lunedì, 21 agosto 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Ma è più attuale Berlinguer di Matteotti?
Pubblicato il 11-06-2014


Diciamo la verità. Lascia sbigottiti il comportamento della stampa, delle televisioni, dei gruppi dirigenti di quel che resta della politica. Al trentesimo della scomparsa di Berlinguer è stata riservata un’attenzione forse senza precedenti, il suo nome è stato addirittura invocato e reclamato dai due principali contendenti della campagna elettorale europea, a lui uno dei più alti dirigenti del Pd ha voluto addirittura dedicare un film. Al novantesimo dell’omicidio di Matteotti solo noi, sparuti reduci di una grande e purtroppo oggi dimenticata tradizione, abbiamo dedicato articoli e iniziative, richiamate quasi da nessuno.

Verrebbe dunque voglia di concludere che si ritiene più attuale la figura di Berlinguer di quella di Matteotti. Naturalmente non nego che la vicenda del primo si inquadri in una fase storica e politica che in molti hanno vissuto personalmente. Che insomma celebrare Berlinguer significa un po’ ricordarsi di una storia vissuta. Eppure c’è dell’altro, sicuramente. Vediamo sinteticamente di analizzare il messaggio politico e la fine dei due.

Enrico Berlinguer, figlio di un senatore socialista, da dirigente della Fgci diviene ancora relativamente giovane un esponente di rilievo nazionale del Pci, vice segretario unico di Luigi Longo, gli succede agli inizi degli anni settanta. Da segretario elabora la strategia del compromesso storico nel 1973 subito dopo il colpo di stato in Cile, convinto che non si possa governare col 51 per cento, ma solo in Italia a causa della presenza di un forte partito comunista. Sogna un eurocomunismo che non esiste, una terza via tra socialdemocrazia e comunismo insostenibile, considera conclusa la spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre solo dopo il colpo di stato in Polonia del 1981. Rompe l’unità nazionale, dopo avere sostenuto la linea della fermezza durante il caso Moro, e si avventura in una linea di estrema intransigenza fino a sposare l’occupazione della Fiat e il referendum sulla scala mobile, esaltando il quale in un comizio a Padova muore improvvisamente a pochi giorni dalle elezioni europee del 1984.

Giacomo Matteotti, di famiglia agiata, si dedica alla battaglia per l’emancipazione delle plebi rurali del suo Polesine. Avvocato, riformista intransigente, nel 1921 sostiene le posizioni di Turati, si oppone al comunismo e al primo fascismo. Segue Turati, Treves e Prampolini nella fondazione del Psu, dopo l’espulsione dei riformisti su dictat di Mosca, e ne diviene primo segretario. Eletto per la prima volta deputato nel 1919, sferra con temerarietà i suoi colpi contro il fascismo prima con pubblicazioni poi col suo mirabile discorso del 30 maggio del 1924. Lo ammazzano come un cane per le sue idee e forse anche per la sua denuncia contro una losca storia di tangenti pagate a membri del governo e alla stessa monarchia da una società petrolifera. Al suo nome vengono dedicate brigate partigiane durante la lotta di liberazione e i suoi figli Matteo e Giancarlo ne continuano l’opera nei due partiti socialisti, Psi e Psdi, nel dopoguerra.

La vera motivazione dell’esaltazione dell’uno e della dimenticanza dell’altro non può essere fondata sull’attualità del loro messaggio. È più attuale il comunismo, sia pure in salsa italiana, del socialismo democratico? È più attuale l’eurocomunismo dell’eurosocialismo? È più attuale il comunismo democratico del riformismo? È più attuale chi volle il referendum di chi difese il patto antinflazione? E per l’altro. É più attuale chi si oppose alla scissione di Livorno o chi la volle, e più attuale chi esaltò o chi contestò il mito dei soviet, chi fu espulso dal Psi massimalista su ordine di Lenin a pochi giorni dalla marcia su Roma o chi decretò l’espulsione?

