martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Quel che resta di noi…
Pubblicato il 23-06-2014


Quando i francesi chiesero a Garibaldi di guidare un esercito per difendere la Repubblica dai prussiani, il generale rispose col famoso “ce qui reste de moi est a votre disposition, disposez”. Bisognerebbe anche noi porci il problema di ciò che resta di noi e decidere, in questo caso il compito è nostro, come investirlo. Se continuiamo a far finta di niente il rischio è che di noi non resti più nulla. Comincio da una valutazione storica. Sento profondamente, come un peso forte sulle nostre spalle, una grande responsabilità. Non voglio apparire retorico, ma c’è una tradizione politica che oggi non viene ereditata da nessun nuovo soggetto.

Se pensiamo a quella comunista italiana troviamo nel Pd un’adeguato riscontro. Basti il modo col quale è stato ricordato Berlinguer, che comunista è stato fino alla morte, anche se il segretario del Pci ha avuto il merito storico di aver consumato la rottura col Pcus. Berlinguer era un comunista anomalo, ma certo nulla aveva a che fare con la tradizione socialista e nemmeno con quella socialdemocratica europea. E poi appare sempre vivo il pensiero di Gramsci che, con tutti i suoi meriti, comunista e antiriformista era sul serio. Cinquant’anni fa moriva a Yalta Palmiro Togliatti e penso che ad agosto si parlerà molto anche di lui.

Se pensiamo alla tradizione democristiana non possiamo sottacere il modo con cui è stato ricordato, sia da sinistra sia da destra, Alcide De Gasperi, né far finta di non vedere nelle sezioni del Pd, accanto a quella di Berlinguer, la foto di Moro. Lasciamo perdere la tradizione liberale perché tra Croce ed Einaudi non c’é che da scegliere l’erede più attendibile. Di noi no, tranne Pertini di cui tutti si ricordano come combattente il nazifascismo e come presidente della Repubblica, di noi non c’è ricordo al di fuori del nostro.

Turati é lontano anni luce, di Nenni e Saragat non si parla, di Craxi pare sia vietato. Nella toponomastica anche di casa mia, ci sono vie intestate a quel filibustiere di Crispi, che perseguitò i partiti democratici e li mise fuori legge, non una intestata a chi guidò il Psi per diciassette anni e l’Italia per quattro. Noi non siamo solo un piccolo frammento politico, un rifugio per chi socialista era anche vent’anni fa, una scommessa per una sinistra che non c’è, anche se adesso forse c’è. Noi siamo una attestazione di un ricordo svanito, una luce su un passato che senza di noi sarebbe buio.

Però tutto questo non è sufficiente per esistere nella politica. Se fossimo solo questo potrebbe bastare un istituto storico. Anche perchè nella politica di oggi il passato conta zero. Contano gli spazi politici, sempre minori con un Pd che abbraccia un arco che va dagli ex Sel agli ex berlusconiani. Abbiamo diverse visioni del mondo sulla giustizia, sulle riforme istituzionali, sulla laicità. Ma ho l’impressione che anche nel Pd ci sia una dialettica su questi temi. Ecco quel che noi dobbiamo fare quando tratteremo il patto federativo col Pd. Esaltare una storia, illuminare le diversità del presente. A testa alta, senza rinunciare a nulla.

Ma anche senza essere schiavi di un’illusione divenuta ormai una frustrazione, e cioè rifare il vecchio Psi. Solo un cieco o un extraterrestre può pensare che un’operazione del genere sia possibile, magari con un nuovo gruppo dirigente, con diversi parlamentari o senza parlamentari, come qualcuno addirittura propone. Rifare il Psi con un Pd che non è il Pci e come ipotizzare la rinascita di Ginger Roger senza Fred Astaire. Se in un questi vent’anni si fosse fatto tutto il contrario il risultato sarebbe stato identico.

É un sistema politico che non rinasce quello superato vent’anni fa. Non è come dopo il ventennio fascista, durante il quale non si votava, quando rinacquero i vecchi partiti. La scissione di Sel, oltretutto, dimostra che anche chi è più a sinistra del Pd sta cedendo spazio, mentre al centro è ormai un deserto. Se dobbiamo anche noi adeguarci alla logica bipolare, sempre più trasformata in bipartitica, dobbiamo trovare il coraggio di combattere sempre per la nostra storia e per le nostre idee del presente. Con vecchio ardore garibaldino. Senza cedere sui principi, che sono la costante del nostro stare insieme.

