lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

L’EUROPA FLESSIBILE
Pubblicato il 27-06-2014


Europarlamento

All’inglese David Cameron, la nomina di Juncker proprio non è andata giù e smentendo la storia dell’aplomb britannico, ha riversato in un tweet un bel po’ di bile spiegando ai suoi fan di aver detto ai colleghi europei durante la riunione del Consiglio che «potrebbero rimpiangere per tutta la vita il nuovo processo” messo in atto per «scegliere il nuovo presidente della Commissione. Mi batterò sempre – ha giurato – per gli interessi della Gran Bretagna». Insomma a Cameron non è andato giù il voto a maggioranza che lo ha visto schiacciato nell’angolo con l’impresentabile premier ungherese Victor Orban. Alla fine, visto che Cameron non ne voleva sapere di trovare un accordo sul nome accettato da tutti, è finita 26 a 2. E non si sa se gli è bruciata di più l’essere stato messo in minoranza assoluta o l’essersi trovato al fianco di Orban.

Comunque superato questo scoglio – come ricordava la Merkel, non era scritto da nessuna parte che ci fosse per forza l’unanimità e non era sopportabile che Cameron imponesse a tutta l’Europa la sua linea dichiarando all’indomani delle elezioni che non avrebbe mai votato per Juncker – servirà un altro vertice, straordinario, che si terrà tra due settimane, il 16 luglio per completare il resto del cammino, cioè le altre nomine, con la presidenza del consiglio UE, i commissari, il presidente dell’Europarlamento; una girandola di nomi coinvolge tutti.

Con Juncker, esponente del PPE, alla presidenza della Commissione, quasi automaticamente la guida del Europarlamento va per la prima metà del mandato al PSE, mentre «va capito – ha detto il nostro Presidente del Consiglio – se in questo pacchetto i socialisti otterranno anche la presidenza del Consiglio europeo». Quanto all’Italia, ha spiegato che «se ci sono tre presidenze» al vertice delle Istituzioni, ovvero «Consiglio, Commissione e Bce, è difficile pensare che due presidenze spettino all’Italia», che ha già Draghi alla Bce. In questo modo Renzi ha tolto però di mezzo un nome importante, quello del suo predecessore defenestrato da Palazzo Chigi, Enrico Letta, come ipotesi per la guida del Consiglio Ue. Resta nell’ombra la discussione sul responsabile europeo della politica estera, casella per cui sarebbe stata indicata l’attuale ministra degli esteri Mogherini, ma anche un altro responsabile della Farnesina, nonché presidente del Consiglio, potrebbe occupare quel posto: Massimo D’Alema.

Nomine a parte, per tutta la notte gli sherpa si sono accapigliati sul documento programmatico, il documento Van Rompuy che deve disegnare il mandato della Commissione Ue nei prossimi 5 anni.

«Abbiamo ottenuto – ha detto Sandro Gozi, responsabile delle politiche Ue – quanto volevamo: ampi spazi di manovra» sul fronte della flessibilità con l’impegno a tenere conto delle riforme strutturali e la possibilità di sviluppare strumenti finanziari per progetti di investimenti nel lungo periodo». C’è un «contesto favorevole» ed «ora sta a noi fare le riforme».

Nell’ultima versione del testo, si legge anche che al fine di conciliare la disciplina dei conti pubblici nazionali con le esigenze della crescita e della creazione di posti di lavoro, occorre fare un «miglior uso» della flessibilità insita nelle regole comunitarie. Introdotto anche un riferimento esplicito al nodo delle «riforme strutturali», precisato il ruolo dell’Agenzia Europea Frontex, per quanto riguarda il capitolo immigrazione clandestina, come «strumento di solidarietà europea nella gestione dei confini» che deve «rafforzare la sua assistenza operativa, soprattutto per sostenere gli Stati Ue sottoposti ad una forte pressione ai confini esterni».

Il giudizio politico sul vertice che Renzi, ha dato alla fine della sua ‘prima volta’ è largamente positivo, ma – conoscendo il personaggio e la sua capacità di fare annunci – ci si sarebbe stupiti del contrario. «È stato un vertice Ue tosto e complicato, molto importante anche per l’ampiezza dell’agenda». Ritengo «molto molto buono dal punto vista della sostanza il documento europeo: per la prima volta il focus è sulla crescita. Insistere sulla crescita è una svolta dell’Europa». «Riteniamo che non si debbano violare le regole del Patto, ma viola il principio del Patto chi parla solo di stabilità e non di crescita». «Ora – ha chiosato Renzi – le riforme vanno fatte» perché il documento finale del Consiglio Ue afferma che «se un Paese fa le riforme strutturali sul serio, ha diritto alla flessibilità più ampia» e questo – c’era da scommetterci – «è il punto politico per noi più importante».

Armando Marchio

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Commenti all'articolo
  1. Ogni cosa va vista nella sua reale fattiblità. Lo scorso anno avevamo acquisito il diritto di utilizzare alcuni Miliardi in più per essere rientrati dalla procedura d’infrazione con il 3%, su cui facevano affidamento Letta e Saccomanni. Poi silenzio e tutto è saltato per l’interpretazione del Commissario Rhenn.

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