La figura di Matteotti è quella di un vincente, quella di Berlinguer no. Certo bisogna riconoscere al segretario del Pci la rottura, tardiva, con Mosca. Ma non lo strappo con la tradizione e l’identità comunista, che avvenne in Italia solo nel 1989, quando il comunismo era già sparito. C’è solo un motivo per esaltare Berlinguer e dimenticare Matteotti ed è proprio questa sì questione assolutamente attuale. Negare la spinta propulsiva della tradizione socialista italiana e affermare quella comunista. Per il Pd, dove pullulano i quadri con le foto di Berlinguer e di Moro, forse questa è anche una necessità.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore mi meraviglio. Insomma Matteotti è un eroe, giusto ricordarlo, promuoverlo come immagine di moralità di intransigenza di riformismo. Giusto farne la nostra icona e stella che ci guida quando perdiamo la rotta.
    Pero’ se vogliamo che si parli di noi cosi’ è difficile.
    Insomma, nel mondo televisivo e politico di oggi è inutile giocare a fare le vergini – come si diceva.
    Prendiamo il toro per le corna e parliamo di Craxi.
    Inutile girarci intorno, inutile fare finta di nulla,. la società vede PSI uguale Craxi. Allora parliamone, esorcizziamo questo dramma, i militanti ne saranno contenti, i non militanti ne saranno scioccati, pero’ forse verremo fuori da questo trauma psicologico.

    • Condivido pienamente il pensiero di leonardo. Noi non abbiamo fatto ancora i conti di quello che fu il periodo craxiano. Tendiamo ancora a sottacere quello che avvenne. Un Partito, quello craxiano, rivolto al guadagno facile e alle mazzette. Non si è mai posta la questione morale dei socialisti. Se è una cosa da poco!!!

  2. analisi perfetta………….viva il socialismo di Matteotti e abbasso il comunismo di Berlinguer…………ma onore anche all’uomo Berlinguer che faceva ragionare i catto-comunisti italiani più intransigenti, fino al punto di arrivare al patto del compromesso storico, ovvero Partito Democratico che nega il SOCIALISMO….e che fa fatica a riconoscere il SOCIALISMO EUROPEO sebbene abbia aderito con paure ed esitazioni……….il PD non ha ancora l’anima SOCIALISTA………..eppure dentro il partito ci sono tantissimi ex socialisti (traditori) che hanno rinnegato, sebbene molti di Loro hanno fatto le proprie fortune politiche (E NON SOLO) proprio all’interno del glorioso PSI……….

    Franco Guerrera – Marina di Tortora (CS)…..11/06/2014

  3. Passa il tempo ma la musica non cambia con un’obiettivo unico smantellare lentamente ma inesorabilmente la cultura socialista in Italia, per fare emergere quella comunista e democristiana.

  4. Come è vero, caro direttore! Un altro articolo intenso di concetti teorici ed esempi pratici.
    Aggiungerei solo che il 4 giugno scorso è stato il 70esimo anniversario della morte di Bruno Buozzi, sindacalista socialista, ucciso dalla follia fascista, che ha rifiutato il corteggiamento di Mussolini mantenendo saldi i suoi valori socialisti.
    Avanti, compagni: la strada è dura, ma la nostra forza è tanta!

  5. Che dire della adesione all’internazionale socialista? Come un filo logico del berlinguerismo? II nostro patrimonio ideale è ancora puntuale. Matteotti, basta leggere i suoi discorsi: voglio ricordare il suo pensiero sulla gestione degli enti locali,
    sono ancora attuali.

  6. Oggi va di moda ancora l’apparire , la politica intesa con la P maiuscola non esiste più . Oggi ci si crogiola nell’apparire e nella persona che vuole decidere , non nella persona che della politica ne fa una storia .
    le chiacchiere le condizioni dell’IO SONO e tu no porta avanti personaggi senza cultura .

  7. Caro Direttore, nulla da dire sulla sua ricostruzione né sulle conseguenze che tu ne trai. Obietto solo questo: che la figura di Berlinguer è attuale non nella misura in cui lo sono i suoi percorsi politici, che furono quelle che hai ricordato, ma per la forza e il carisma di una personalità affascinante sotto molti punti di vista. Siamo come i figli che hanno perso i genitori: ci innamoriamo delle loro figure, che guardiamo nelle foto sbiadite degli album che ci hanno lasciato, a prescindere da ciò che furono, dissero e fecero. Detto ciò, e precisando di non essere socialista ma comunista (quindi posso avere qualche preconcetto, lo riconosco), dal mio punto di vista i fallimenti di Berlinguer non inficiano il valore delle idee che il PCI sostenne. Né l’invocazione delle sconfitte, del velleitarismo e delle insufficienze di Berlinguer debbono impedire di commemorarlo, tanto più trattandosi di storia recente. Tra le tante scemenze che leggo in questi giorni su Berlinguer – non ultimo l’osceno film di Veltroni, intriso di uno strumentalismo bieco e bigotto – la peggiore è la favola pacificatrice sull’uomo onesto, sul Berlinguer “morale” contrapposto alla politica “immorale” di ieri e di oggi. Berlinguer fu, soprattutto, un comunista. Convinto stalinista prima, e togliattiano sempre, vide nell’URSS una risorsa e non un male. E così è giusto ricordarlo, in una onesta prospettiva storica. Per questo trovo disgustoso come da parte del PD ci si sia appropriati del suo mito, quasi considerandolo un precursore dell’oggi. Berlinguer è una figura del passato, passato di cui io sono orgoglioso e che credo vada rivendicato (altri possono avere altre opinioni, ci mancherebbe), e il miglior servizio che gli si possa fare è proprio quello di restituirlo al suo passato. Con la serenità (o, da parte di quelli come me, con la serena malinconia) di chi sa che ciò che è passato non ritorna.