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Commenti all'articolo
  1. Nessuno vuole rifare il vecchio PSI . Sarebbe irragionevole e fuori del mondo . Ma neanche fare i bagagli ed andare a fare una piccolissima e insignificante corrente di pensiero socialista nel PD. ” Con vecchio ardore garibaldino ( Anche Riccardo Nencini nei primi anni dopo il 2008 proponeva un PSI Partito Garibaldino ma purtroppo se l’è dimenticato quasi subito ) e senza cedere sui principi , che sono la costante del nostro stare insieme ” vogliamo militare in un PSI che ritorni vivo, forte ed autonomo.

  2. Non so se l’argomento trattato da Mauro vuole essere provocatorio per alimentare una discussione, oppure è solo un abbandono delle armi. Se l’ipotesi è la prima non si può pensare di rifondare quello che già c’è e resiste nel tempo, nonostante tutto, da oltre un secolo, mentre molti altri sono spariti. Certo che parlare con i se e guardando indietro non si fa politica come a dire, se dopo la caduta del muro, il PCI avesse fatto altre scelte…con quel che segue. Se poi parliamo di sinistra e del PSI e vogliamo essere realisti nella valutazione dello stato di fatto, valutando il tutto restando immobili e guardando da una finestra, possiamo renderci conto che la nostra marginalità è fisiologica e irreversibile. A mio avviso così non si deve fare perchè quella luce del passato è ancora accesa e dà speranza a molti per il futuro. La sinistra pur frammentata e frastagliata ancora c’è e noi, pur se piccoli, ne siamo parte integrante. La nostra ragione di vita è ancora il socialismo riformista e al di là dei personaggi più o meno trainanti attuali del sistema personalistico introdotto nel ventennio appena passato, una forte ragione della nosra esistenza ha ancora validità e forti motivazioni. Forse no è sufficiente, ma la storia dimostra che nel panorama politico nulla è definitivo e immutabile. Certo che contano e molto gli spazi politicie per questo è necessario conquistrseli e se il Pd attuale abbraccia un ampio arco, noi dobbiamo, con sempre maggiore forza, mettere in evidenza le nostre evidenti diversità cercando di ricondurre ad unità le tante anime che la pensano come noi, sia tra quella minoranza che è andata al voto, sia tra gli altri che adducono grandi ragioni e non esserci andati. Sono anche convinto che aver mantenuto alta la nostra bandiera e pensando di tenere alti i nostri ideali rafforzando semre più il nostro contatto con la gente possiamo trovare molti che aspettano solo una scintilla, in quanto ora si sentono ai margini, ma hanno un cuore che batte molto vicino ai socialisti e votano PD solo per non far cadere il tutto nelle derive dei populisti. Il lavoro da fare è immane, ma se ben distribuito responsabilizando un pochino di più chi contnua a lavorare nei territori e non ha mai mollato, lasciando perdere il movimento di Parlamentari che vogliano accasarsi in ogni dove a seconda delle convenienze. Noi ci siamo, in misura diversa, in tutto il territorio italiano e devo dire che quando ci sono vere occasioni di dibattito politico e posizioni forti, molta gente risponde anche se non socialisti. Il bipolarismo o meglio il bipartitismo ancora non esiste in Italia, ma con una legge elettorale di questo genere vogliono farlo ad escludendum, con grandi premi di maggioranza, ma così facendo a mio avviso non funzionerà mai. Per questo caro Mauro partedo magari da altri presupposti, arrivo alle stesse tue conclusioni, affrontare le situazioni che si presentano davanti senza cedere a compromessi, ma mantenendo salda la barra sui nostri principi.

  3. Certo è, che non possiamo restare nel limbo attuale.
    Che prospettive ci possono essere per noi, in un patto federativo con il P.d?
    Se il passato, la nostra storia non hanno riconoscimento ne a sinistra, ancor meno a destra, se le conquiste delle classi più deboli,della cultura, dei diritti civili,hanno la nostra firma e non contano nulla, come sarà possibile sopravvivere in un patto federativo dove il rapporto è di uno a quaranta?
    Meditate compagni prima di prendere decisioni, che possono mettere a rischio la nostra esistenza.

