martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Renzi e il suo PD,
un cambiamento reale
Pubblicato il 24-06-2014


Ho letto un commento fatto da un Dirigente del PD che, parlando di Renzi, nella sostanza traduce, anche se in maniera diversa – ma nello stesso tempo consolida – la mia opinione sulle differenze storiche tra PCI e PSI.

In molti sono convinti che la differenza, sostanziale, tra il PCI e il PSI era tra massimalismo e riformismo. Il Riformismo fu introdotto in maniera incisiva dal Governo Craxi ma anche tradotto, furbamente, in chiave delatoria negli anni 80, nel Craxismo, ostacolato e combattuto dal PCI dell’epoca e dalla CGIL. Questa differenza era ed è opinione diffusa.

Io ho sempre sostenuto che la differenza tra il PCI ed il PSI (nemmeno la favoletta dei partito di classe) era che il PSI era forza di Governo ed il PCI era forza d’opposizione. Il PSI era il partito della Programmazione e dell’elaborazione politica il PCI era il partito della conservazione.

Detto questo oggi il PD di Renzi restituisce 20 anni di assenza della sinistra Italiana, impegnata a mutuare il Berlusconismo, a competere sul terreno del populismo e cavalcando gli umori degli Italiani e non i loro problemi.
Ventanni di Bunga Bunga su un terreno che ha nutrito Berlusconi, che crolla sul sistema giudiziario e non sulla Politica: film già visto.

Il problema vero è che ci sono ancora forti resistenze nella cultura conservatrice e della ancora radicata parte dell’ex PCI,  i quali non hanno compreso la necessità di cambiare, ma attenzione non il cambiamento generazionale (che può essere anche un tema naturale), ma il cambiamento, inteso sul fatto che bisogna prendere atto che la società è cambiata. Non ieri o oggi ma già dagli anni ’70 quando al modello fordista di società della Fabbrica, della produzione Industriale si sostituisce un modello di società post-industriale, della tecnologia, dell’informatica, dei servizi, del mercato, del mondo dei lavori ecc ecc.. ed in particolare è cambiato il mondo dell’istruzione della Formazione che prepara le Generazioni future alle nuove e moderne sfide, una cultura del patto di stabilità e non dei governi della spesa pubblica.

Ecco, per chiudere, una cultura Socialista adeguata e riveduta, è quello che Renzi a mio avviso sta interpretando, cambiando completamente la vecchia impostazione: prima la società e poi il Partito, prima la società e poi l’impresa partito, mentre per il PCI prima il Partito, prima l’impresa e poi il resto del mondo. Un Idea di società innanzitutto, da Guidare e da Governare. Anticipare i processi e non esserne travolti. Poi per il Resto Dio ce la mandi buona.

Luigi Incarnato

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Commenti all'articolo
  1. Differenze storiche tra PCI e PSI.: UN ABISSO!!! e adesso i nipotini di Stalin, di Togliatti e Berlinguer, si nascondono dietro la mashera dell’ipocrisia, quella catto-comunista … quando il PD, come i DS, perde, tornano ad essere fieramente: COMUNISTI: … come a Tortora … così a Cosenza, in Calabria ed in Italia, PD?!? PAURA DEL SOCIALISMO!!! e a quei SOCIALISTI che hanno fatto la fortuna politica (e non solo) nel glorioso PSI confluiti nel PD … dico: MEDITATE!!! sono tantissimi… POLTRONE ED ALTRO!!! VERGOGNA…

    FRANCO GUERRERA – TORTORA (CS)

  2. Attenti ai lupi, Luigi, non ci faremo fregare come è successo con SERPILLO ed altri compagni socialisti che bello, noi continuiamo a chiamarci COMPAGNI e loro (PD) semplicemente AMICI ovvero catto-democristiani-comunisti. L’ipocrisia di sempre, cambiano nome, ma sempre gli stessi e lo stesso.

  3. Tutta la scienza del mondo non riuscirà a far digerire che il PD sia anche PSE. Se lo fosse, metterebbe in vetrina ,oltre ai lecchini e alle lecchine, qualcuno che rappresenti la cultura socialista.
    Finora, sta avanzando il tentativo di cancellare tutta la storia del glorioso PSI. Renzi nomina De Gasperi e La Pira, mai Pertini, Nenni,Lombardi, Brodolini, ecc. Ma la dimostrazione che questo Governo rappresenti solo i poteri forti è capita anche dai bambini.
    In effetti finora ha evidenziato ciò che è il minimo comune denominatore tra FI, NCD,Scelta Civica, Confindustria, la Chiesa, la Massoneria e i poteri forti(Banche e Assicurazioni).
    Se i socialisti non aprono gli occhi,quando il popolo capirà saranno travolti e non potranno parlare. Resterà solo qualche foto ricordo di chi è riuscito a fare il deputato o il senatore (volutamente lettere minuscole.

  4. Che Renzi stia interpretando una “cultura socialista adeguata e riveduta”, al momento, può essere solo un augurio che possiamo benissimo farci, ma niente di più. Se solo Renzi riuscirà a togliere un po’ di ruggine dai tanti ingranaggi della politica, delle istituzioni e della macchina della pubblica amministrazione, sarà già una gran vittoria. In questo momento il Presidente del Consiglio si trova ancora in una fase di raccolta del massimo consenso (legittimamente, per carità!), ma occorrerà aspettare ancora prima di vedere se l’aver traghettato il PD nel Partito del Socialismo Europeo, che pure è stato un evento molto positivo, rappresenti solo l’ennesima mossa tattica di una certa sinistra o una genuina scelta politica. Sarebbe poi auspicabile che nei confronti della tradizione socialista e riformista italiana Renzi abbia occasione di esprimere qualche riconoscimento, altrimenti non si capirebbe quale dote porterebbe il piccolo PSI nel patto federativo che molti compagni auspicano.

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