  8. eppure NELLA SALA DEL GRUPPO PARLAMENTARE GIA’ DS ORA PD A MONTECITORIO CAMPEGGIA UNA CITAZIONE DI MATTEOTTI. DELLA SUA INTRANSIGENZA E ONESTA’ NON SIAMO SEMPRE STATI I MIGLIORI EREDI. SE NEI FATTI L’ABBIAMO RIMOSSO ANCHE NOI ABBIAMO DATO UN BEL ALIBI AGLI ALTRI

  9. Ecco! Fra i tanti, questo è il motivo più valido per l’esistenza in Italia di un Partito Socialista. E’ ovvio che un partito non può limitarsi ad un’esistenza di pura testimonianza, ma è altrettanto ovvio che non ci si può rassegnare alla negazione di una tradizione che tanto incisivamente ha contribuito alle conquiste sociali di tutto il secolo scorso nel nostro paese. Fare in modo che questa tradizione sia strappata all’oblio venga riconosciuta come parte nobilissima della sinistra italiana è un imperativo morale prima ancora che politico. Per un semplice motivo: non v’è conquista sociale o civile che non abbia avuto i socialisti protagonisti. Anche quello perpetrato nei confronti del PSI è “negazionismo”.

  10. Grazie Mauro per la tua lucidità di analisi e per la capacità che hai di rammentare la verità, così che tutti rammentino; personalmente ho trovato vergognoso l’accostamento di Matteotti a Berlinguer, il primo intransigente difensore delle libertà contro fascismo e bolscevismo, il secondo stalinista, togliattiano, antisocialista, forte dei denari dell’URSS e delle tangenti delle cooperative controllate dai comunisti. Solo la morte li ha accomunati come accomuna tutti noi mortali ma francamente è un po poco; quella di Matteotti fu voluta dalla violenza della antidemocrazia quella stessa antidemocrazia che è stata il fulcro dello stalinismo. Comunque è tutto ben noto che però si cerca di non far conoscere ai più giovani costruendo miti che non reggeranno al giudizio della storia.

  11. Berlinguer è ricordato come l’onesto, Craxi come il corruttore e Berlusconi il suo degno erede. Questo è quello che pensano i MoroBerlingueriani che stanno nel PD. E sono la stragrande maggioranza. Il mondo cambia, ma la superiorità morale persiste. Un sentimento che accomuna la stragrande maggioranza anche dei giornalisti.

  12. Caro Direttore, ma come fai a meravigliarti di questa cosa ??? Sono più di venti anni che i DS, Margherita prima e PD ora hanno sempre agito contro qualsiasi cosa che ricordasse il PSI e i socialisti . Hanno fatto di tutto per impedire la visibilità del nostro Partito . Mai gli sarebbe venuto in mente di accostare la commemorazione del Divino Berlinguer al martire socialista Matteotti !!! Io non ci avrei scommesso nemmeno un euro su una menzione di Matteotti . Io li conosco molto bene e mi sorprende la tua meraviglia .Ormai dovresti conoscerli bene anche te.