  4. Il Partito Socialista che abbiamo vissuto fino a venti anni fa e che rimpiangiamo, che ci aveva reso orgogliosi di essere italiani, non c’è e non risorgerà nelle stesse forme. La società è cambiata, le ragioni della finanza hanno sopraffato le ragioni del cuore. Ma, come teorizzava il vecchio Hegel, emegono nella società delle istanze che negano la società della sopraffazione ed aspirano ad una migliore giustizia sociale. C’è bisogno di socialismo, oggi e domani, non soloper ideali altrisitici, ma perm la pace sociale.

  5. Ciao Mauro! seguo molto le tue analisi e mi trovo d’accordo con molte di esse, perchè sono accurate e basate sui puri e crudi fatti della realtà. Quando parli del PSI però, ho sempre notato una mancanza, che però è importante: la presenza dei giovani socialisti! Il fatto che il partito possa appassionare molti di questi non è un dato irrilevante di fronte alla realtà delle cose. Uno spazio politico per il nostro partito in cui muoversi c’è, e le differenze che ci sono (e che ci potrebbero essere!) col PD sono molte! La politica è una cosa strana, nella quale si muovono a volte diverse “anomalie” che spiazzano le previsioni di tutti. Allora non abbattiamoci, perchè una di queste anomalie potremmo essere, un giorno, noi.

  6. Il tuo riferimento storico caro direttore è paragonabile con un riferimento astonomico alla similitudine del nostro partito come una stella divenuta una “NANA ROSSA” .Facciamocene una ragione, e troviamo il modo di conservare per proporre il nostro portato per il futuro.

  7. Quante volte ho detto ai vecchi compagni che il Partito Socialista non poteva rinascere! Il socialismo nacque nella fabbrica, come risposta allo sfruttamento del capitalismo, come espressione della solidarietà degli sfruttati, come espressione di chi non aveva niente da perdere, avendo come sola ricchezza la prole e come compenso il salario di sussistenza.Nacque dallo sviluppo della consapevolezza che il mondo potesse essere migliore e che i mezzi di produzione potevano appartenere alla società. Nacque dalla consapevolezza di essere comunità di destino.
    Lasciamo andare tutto quello che è successo (rivoluzioni, comunismo di stato, ecc.); ora, attorno a che cosa si ritrovano quelli che potrebbero volere il Socialismo?
    Agli ultimi anni della nostra esperienza? A vaghi principi di libertà e democrazia? All’eguaglianza? Ma se sono 70 anni che gli americani hanno impresso nelle menti dell’occidente europeo che ognuno deve pensare a sé stesso e non curarsi degli altri; dove sono coloro che si ritrovano nella libera bandiera ove splende il sol dell’avvenir? Oggi i lavoratori sono divisi anche sul posto di lavoro, figurarsi fuori. Se Marchionne scrive ai dipendenti Fiat che scioperano accusandoli di fare il male degli altri e nessuno si muove, ci può essere spazio per il socialismo?

  8. Oh!
    Finalmente un articolo che merita una ampia discussione. Resto del parere che il partito debba far di tutto per restare nella società. Si deve rivendicare la storia e ricordare che l’unico periodo storico nel quale questo paese ha ottenuto dei risultati sociali ed economici è stato quello durante il “vero” centro-sinistra. C’è stato un periodo in questo paese che c’era un solo Socialista “Sandro Pertini” perciò non dobbiamo aver paura di presentarci da soli in tutte le votazioni. Cominciamo con l’applicare veramente lo statuto e fare dei “veri” congressi. La tessera deve essere proporzionale al reddito dei cittadini e se qualcuno vuole pagare le tessere per qualche amico dovrà accollarsi la responsabilità di costoro. Sono disponibile per un dibattito costruttivo affinché il PSI e il Paese abbiano un futuro.
    P.S.: il paese per chi ancora non se n’è accorto è in decadenza e i tanto “lodati” leghisti sappiano che tra altri vent’anni la “padania” (sic!) tornerà ad essere il Veneto descritto da Ermanno Olmi nell'”Albero degli zoccoli”.

