venerdì, 20 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

PIÙ POVERI, PIÙ RICCHI
Pubblicato il 20-06-2014


Poveri-ricchi

In Italia il 10% più ricco della popolazione guadagna un reddito superiore a quello del 10% più povero e la forbice non fa che allargarsi. La gravità della situazione, che peraltro rispecchia quanto avviene in altre economie a testimonianza delle distorsioni provocate a livello globale dal sistema economico e non corrette dai governi, emerge dalle ricerche dell’OCSE sul periodo 2011-2012 e i dati sono riconducibili al tasso di povertà relativa passato dall’11,9% al 12,6% nel quinquennio 2007-2011.

È stato stimato che i benestanti nel Bel Paese detengono ben il 24,4% del reddito nazionale disponibile, mentre il 10% dei meno abbienti ne detiene solo il 2,4%. La forbice, fanno sapere gli analisti dell’OCSE, è destinata ad allargarsi se non si provvede a rimediare questa disuguaglianza attraverso una nuova politica dei redditi e delle fasce di contribuzione. Inoltre il divario è ancora più marcato tra il 20% più ricco della popolazione giacché nel periodo esaminato, 2011-2012, esso ha incamerato il 39,3% del reddito nazionale disponibile. Le classi più svantaggiate, circa il 30%, si sono fermate a un misero 7,1%. La differenza perciò è di oltre 30 punti percentuali.

Il rischio di povertà relativa per gli anziani, cioè dai 62 anni in poi, si è ridotto ma al contempo è aumentato quello per le fasce più giovani della popolazione: uno sbilanciamento inaccettabile. Perché questa disparità? La risposta è sempre la stessa: l’avere o meno una occupazione fissa. Chi ha lavorato almeno fino al 1995 ha una pensione che gli permette di vivere dignitosamente. I giovani italiani sono costretti a ritardare, per le assurde leggi in vigore, l’ingresso con un’occupazione stabile nel mercato del lavoro. Entrando in ritardo, l’età della pensione si allontana sempre di più. Inoltre con le leggi approvate negli ultimi 12 anni l’età pensionabile si è allontanata nel tempo.

Alcuni timidi segnali di ripresa economica nel nostro Paese giungono sempre dall’OCSE. L’Italia, secondo il superindice OCSE, è l’unico Paese del G7 a registrare un’accelerazione della crescita in aprile. Per l’Italia l’indicatore sale a 101,6 dal 101,4 in marzo, mentre su base annua l’incremento è del 2,4%, il doppio rispetto alla Germania. Il nostro Paese risulta in prima fila per la crescita. Infatti l’OCSE, nel suo rapporto, evidenzia come Germania, Francia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti sono in una fase di “stabilità”. L’unica nota stonata è il debito pubblico italiano il quale rischia di vanificare i piccoli risultati che si stanno ottenendo a costo di enormi sacrifici per i portafogli degli italiani.

E i paesi del BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa)? Per i paesi emergenti il superindice segna un “rallentamento dell’attività”.

Ecco allora la fotografia di un Paese, l’Italia, in completa stagnazione: ricchi sempre più ricchi e poveri sempre più poveri; privilegi della vecchia generazione e frustrazione delle nuove generazioni; occupati precari e disoccupati. In una sola parola: disuguaglianza. La strada da percorrere per ricostruire la fiducia e il morale degli italiani passa dalla riforma del Welfare State, del diritto del lavoro e di una nuova ed efficiente scuola pubblica. Insomma le vecchie lotte dei socialisti per i tre capisaldi del nostro pensiero non sono esaurite: lavoro, sanità e istruzione.

Manuele Franzoso

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