lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Smartphone, la tassa d’autore di Franceschini
Pubblicato il 25-06-2014


Diritti-autore-SmartphoneÈ stato presentato con i migliori auspici il decreto Franceschini sul diritto d’autore: “il decreto corrisponde alle tante sollecitazioni del mondo della cultura. Solo un mese fa, oltre 4.000 autori hanno chiesto al governo di intervenire a tutela del diritto alla creatività e di monitorare i riflessi della costante e rapida evoluzione tecnologica nel mondo dell’arte”. Ma alla fine ha aperto la porta più a polemiche che a consensi. Note amare sono arrivate da Altroconsumo che ha lanciato un appello sottoscritto da oltre 60mila persone e da ANITEC. Claudio Lamperti, Vice Presidente Anitec e Presidente del Gruppo Elettronica di Consumo dell’associazione ha espresso poche ore fa il suo disappunto: “Volevamo attendere qualche giorno, affinché il testo del provvedimento fosse noto, prima di esprimere un giudizio ma rileviamo che ad oggi non è ancora, incomprensibilmente e poco trasparentemente, stato reso disponibile”. Infatti se il tema del provvedimento è chiaro – applicare una “tassa” sul prezzo di acquisto di un cd, un dvd, una pendrive usb, un pc, un tablet o uno smartphone, sul presupposto che ognuno di essi sarà utilizzato per scaricare contenuti coperti da diritto d’autore – resta ancora da definire il “quantum” dell’intervento del governo, considerato che sul sito del Ministero sono state anticipate, per ora, solo alcune tariffe
Perché tanta avversione? Non tanto perché il decreto apre la strada a un’ulteriore tassa dopo le quote del precedente decreto Bondi, ma la constatazione che questo aumento alla fine non serva per il diritto d’autore, ma finisca semplicemente nelle casse della SIAE. E ancora: si tratta di dispositivi utilizzati sempre meno per effettuare le operazioni per cui artisti e soprattutto detentori dei diritti chiedono un indennizzo per promuovere i giovani autori, è risaputo infatti che meno del 10% degli italiani scarica o duplica attraverso il tablet o il telefonino, ma piuttosto lo fa attraverso il pc; da qui la motivazione per cui sempre più italiani investono nell’abbonamento domestico e nella banda larga.

La cosa poi risulta alquanto strana soprattutto se si considera che ciò è risaputo proprio grazie a una ricerca commissionata lo scorso anno dall’ex ministro ai Beni culturali, Massimo Bray.
La polemica sull’equo compenso rimane specie se alla fine è destinato ad arricchire di fatto solo le casse della Siae, visto che in Italia viene soprattutto distribuito tra gli artisti più noti e importanti.

Le reazioni positive si sono registrate infatti solo tra i big dello spettacolo: al ministro Franceschini è arrivato un comunicato di ringraziamenti firmato da Caterina Caselli, Paolo Conte, Dori Ghezzi, Francesco Guccini, Raphael Gualazzi, Claudia Mori ed Ennio Morricone. Tantissime adesioni tra cui quelle di: Al Bano, Toto Cutugno, Cristina Comencini, Simone Cristicchi, Gigi D’Alessio, Tullio Depiscopo, Roby Facchinetti, Gianluca Grignani, Fiorella Mannoia, Amedeo Minghi, Mogol, Gianni Morandi, Laura Pausini, Pupo. Giuseppe Tornatore ha commentato: “bravo Franceschini” e Paolo Virzì ha detto che così “l’Italia si avvicina all’Europa”.

Cosa assolutamente errata se si considera che alla fine a “pagare dazio” (anche nell’accezione anacronistica) siamo solo noi: gli unici a pagare più di noi nell’Ue dei 28 sono i francesi, ma lì tra i nostri cugini d’oltralpe i venditori di supporti e dispositivi sono addirittura obbligati ad esporre, assieme al prezzo, l’importo dell’equo compenso da versarsi.

In ambito comunitario sempre più spesso la misura dell’equo compenso viene messa in discussione; anche recentemente una sentenza della Corte di Giustizia europea ha riportato il caso della Corte dall’Audiencia provincial de Barcelona per valutare la legittimità del sistema spagnolo di prelievo dell’equo compenso. La Corte ha chiarito che l’equo compenso per copia privata non può essere preteso qualora il supporto o il dispositivo non sia presumibilmente destinato alla realizzazione di una copia privata: in questo caso gli apparecchi  e i supporti acquistati in ambito professionale, e infatti è assurdo pensare che un’azienda acquisti apparecchi elettronici per copiare musiche e film.

Maria Teresa Olivieri

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