  9. Ciao Enrico, non solo ti voglio bene e ti stimo, ma credo che ci vorrebbero tanti giovani diciassettenni come te con la voglia di essere socialisti. Grazie di esistere, cantava Gino Paoli.

    • Mille garibaldini sono stati determinanti per unire l’Italia perché si erano create le condizioni. Quando ci sarà di nuovo chi saprà operare per un socialismo riformista, per una sinistra liberale e sarà in grado di parlare al cuore dei socialisti ed alla testa degli italiani basteranno mille garofani rossi per fare altrettanto. Tempo al tempo. Non moriremo orfani.

  10. Se ne sono andati negli anni in tanti partiti definendosi socialisti , ma erano e restano solo in cerca di visibilità e di poltrone facili . Chi è eletto in un altro partito non è dei nostri e deve essere considerato del partito in cui è stato eletto o meglio ancora e stato ” sistemato” . Non ci sono scuse , soprattutto se il partito o i partiti in questione hanno contribuito con dolo a frenare l’idea socialista , della quale erano invidiosi nel nel loro massimalismo becero e retrivo . Il PSI non ha bisogno di eletti , ma di ” martiri” , nel senso che ha bisogno di uomini che soffrano per mantenere intatta una dimensione che è la storia della nostra Nazione . Dobbiamo ancora purgarci dei tanti errori commessi ed occorrono decenni di purgatorio prima di far trionfare di nuovo i nostri ideali , non i nostri uomini . Quando gli uomini si antepongono all’Idea sbagliano due volte e distruggono il lavoro di tanti appassionati sparsi sul territorio , che sono i volontari del riformismo nella semplice e costante quotidianità .

  11. Scusa ma non capisco.
    Almeno due cose.
    1. che c’entra il patto federativo con la memoria. Dei comunisti e di Berlinguer ne parlano i comunisti (anche ex se ti fa piacere) che stanno nel Pd e dei democristiani ne parlano i democristiani (sempre ex o neo se vuoi) del Pd. Dei liberali, tutt’al più i libri di storia. Della gloriosa storia dei socialisti ne parlano poco e male i socialisti. Ma chi dovrebbe parlarne? Non ci possiamo aspettare che siano gli altri a parlarne. Se poi lo fanno, la raccontano a modo loro.
    2. Un patto federativo comporta l’esistenza in vita di almeno due soggetti. Non è lo scioglimento del PSI e, spero, non sia questa la volontà del segretario e dei dirigenti del Partito e, neppure, del direttore de L’Avanti.

  12. Vorrei elogiare l’analisi di questo periodo politico anch’io credo che è importante più che ricreare un partito difenderne le idee e i principi di cui c’è una carenza. Leggevo in un altro giornale la lenta trasformazione dei partiti e dei politici dal periodo post Mani pulite, l’abbandono dell’ideologia e il passaggio al culto del liberismo economico, un idea già da me condannata nell’ambito del PD affermando come avesse prodotto solo il dissesto economico e l’antipolitica. Il commento della Vinciguerra è giusto e Gianmario dice bene difendere le nostre idee anche sul sistema elettorale considerando l’importanza della legge e della Costituzione per la democrazia. Il presidenzialismo a chi serve..non al popolo .

  13. Nenni scrisse in un fondo de L’Avanti: “una bandiera non si butta in un canto come una cosa inutile”…. Da anni commemoro la morte di Bettno Craxi. Da anni chiedo che nella cittò di Camillo Prampolini vi sia spazio politico anche per una strada a Bettino Craxi. Da anni……Quando tutti e tutto “giocavano contro di noi”, fieramente continuavo ad esere e dichiararmi Socialista e Garibaldino. Il futuro sarà un patto federativo col Pd? Se sarà fatto con lealtà ed a “schiena diritta” e tu, Mauro ne sarai il garante, risponderò come fece il Garibaldi che tu hai citato…