  13. Rispondo a chi cita Craxi. Io penso che le alte personalità politiche debbano essere giudicate per la traccia che hanno lasciato. Cavour è stato decisivo per l’unità d’Italia, anche se dicono avesse preso soldi dappertutto, che dire di Giolitti che venne anche condannato per lo scandalo della Banca Romana, Mitterand venne schiacciato da accuse infamanti sul suo coinvolgimento nella Repubblica di Vichy, non oso neppure pensare all’ipotesi del coinvolgimento di Kennedy nell’omicidio di Marylin. Eppure Cavour, Giolitti, Mitterand, Kennedy hanno lasciato una grande traccia nella storia. Io penso, continuo a pensare, che Craxi abbia avuto ragione nella politica. Sbagliò dopo l’ottantanove, questo si e io fui tra i pochi che glielo dissi. A tal punto da diventare, con Martelli e pochi altri, suoi discepoli, suo oppositore. Resta tuttavia la sua ragione sul riformismo, sulla presa di distanza dal comunismo, sull’avvicinamento del PSI all’eurosocialismo, sul decreto di San Valentino sulla scala mobile, sugli euromissili, su Sigonella, sulla mancata concessione delle basi italiane a Reagan per bombardare la Libia. Su questo e altro, dagli anni settanta alla morte di Berlinguer, le ragioni erano dalla parte di Craxi e non di Berlinguer al quale va dato atto della grande statura politica e morale. E del sapore tragicamente eroico della sua fine.

  14. Trovo poco coerente con il bell’articolo di Del Bue allargare il tema a Craxi. Il cattivo vezzo di non restare al tema. Mi permetto, tuttavia, di aggiungere un tassello su Berlinguer che l’articolo in argomento, forse per esigenze di sintesi, non sottolinea. Berlinguer è stato quello che ha posto all’attenzione del paese la questione morale. E’, però, altrettanto storicamente vero che mentre poneva la questione morale si dimenticava di dire che per mantenere l’elefantiaco apparto burocratico del PCI si finanziava con vagonate di rubli dell’Unione Sovietica. Allora, oltretutto, fuori dalla NATO e, quindi, nemica dell’Italia. Perché contemporaneamente alla questione morale non propose un progetto di legge per il finanziamento legale e trasparente dei partiti? Anche la morale di Berlinguer valeva per gli altri e non per il PCI.

  15. Personalmente essendo un bastian contrario affermo che Craxi era un socialista democratico convinto e un anticomunista è stato immolato alla logica catto-comunista che oggi ci governa e che ha portato il paese al declino. Noi non difendiamo la sua memoria perché il nostro partito era ed è pieno di piccolo borghesi tutti tesi alla conquista del “posto” e ci ammantano tutto questo con “realismo politico”. Balle! Finché il PSI non ritorni ad essere un partito che si presenta alle elezioni, che non accetta liste civiche locali senza il simbolo del partito saremo destinati a sparire e quelli come me non andranno a votare e i più giovani non conosceranno la storia del nostro paese.

  16. Caro DIrettore, leggo commenti che fanno rabbrividire la pelle! Anche il suo è sul filo di lana, sempre con rispetto.
    Craxi non si discute, passono gli anni e chi vende la propria identità e ideologia è un poveretto. VENTIDUE ANNI ALLO 0, . Questo è il risultato. Nuovo gruppo dirigente, nuovi personaggi, ma la musica non cambia. I socialisti se non fanno i socialisti sono condannati a fare la stampella di un Pd che francamente, MI Fà MOLTO PENA.

    Pasquale Claps

  17. Non vi è dubbio direttore che la storia ha dato ragione a Matteotti ed ai Socialisti in questo paese. Ma il dramma sta proprio in questo. Anch’io sono sorpreso che Lei direttore si meraviglia che l’attuale PD ed i suoi dirigenti si siano dimenticati di un grande socialista. Questi signori del PD con in testa Renzi, hanno aderito esclusivamente per loro convenienza al PSE ma nessuno di loro, salvo qualche socialista imboscato, pronunzia in Italia la parola socialista. Difatti si sono dichiarati progressisti, ma che vuol dire ? I vari Bindi ecc. hanno sempre dichiarato di non voler morire socialisti e Renzi li ha accontentati. Il PD infatti è diventato tutto democristiano. Sono infatti riusciti a sfondare al centro conquistando i voti di tutti i moderati anche nella democristiana regione Veneto.

