lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Notizie in breve
Pubblicato il 23-06-2014


Amianto: una questione che riguarda non solo il territorio ravennate

È stata approvata in questi giorni dalla Camera una risoluzione sull’amianto proposta dai socialisti. Alla vigilia della prima udienza dibattimentale a carico di 21 dirigenti del nostro petrolchimico accusati a vario titolo di omicidio, lesioni e disastro colposi, quella risoluzione dimostra la persistente gravità del tema.
Il nostro paese, infatti, è stato tra i maggiori produttori e utilizzatori di amianto per tutti gli anni’80. Un dossier di Legambiente del 2011 ha segnalato che, dal dopoguerra fino al 1992, l’Italia ha prodotto 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo, nella miniera di Balangero nell’astigiano, mentre le importazioni ammontano complessivamente a 1.900.885 tonnellate. Si stima che siano ancora tra i 30 e i 40 milioni le tonnellate di materiale contaminato che debbono essere smaltite. Rispetto a tutto ciò, la risposta della politica non è stata esaltante. Le normative italiane, concernenti questo problema, e adottate su forti pressioni di carattere europeo, non hanno prodotto i risultati sperati. La parziale inoperatività del Piano nazionale amianto, il quale deve essere ancora approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, così come il mancato utilizzo di parte del Fondo per le vittime dell’amianto, sono la conferma  che molto deve essere ancora fatto dallo Stato italiano per quei cittadini colpiti dalle conseguenze nefaste di questo materiale, nonché per i siti contaminati da quest’ultimo, in particolare. Ai socialisti preme denunciare come molti lavoratori, attualmente in possesso dei requisiti per i benefici previdenziali da esposizione all’amianto, si sono visti negare il diritto a questi ultimi, che la legge 257/92 in materia non riconosce a chi il 27 marzo 1992 era già in pensione. Ora ci chiediamo: è mai possibile, in uno stato democratico, apporre una data di scadenza al diritto alla salute dei cittadini e, in particolar modo, dei lavoratori?
Ravenna, 23 giugno 2014

MILANO, BISCARDINI, MUORE LA PROVINCIA, MA LA CITTA’ METROPLITANA NASCE NELLA CONFUSIONE

Dichiarazione di Roberto Biscardini, consigliere socialista di Palazzo Marino: “Nel giorno della chiusura del Consiglio Provinciale di Milano, dopo 150 anni di esistenza, non ho nessuna nostalgia delle vecchie province, ma rilevo la confusione totale che regna sul progetto della nuova Città Metropolitana. Confuso dal punto di vista istituzionale, politico e democratico. Il primo gennaio dell’anno prossimo, Giuliano Pisapia assume la carica di sindaco della Città Metropolitana ed entro il 30 settembre si terranno le consultazioni di secondo grado per l’elezione del Consiglio Metropolitano. Ad oggi, non si conosce la platea degli elettori, non si conosce il regolamento per il deposito delle liste e  non si conosce la data delle elezioni. Mi sembra che tutto è in ritardo, che sul piano politico e burocratico il ritardo è indice di una caduta del sistema democratico. Si sta partendo proprio con il piede sbagliato. A meno che i grandi partiti non abbiano già deciso tutto di nascosto e la Città Metropolitana nasce senza nessuna partecipazione dei cittadini.”

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