  14. Caro Mauro
    In virtù di una stima reciproca , che non ho mancato di esternarti, ti prego di una cosa, Avanti sotto la tua direzione è diventato uno spazio di prezioso dibattito sul nostro partito ma questo dibattito non può continuare se, chi la pensa diversamente dal segretario nazionale, è un FRUSTRATO , UN CIECO O UN EXTRATERRESTE, io non sono cieco anche se porto gli occhiali per leggere , non sono extra terreste ma un comunissimo emiliano originario della provincia di Piacenza, diplomato ragioniere al “Fra Luca Paciolo “ di Fidenza trapiantato a Torino , per studiare finanza aziendale alla ” Scuola d ‘ Amministrazione Industriale “in quanto poi al frustrato questo non sono io ,forse altri ,ma sono un signore oltre che compagno pertanto non faccio nomi, in quanto poi al diverso gruppo dirigente ,se è per me, l’attuale non sarebbe mai stato tale nei congressi nazionali io ho sempre votato contro alla segreteria Nencini..
    Perché poi parli di ricostruire il vecchio Psi ? Noi siamo il Psi e lo siamo dal 16/08/1892, la parentesi SI e SDI è perché sciogliemmo il Psi dal punto di vista economico, non politico, se i risultati sono quelli che sono è proprio il gruppo dirigente che deve essere messo in discussione e non che invece, lo stesso gruppo che ha fallito , proprio in virtù del suo fallimento ci dice , non c’è più niente da fare , tutti ci ignorano, nessuno parla più di Nenni , di Saragat e di Craxi e poi il frustrato sono io ? Ma se siamo noi per primi che non ne parliamo perché dovrebbero parlarne altri ? Il Psi continuerà ad esistere Mauro , non è in discussione la sua sopravvivenza ma è in discussione se noi che ne siamo il suo gruppo dirigente e spero anche suoi militanti siamo all’altezza del compito che abbiamo.
    Per il cosi detto “ Patto Federativo “ perché dai per scontato che andremo a trattare , non ci è bastato la magra figura delle europee ? In direzione il punto non è passato ,in 6 si sono astenuti sulla proposta di discuterne in un seminario ma in un seminario, anche se godrà di un tuo prezioso intervento,serve a raggruppare le idee non serve per decidere , la decisione su un punto così importante sarebbe oggetto di un congresso straordinario , voglio sperare che almeno ne parleremo in consiglio nazionale .
    Tu hai ragione quando dici che il PD non è più il Pci ma non è nemmeno socialista e lo dice in ogni occasione che gli è data Veltroni che almeno in questo è onesto, il Pse è diventato Pse Socialisti e Democratici, il Pd non è cambiato di una virgola è il Pse, che a preso atto dell’esistenza del del Pd italiano , di quello Cipriota, e di Armonia della lettonia.
    Tornando al patto federativo come lo chiamiamo noi ma che il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini lo considera l’anticamera del nostro assorbimento nel Pd , altri non è che una gestione al ribasso del MARCHIO PSI, non un progetto politico e sarà sempre più al ribasso , assomiglieremo nella migliore delle ipotesi una brutta copia di quello che fu “ Sinistra Indipendente “ di Ferruccio Parri., ma noi non abbiamo Ferruccio Parri.
    Quello che non mi capacito, senza per questo dare dell’extraterreste a nessuno, in un momento in cui , il paese è governato da un ragazzotto specializzato nel bluff politico , che vuole superare lo scarso consenso elettorale, il 41 % del 58 % e alle europee che non sono elezioni politiche nazionali ,con una legge elettorale che è una offesa al concetto di democrazia , che toglie le province come assemblea elettiva per togliere , demagogicamente 10.000 posti alla politica , che nette in vendita le auto blu su internet giusto percè è moderno ,noi invece di fare i socialisti di cui c’è un disperato bisogno , corriamo in soccorso di quello che , erroneamente consideriamo il vincitore su tutta la linea .,. Renzi ha segnato a porta vuota, l’Italia si affida a lui con lo stesso spirito con cui si affida ai gratta e vinci per risolvere i propri problemi economici., Renzi ha preso 12/milioni di voti ed erano europee, Veltroni prese 13/milioni di voti più il sostegno di Di pietro è perse le elezioni politiche , se il centro destra ritrova unità politica (vedi Passera) sul serio si pensa di vincere con il vuoto politico di Renzi ?
    Quando sopra dico che non parliamo di Nenni , di Saragat e aggiungo di Zagari, Fortuna ,Servadei alludo a quello quello che fu il gruppo di Autonomia Socialista , protagonista del primo Centro Sinistra , di quel fecondo periodo di rinnovamento dell’Italia , ecco noi dobbiamo riscoprire l’ancora la validità attuale nel 2014 di quel progetto politico per offrirlo non al Pd o ai fuoriusciti di Sel o del 5/stelle (qualcuno mi spiega le ragioni per un’esistenza politica di di Sel e 5/stelle ? ) ma, al paese , all’Italia , ai milioni di cittadini che non vanno a votare perché non trovano nella pur vasta offerta pseudo politica , ho votano per un comico per disperazione, una risposta convincente alle drammatica crisi che ci sta colpendo.
    Io spero di organizzare una giornata di studio a Torino, proprio su questi temi, per avviare così , al nostro interno ad un dibattito che ci porti ad un progetto politico , che non sia la mera gestione del Marchio, e nemmeno il procastinare il dilemma Nencini si Nencini no ma che offra al paese un Psi con una politica che sia alternativa al degrado attuale .
    Che dici posso contare sulla tua presenza ?
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari ( off.molinari@libero.it )
    Consigliere nazionale , aderente ad Iniziativa Socialista