  18. Io dico che mi può anche star bene che i catto-comunisti così gli prendo tutti cerchino di chiudere tutte le strade all’idea socialista di oggi di ieri e di domani, ma che siano i dirigenti del partito a dire che Bettino sbagliò nel 89 mi fa davvero pena. Ma questi dirigenti, si ricordano cosa accadde nel 1993 quando gruppi inconsueti occuparono le federazioni provinciali e regionali del partito loro dove erano? Bene ora a criticare dopo 20 anni a ricordare gli sbagli si fa bene, ma gli errori che commettono giornalmente questi dirigenti che portano il partito ad un risultato elettorale uguale ad un prefisso telefonico queste cose non si dicono e non si scrivono.
    Debbono sapere i signori dirigenti che alle amministrative in Toscana hanno eletto solo 2 consiglieri uno al comune di Lastra a Signa e uno a Pescia, questo non è uno sbaglio! Il Patto Federativo non è uno sbaglio, che è una programmazione di poltrone! A Firenze avete appoggiato la lista civica di Valdo Spini che era in coalizione di maggioranza avete preso 1,43%, 0 consiglieri! Per la cronaca il mercoledì 21 Maggio per il comizio di chiusura in piazza Strozzi c’erano 40 persone! Potrei citare infiniti episodi dove questa dirigenza ha fatto flop. Ma per favore godetevi l’estate con i vostri alleati Pd-Idv e tutti gli altri, ma per favore lasciate stare Bettino, il suo ricordo non fa parte di questa dirigenza, è stato il grande segretario del popolo Socialista! Grazie Caciolli Giovanni.

  19. Avevo ieri inviato un commento ma ancora non lo vedo pubblicato, nel frattempo ho fatto un’ulteriore riflessione in merito all’esaltazione attuale di Berlinguer. Credo che celebrare Berlinguer al trentesimo, o addirittura invocarlo e reclamarlo nell’ultima campagna elettorale, è soltanto strumentale in quanto, soprattutto gli ex PCI non hanno riferimenti spendibili attuali e vincenti, come giustamente sostiene Lei sono quelli di Matteotti. Ricordo infatti alle primarie di coalizione il riferimento ideale indicato da Bersani, badate bene, non da Renzi, è stato un Papa. Questo a mio avviso la dice lunga sull’attualità della figura di una personaggio come Berlinguer.

  20. A Giovanni Caciolli rispondo così. Se, come diceva Bartali, tutto quel che è stato fatto da tutte le organizzazioni socialiste in questi vent’anni è stato sbagliato, cosa si doveva fare di diverso? Giovanni, tu cosa avresti fatto? Io non ho capito. La cosa più semplice é dare la colpa agli altri. Soprattutto quando si punta a un obiettivo irrealizzabile, com’era quello di rifare il PSI in un sistema politico che non comprendeva nessuno dei partiti della cosiddetta prima repubblica. E non si capisce perché avrebbe potuto comprendere proprio il PSI. Se è un appunto solo all’attuale dirigenza del nostro piccolo partito in Toscana si rivolga direttamente a Ciucchi, Graziani, e magari Nencini, se è un appunto all’Avanti lo rifiuto. L’Avanti, da quando lo dirigo io, è un a fucina di idee e una sede attiva di confronti. Non merita un apprezzamento, Giovanni?

  21. E su Craxi, io che sono stato un giovane craxiano quando non lo era ancora nessuno, insisto a dire che sbaglió dopo l’89. Lo sostenni allora in Direzione. Posso pensarlo ancora o merito il rogo?

  22. Ciao, pensiamo al futuro non al passato. Craxi ha sbagliato e pagato come tutti gli esseri umani. Craxi ha fatto anche grandi cose. Il partito socialista può dimostrare ancora di volere una società giusta tramite i suoi parlamentari bocciando alcune norme. Il partito può aiutare la sinistra del PD o corrente di minoranza di Cuperlo e Bersani. Chiti e Mineo sospesi sono il frutto di una violazione dei principi costituzionali di indipendenza dei parlamentari. Credo che nelle Commissioni devono essere presenti anche i rappresentanti della minoranza dei partiti in modo proporzionale.

  23. Non capisco cosa dovremmo dire ancora su Craxi. Io ho detto la mia, da tempo. Dire che Craxi non è mai stato socialista è come affermare che Einaudi non è mai stato liberale, che Togliatti, ma anche Berlinguer, non sono mai stati comunisti. Sabrina, ma sei sicura di esserlo tu?

  24. Finchè rimarremo immersi nel PD saremo sempre in apnea fino a morire annegati. Peppone e Don Camillo non amano il socialismo lo vedono come il fumo negli occhi. Siamo quelli che mostrano la loro cattiva coscienza.

Lascia un commento