mercoledì, 18 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Ricomincio da tre?
Pubblicato il 17-06-2014


Con le elezioni europee si é chiusa una fase. Quella caratterizzata dall’esistenza di una sola opposizione in campo, Forza Italia, con l’altra sull’Aventino o meglio sul Golgota ad attendere invano di crocifiggere tutti. É iniziata la fase delle due opposizioni e con la presentazione del cosiddetto Democratellum i Cinque stelle si candidano a interlocutori privilegiati di Renzi, anche tenendo conto del loro peso elettorale. È evidente che la nuova tattica, soprattutto sul tema delle riforme istituzionali, pone più di un problema a Renzi e a Berlusconi. Vediamo di capire quali.

Renzi ha sempre, a mio avviso giustamente, sostenuto che le regole del gioco si scrivono insieme. Non trovando alcuna disponibilità al confronto da parte di Grillo, è stato indotto al patto con Berlusconi. Ma adesso? Adesso che la legge elettorale BR ristagna, adesso che sulla riforma del Senato si è aperta più di una falla nello stesso Pd, Renzi può fare spallucce ai Cinque stelle? Difficile da motivare. Ma se Renzi aprisse un dialogo con Grillo, è credibile che Berlusconi, che non vede l’ora di sfilarsi, resti della partita? Si stabilirebbe una sorta di dialettica hegeliana con Grillo e Berlusconi nelle vesti della tesi e dell’antitesi e Renzi in quella della sintesi. Impossibile.

Se poi diamo un’occhiata ai contenuti allora credo che l’accordo sia ancora più complicato. Il Democratellum è d’impostazione proporzionalista, anche se l’ampiezza delle circoscrizioni induce a ipotizzare uno sbarramento piuttosto alto, senza premio di maggioranza, anche se è verosimile ipotizzare che un partito che ottiene il 40 per cento arrivi a superare la soglia della maggioranza degli eletti, e soprattutto introduce il meccanismo delle preferenze, anche se lo adotta con voto disgiunto e addirittura in negativo.

Diamo per scontato che Renzi e Berlusconi non siano d’accordo con questa impostazione. Può Renzi evitare di confrontarsi con essa? Che succederebbe nel suo partito se per mantenere il patto con Berlusconi rifiutasse qualsiasi proposta di Grillo? Prendiamo il meccanismo delle preferenze. Non aveva egli sempre motivato di aver dovuto accettare su questo un compromesso con Forza Italia? Perché adesso non dovrebbe sposare su questo la posizione di Grillo? Certo la decisione dei Cinque stelle di scendere dall’Olimpo e di confrontarsi con gli altri è un bell’intralcio nell’ingranaggio del tandem BR e apre un nuovo e più complesso, ma forse anche più interessante, orizzonte al processo di riforma.

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Commenti all'articolo
  1. Con questa proposta il movimento cinque stelle spariglia gli accordi BR e da un segnale che con una legge nazionale che portasse al ballottaggio tutte le opzioni sono possibili, quindi molto probabilmente il grande progetto riforme costituzionali subito credo si allunghi e tutti ritornano in gioco. Anche Renzi deve rendersi conto che governare il Paese non è governare la Toscana o fare il Sindaco di Firenze.

  2. L’impressione è che Grillo voglia unicamente scompigliare le carte, per poi dire, noi c’eravamo ma non ci hanno ascoltati.
    Berlusconi è orfano di qualsivoglia offerta politica che abbia un senso in divenire. Ma resterà in gioco, pena l’esitazione.
    Le riforme costituzionali, proprio per la loro essenza meritano molto di più di tre guitti che recitano una stucchevole commedia.

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