Nello spiegare le ragioni della sua scelta, Juan Carlos ha detto che intende lasciare spazio a una nuova generazione più giovane, che “reclama di essere protagonista” e “merita di andare avanti, sicuro che mio figlio avrà l’appoggio della principessa Letizia”
Juan Carlos, era diventato re nel 1975, dopo la morte del Caudillo Francisco Franco. Traghettatore della democrazia in Spagna con poca esperienza da capo di Stato si fece apprezzare dagli spagnoli evitando il tentato colpo di Stato militare del 1981 del tenente colonnello Antonio Tejero. Recentemente lo stesso Juan Carlos disse che avrebbe voluto essere ricordato come “il re che ha unito tutti gli spagnoli”, archiviata la transizione e la democrazia spagnola navigava in acque sicure il re diventò una figura di rappresentanza in giro per il mondo ma con una funzione di stabilizzazione nelle regioni indipendentiste come la Catalogna e i Paesi Baschi.
Negli ultimi anni il monarca colpito da diversi problemi di salute e da una popolarità incrinata a causa degli scandali in cui è stata coinvolta la casa reale, ultima l’indagine in corso, che questa settimana dovrebbe vedere il rinvio a giudizio della figlia del re l’infanta Cristina, sul caso Noos che ha coinvolto il marito dell’infanta, Inaki Urdangarin, sospettato di avere sfruttato la sua posizione di duca di Palma di Maiorca per appropriarsi indebitamente di fondi statali, ottenendo contratti pubblici tramite l’istituto Noos fondato da lui e un socio d’affari.
Tanto che nel suo ultimo discorso alla nazione non ha fatto riferimento a agli scandali e a nessuna delle figlie, riservando parole solo per il futuro re di Spagna il principe Felipe.
Una decisione quella di Juan Carlos, che però va oltre la mera rottamazione generazionale, arriva una settimana dopo l’esisto delle elezioni che in Spagna hanno visto avanzare nuove formazioni politiche di sinistra che poco hanno da condividere con il bipartitismo che ha accompagnato la democrazia spagnola del dopo Franco. Un’accelerazione dei tempi, forse voluta per assicurarsi un passaggio di regno con un parlamento ancora calibrato su forze non espressamente antimonarchiche e repubblicane.
Intanto in queste ore, a seguito della diffusione della notizia dell’abdicazione, sui social network è partito un tam tam che diffondeva la voce di manifestazioni indette per le 20 in diverse città di Spagna. Si tratta di manifestazioni a favore della Terza Repubblica (la prima 1873-1874, la seconda 1931-1939), per chiedere la convocazione di un referendum in cui gli spagnoli possano decidere se mantenere o meno la monarchia. Un appuntamento al quale hanno aderito vari partiti e movimenti della sinistra spagnola, tra cui Izquierda Unida terzo gruppo nel Parlamento spagnolo, Podemos, il gruppo sorpresa delle elezioni europee del 25 maggio e la formazione ecologista Equo. Sulla stessa linea il movimento giovanile del Partito Socialista, il principale gruppo dell’opposizione spagnola, segnato da problematiche interne a seguito delle dimissioni del proprio segretario Rubalcaba.
Se per la Spagna il nome del successore di Juan Carlos è già scritto, per i socialisti la successione è complicata. Dalla riunione dell’esecutivo nazionale del partito è stato deciso che il 13 luglio, giorno della finale dei mondiali, tutti i militanti del PSOE potranno scegliere il nuovo segretario esito che verrà ratificato nel fine settimana del 27 luglio nel corso del 39.mo congresso straordinario, quando avverrà l’incoronazione del nuovo leader.

Sara Pasquot

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