  15. Ci sono molte ragioni in ciò che dici. I 14 anni di Boselli sono stati semplicemente disastrosi e nei quali abbiamo abbandonato tutte le battaglie del passato, salvo la laicità, che è pur importante, ma non porta un voto che uno. Quello che eravamo pochi anni prima è stato completamente dimenticato; la battaglia per la seconda repubblica è diventato il proporzionale proprio mentre essa diveniva la peggiore nella storia italiana. Ci siamo alleati con tutti, compresi gli ex comunisti, e poi quando è nato il PD abbiamo rifiutato sdegnosamente. Da allora altri 6 anni di clandestinità. L’articolo di Ostellino di domenica è interessante: siamo sicuri che Renzi olre a copiare Craxi, naturalmente senza dirlo, abbia anche la sua capacità di statista? Io qualche dubbio ce l’ho. Nenni diceva che la politica è azione. Proviamoci, almeno, ad agire. Il PD rimarrà il partito di Berlinguer e Moro (assurda questa accoppiata che mette insieme il carnefice con la vittima) finchè a Renzi converrà. Poi rigetterà ogni memoria per andare verso il nuovo che lui e i sui ragazzi rappresentano. Quale nuovo al momento non è dato sapere. Concludo: possiamo fare accordi con tutti (ne abbiamo fatti tanti in questi anni), ma non rinunciamo a batterci nel paese per le nostre idee e partiamo subito dalle istituzioni.

  16. Basterebbero le argomentazioni da osteria che animano il dibattito sulla immunità parlamentare per marcare la presenza di un vuoto che potrebbero riempire i socialisti. E’ un vuoto di cultura politica democratica che rischia di essere colmato da semplificazioni demagogiche e da moralismi manettari. Ma mi chiedo: quel che resta dei socialisti è portatore della cultura laica, pragmatica, tollerante, consapevole delle regole necessarie per far funzionare la democrazia rappresentativa? Oppure è anch’esso contagiato dal virus populista? Non è forse vero che troppa parte di quel che resta dei socialisti è affascinato dai fondamentalismi convergenti di Aldo Moro e di Enrico Berlinguer (ereditati rispettivamente da Sturzo e da Gramsci) piuttosto che dalla paziente tessitura di Alcide De Gasperi, Palmiro Togliatti e Bettino Craxi, espressione della Repubblica antifascista fondata sul lavoro?

