lunedì, 21 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

L’Unità chiude? Grillo è contento
Pubblicato il 18-06-2014


Grillo-chiusura-giornali“Il nuovo vento della rete e della fine, lenta ma implacabile, dell’editoria assistita sta producendo i suoi effetti: la scomparsa dei giornali. Un’ottima notizia per un Paese semilibero per la libertà di informazione come l’Italia. Meno giornali significa infatti più informazione”. Beppe Grillo, che di democrazia se ne intende, quella virtuale naturalmente, ha spiegato così sul suo blog, in un post dal titolo #unitàstaiserena, quanto sta avvenendo all’Unità che da anni vive una crisi sempre più difficile che oggi sembra giunta a un punto decisivo e definisce come il “bacio della morte” l’intenzione espressa da Renzi di rilanciarne il “brand” per le feste di partito.

Al PD naturalmente non l’hanno presa bene e, lo hanno gentilmente definito ‘sciacallo’, sì perché il primo intento del leader dei Cinque Stelle è certamente quello di occupare uno spazio nei media, quello spazio che non è mai riuscito a occupare con le idee e i progetti per l’Italia, ma solo con gli insulti a qualcuno.

“Licenziamenti – prosegue il post del blog facendo dell’ironia sui rischi che corrono i lavoratori del giornale – sono in corso un po’ ovunque da tempo, ma il caso più drammatico è quello de l’Unità che ha ormai solo appassionati lettori (forse collezionisti), 20.200 copie vendute nel mese di maggio. I 57 giornalisti hanno preso l’ultimo stipendio ad aprile e hanno terminato in questi giorni i due anni di solidarietà. Un augurio per una nuova occupazione va a loro e in particolare alle colonne portanti Oppo e Jop. L’Unità è stata messa in liquidità”.

Un tweet de ‘l’Unità’ gli risponde chiedendo, con poche speranze, al comico salito in politica, di vergognarsi, mentre il segretario del sindacato nazionale dei giornalisti, Franco Siddi, trova negli insulti di Grillo il “sapore dell’olio di ricino”.

La verità è che al leader del M5S, e al suo guru Gianroberto Casaleggio che nsempre oggi ha attaccato ‘la Repubblica’ per un articolo sul M5S, danno fastidio le critiche e i giornali, soprattutto quelli di partito, a volte sono più liberi di tante altre testate proprio perché devono rispondere di ciò che scrivono solo agli elettori e assai difficilmente a qualche interesse economico che si esprime attraverso la proprietà editoriale. È per questo forse che si accanisce, e non da oggi, contro le sovvenzioni alla stampa di partito. I fondi all’editoria (di cui questo giornale non gode), a fronte di costi divenuti sempre più insostenibili per il personale, la stampa e la distribuzione, hanno costituito una garanzia di indipendenza e di libertà democratica anche per le voci minori, ma con la crisi, quella dell’economia, ma prima ancora della politica, i tagli della spending review e le misure demagogiche e populiste contro il finanziamento pubblico ai partiti, stanno facendo il resto. Qualcuno scoprirà presto – e gli scandali dell’Expò e del Mose soprattutto dovrebbero aiutare a capire – che il finanziamento privato ha delle controindicazioni ben più gravi per l’indipendenza della politica dagli interessi particolari e che a forza di tagliare i costi della politica si finirà per amputare seriamente la democrazia.

Di questo Grillo sembra perfettamente consapevole e i suoi peana alla ‘rete’, con la sua democrazia virtuale e perfettamente inquinabile da chi ha soldi e capacità, suonano falsi e strumentali.

Noi che con tangentopoli abbiamo perso il nostro bellissimo quotidiano e dalla carta siamo stati confinati al web, solidarizziamo volentieri con l’Unità; sappiamo bene cosa vuol dire essere costretti a rinunciare a un foglio in edicola è l’Unità come l’Avanti!, nel bene e nel male, ha fatto un pezzo di storia di questo Paese.

A conferma della sua idiosincrasia alle critiche, Grillo si scaglia anche contro ‘il Fatto Quotidiano’ che pure non prende finanziamenti pubblici e quanto a demagogia e populismo spesso supera agevolmente i pentastellati. All’indice viene messo Pierfranco Pellizzetti per un articolo nel quale sono state espresse ragionevoli perplessità sulla alleanza dei cinquestelle a Bruxelles con l’Ukip di Nigel Farage (hanno formalizzato oggi la nascita di un gruppo a Strasburgo con altri cinque partiti antieuropei ndr). “L’incosciente giullarata di Beppe Grillo a Bruxelles, a braccetto con l’inquietante macchietta Nigel Farage, conferma – ha scritto Pellizzetti – il disastro causato dallo smarrimento di quella bussola che la cultura politica aveva costruito in oltre due secoli […] il campo in cui si svolge il discorso pubblico è quadrimensionale: Destra-Sinistra, Sopra-Sotto. […]”.

E come dargli torto a Pellizzetti, Grillo a corto di idee non sta né a destra, né a sinistra e neppure sopra. Sta sicuramente sotto.

Carlo Correr

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Sarebbe pure l’ora di dire di Grillo che è un vecchio signore ricco che si annoia. Il fatto che abbia preso il suo movimento così tanti voti è stato un abbaglio da parte di molti in un Paese poco informato. Se qualcosa deve chiudere sarebeb sempre secondo me la Rai e tutto il corollario di programmi deleteri come la vita in diretta che si porta dietro.

  2. Carlo Correr firse ha la memoria un pò corta ma io ricordo benissimo che quando ha chiuso l’Avanti! i nostri amici del Manifesto al piano di sopra si facevano della grasse risate e i nostri amicissimi dell’Unità non hanno nascosto una grande soddisfazione guardandosi bene dal solidalizzare con i lavoratori dell’Avanti!
    All’epoca per me il fallimento della nuova editrice avanti è stata una tragedia economica e mi ricordo molto bene l’atteggiamento di quei due giornali.
    E se Correr ricorda bene nel corridoio dell’Avanti c’era un solo fax di solidarietà. Firmato Silvio Berlusconi.

Lascia un commento