lunedì, 25 settembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Pd, riforme con l’M5S solo se c’è l’ok di Berlusconi
Pubblicato il 20-06-2014


Riforme-SenatoSi terrà mercoledì alla Camera l’incontro tra il Partito democratico e il Movimento 5 Stelle su legge elettorale e riforme. Questa è la notizia del giorno. Martedì il premier e segretario democratico Matteo Renzi deciderà insieme con i capigruppo, la delegazione che rappresenterà il partito all’incontro.
Probabilmente non si parlerà solo di legge elettorale, ma il tema del confronto sarà allargato alle riforme in generale e al semestre italiano. E poi anche immigrazione, certo. Andando a toccare un punto delicato nel dibattito interno ai 5 Stelle dopo l’alleanza europea di Beppe Grillo con l’anti-Ue britannico Nigel Farage.

L’invito ai penta stellati è partito direttamente dal premier e la risposta del M5s non si è fatta attendere. ”Ringraziamo Matteo Renzi – si legge sul blog di Grillo – per l’invito. All’incontro del 25 giugno parteciperà una delegazione del Movimento 5 Stelle composta dai capogruppo Giuseppe Brescia e Maurizio Buccarella e dai deputati Danilo Toninelli e Luigi Di Maio. Vorremmo confrontarci con il Partito democratico, in quanto forza parlamentare”.

In mattinata, dopo il Consiglio dei Ministri, sulla legge elettorale e sulle riforme era intervenuta il ministro Maria Elena Boschi. La responsabile per le Riforme ha messo i ‘paletti’ dichiarando che il punto di partenza è l’Italicum: “Non credo sia pensabile che dopo mesi di lavoro si possa ricominciare daccapo” ha detto il ministro in conferenza stampa. “Bisogna capire nella sostanza – ha detto ancora – se da parte del Movimento 5 Stelle è condiviso il percorso delle riforme, se vuole partecipare al cambiamento del Paese o se rimangono su posizioni di conservazione come sulle riforme”.

La risposta dei pentastellati non si era fatta attendere: “Diamo a Renzi l’opportunità di uscire da quel ricatto di Berlusconi che lui stesso disse esserci quando affermò che non c’era alternativa al Cavaliere. Noi gli diamo un’alternativa: chiarisca se preferisce continuare con lui o aprirsi ad un percorso nuovo”. Così il deputato M5S Manlio Di Stefano replicando al ministro Boschi. “La Boschi parla di mesi di lavoro da garantire, ma mi permetto di dire che sono mesi di lavoro che non hanno portato a nulla. La riforma delle legge elettorale avevano detto di averla pronta un mese fa, così come la riforma del Senato”, ha sottolineato il parlamentare del M5S. “Diamo a Renzi – ha aggiunto Di Stefano – una possibilità: fare una riforma che vada verso il parere della sentenza della Consulta e perciò che sia costituzionale”

Insomma l’incontro ci sarà, ma le posizioni iniziali sono lontane e trovare un punto di sintesi non sarà facile. La compagna elettorale è alle spalle, ma l’ascia di guerra non sembra essere stata sotterrata.  Per il ministro Boschi il punto è che “non si cambia partner all’ultimo momento. Eventuali richieste di modifiche possono essere prese in considerazione, ma solo se saranno condivise dalle altre forze che hanno contribuito sin qui alla legge elettorale e alle riforme”. Una ipotesi potrebbe essere quella di cambiare le liste bloccate. Ma serve, ha sottolineato, l’ok di Forza Italia.

ll ministro ha poi parlato delle altre riforme in cantiere. Come quella della giustizia, che sarà discussa in Consiglio dei ministri il 30 giugno. Nello stesso cdm dovrebbero essere esaminate anche le misure sul terzo settore. Poi è in agenda la riforma del Senato e del titolo V. I senatori, come ha affermato Gaetano Quagliariello, saranno 100, di cui 20 sindaci e i restanti consiglieri regionali, ai quali si aggiungeranno 5 senatori di nomina presidenziale. La Boschi ha poi sottolineato che “restano fermi i cosiddetti paletti che il governo aveva presentato fin dall’inizio e indicato come qualificanti”. Ossia “il rapporto fiduciario con il governo esclusivamente della Camera, superamento del bicameralismo perfetto, Senato rappresentativo delle autonomie con elettività di secondo livello, superamento delle Province e abolizione del Cnel e forte rifoma del titolo V”.

Quagliariello ha poi spiegato in una nota come si comporrà il futuro Senato. La composizione complessiva di Palazzo Madama sarà di senatori, tutti eletti dai Consigli regionali, sia i sindaci che gli stessi consiglieri che svolgeranno anche il ruolo di senatori. Quagliariello ha anche spiegato che, “essendo il Senato un organo di garanzia” ci sarà un criterio di proporzionalità anche per quanto riguarda l’elezione dei senatori. Questo significa che per definire la provenienza politica dei senatori di ciascuna regione si terrà conto del voto ottenuto da ciascun partito alle elezioni regionali e non del numero dei seggi in Consiglio regionale, dato che le leggi elettorali favoriscono i partiti che hanno vinto le elezioni.

Daniele Unfer

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. da vecchio riformista che viene dal PCI spero nei dissidenti di Chiti e che anche i deputati socialisti -Nencini in primis- votino contro le brutture isitituzionali che il governo renzi sta sviluppando (con gli altri due ‘padri della patria’ Calderoli e Berlusconi).
    Non dimentichiamo che dopo il Parlamento e la Corte Cost ci sarà il rreferendum popolare: giusto per non saper nè leggere nè scrivere comincerei da subito la raccolta delle firme…

  2. da vecchio riformista spero che dissidenti PD , socialisti, SEL e liberal in Parlamento votino contro le brutture del trio renzi-berlusca-calderoli. Sarà un importante segnale di intelligenza costituzionale e non omologazione. E poi ci sarà in ogni caso il referendum popolare: cominciamo a raccogliere firme.

Lascia un commento