  17. Caro Mauro, non ho capito bene il tuo articolo Io sono consapevole che oggi c’ è bisogno di socialismo più di ieri. La storia non si fa con i “se” ma voglio ricordare che se i dirigenti socialisti di allora non avessero cercato di accasarsi con i vincitori oggi le condizioni del PSI sarebbero più fortunate come anche i socialisti ai quali è stata strappata l’ identità politica. Invece di parlare, ormai si parla da vent’anni, perché non si tenta la via difficile ossia un impegno collettivo di tutti i socialisti nel manifestare la nostra posizione dialettica verso il PD .ed il suo attuale segretario che a dirla con linguaggio pellerossa, ha la lingua biforcuta. Negli Stati Uniti per tutte le menzogne dette lo avrebbero già sbattuto a fare il commesso della camera e non il Presidente del Governo. Caro Mauro fino a quando cerchiamo scorciatoie non vi può essere riscossa per il PSI che è presente nel territorio ma bisogna intercettarlo.. questo dovrebbero fare, a mio parere, i nostri dirigenti nazionali. saluti fraterni

  18. Chi rimane fermo non ha futuro, visto che il cittadino elettore è cambiato avendo imparato che solo attraverso i gruppi riesce a portare avanti i propri interessi individuali, non sente più il bisogno di un grande apparato nazionale per tradurre domande inarticolate in obiettivi politici. Al cittadino non le basta più una storia e dei valori se non correlate da progetti e riforme che lo toccano da vicino.

  19. Resta il problema del con chi. Noi possiamo sentirci alleati e anche federati al Pd ma con le nostre idee autonome, possiamo tentare un’alleanza con Sel ma adesso mi pare, al di là dei contenuti, parecchio complicata per la scissione in corso. Altro non c’è. Il centro è sparito. Anche l’idea di mettere su casa coi fuorisciti da Sel mi pare complicata. Magari alle regionali la possiamo sperimentare. Ma alle politiche dove mettiamo il nostro piccolo contenitore visto che con qualsiasi legge che non sia puramente proporzionale non possiamo presentare il nostro simbolo? Il resto come diceva quel tale è noia…

  20. Con SeL possiamo trattare su basi paritarie perché siamo due piccoli partiti, lo stesso non si può dire del PD che, forte dei suoi numeri, ci considera una tribù in estinzione. Sia noi che Sel abbiamo la necessità di lottare contro questo antidemocratico proliferare di soglie di sbarramento. Inoltre Vendola è una persona con la quale sono certo possa intavolarsi un fruttuoso ed aperto confronto.

  21. E’ meritorio direttore che Lei si stia ponendo del cosa fare da grandi di un minuscolo partito qual’è il PSI attualmente. Sicuramente non è facile per nessuno indicare qual’è la via da seguire o intravedere la soluzione. Di una cosa io sono certo, ma credo lo sono tanti uomini e donne che si dichiarano d’essere socialisti. Il Socialismo in Italia ma credo nel mondo non è morto, non è una idea sorpassata. Né credo possa essere incarnato dal quel corpaccione indistinto del PD. Questi non sono né carne né pesce non condividiamo quasi nulla, dai giudici ai diritti civili, ecc. Non rappresenteranno mai questa grande idea che è il socialismo riformista. I socialisti devono riprendere a mio avviso, le battaglie che li hanno contraddistinti. In un paese dove le disuguaglianze aumentano ogni giorno di più , i socialisti non possono lasciare a Papa Francesco questa battaglia! In questo ultimi anni di grande crisi i ricchi sono diventati sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. Ed il PD dov’era ? Invece di andare alle elezioni e vincerle appoggiava il grande tecnico della Bocconi a massacrare i meno ambienti. Per cui a mio avviso la cosa più importante da fare nel nostro paese non è tanto la ricchezza da produrre ma, la distribuzione della stessa che continua ad alimentare disuguaglianze e tutti gli indicatori socio-sanitari negativi rispetto alla qualità della vita. Lo spazio per lavorare ed essere protagonisti credo sia tanto bisogna vedere come fare per portarlo avanti.

  22. Caro Mauro, sai che non sono d’accordo. Per i socialisti non c’è spazio né per fare una corrente interna del PD, né per farne una esterna. Per altro ritenere che il campo della sinistra sia tutto coperto dal PD è un grosso errore. Il PD rileverà essere sempre più un partito di centro che guarda a sinistra, non di centrosinistra.

  23. Alle ultime europee il 50% non ha votato e un 10 % ha votato per il M5S antisistema… forsè perchè manca un partito socialista… ma se rimaniamo immersi nel PD a fare il pesce in barile nessuno sa neppure che esistiamo…

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