martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Rivalutate le prestazioni concesse dai comuni per il 2014
Pubblicato il 03-06-2014


Rivalutati dell’1,1 per cento (indice dei prezzi Istat per le famiglie di operai e impiegati), nel 2014, gli importi degli assegni per il nucleo familiare numeroso e del trattamento economico di maternità per le residenti e dei relativi requisiti reddituali previsti per potervi accedere. Lo ha recentemente comunicato un’apposita circolare dell’Inps (la n. 29 emanata il 27 febbraio scorso). Si tratta, come è noto, di prestazioni agevolate di natura assistenziale concessi dagli enti locali, ma erogati dall’Istituto di previdenza con onere finanziario posto espressamente a carico dello Stato. L’assegno per il nucleo familiare (almeno tre figli minori e possesso di risorse e/o di proventi limitati) è prefigurato dall’articolo 65 della legge n. 448/98, mentre l’indennità di maternità spettante, a determinate condizioni, alle lavoratrici o ex lavoratrici residenti in Italia (comprese le cittadine extracomunitarie regolarmente autorizzate a soggiornare nel nostro Paese) che partoriscono, adottano, od ottengono in affidamento preadottivo un bambino viene invece stabilito dall’articolo successivo (66) dello stesso provvedimento legislativo (448/98).

Questi gli importi per l’anno corrente:

141,02 euro al mese per l’integrazione all’aggiunta di famiglia, se compete in misura intera. Pertanto, su base annua (13 mensilità), la prestazione quest’anno varrà 1.833,26 euro. Per le domande afferenti il 2014, il valore dell’indicatore della situazione economica (Ise), con riferimento ai nuclei familiari formati da cinque componenti, con almeno tre figli minori, è di 25.384,91 euro. Se la famiglia è più numerosa il dato va riparametrato. Perché la famiglia possa aver diritto all’intera prestazione è infatti richiesto che il valore Ise non superi l’importo pari alla differenza dell’Ise prescritto per il diritto alla prestazione e la misura dell’assegno su base annua. Per le istruttorie in corso riguardanti l’assegno per il 2013, continuano ad applicarsi i limiti fissati per lo stesso anno 2013;

338,21 euro mensili per il trattamento economico di maternità, se attribuito in misura piena per cinque mesi complessivi (1.691,05 euro) per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento che si verificheranno durante il corso del 2014. Per le richieste relative sempre all’anno corrente, il valore dell’Ise con riferimento a nuclei familiari formati da tre componenti, è pari a 35.256,84 euro. Anche qui per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento avvenuti dal primo gennaio al 31 dicembre 2014. Quando, però, gli assegni in questione interessano famiglie con diversa composizione, le cose si complicano. Occorre necessariamente riparametrare l’Ise per calcolare le prestazioni da corrispondere. Gli operatori devono quindi seguire le procedure appositamente delineate nell’allegato “A” al decreto n. 452/2000 del ministro per la Solidarietà sociale (modificato dal decreto n. 337/01 del medesimo dicastero). Importante, la donna che presenta la domanda per la l’assegno di maternità può, se del caso, inoltrare anche quella per il nucleo se ha altri due figli minorenni e la sua famiglia si trova nelle condizioni economiche stabilite dalla legge. Giova precisare, per ogni opportunità, che l’assegno familiare in questione compete, come detto, ai nuclei familiari italiani e comunitari dietro richiesta da presentarsi al comune di residenza.

E’ concesso dall’ente locale, ma corrisposto materialmente dall’Inps a condizione che risultino soddisfatti due precondizioni:

nella famiglia devono essere presenti almeno tre figli minori e il valore dell’Ise (indicatore della situazione economica) del nucleo familiare non deve splafonare una certa soglia reddituale che, per il corrente anno è fissata in misura pari a 25.384,91 euro. L’importo dell’assegno mensile per il 2014 è pari a 141,02 euro (esattamente 5,59 euro in più dell’anno scorso); pertanto su base annua (cioè per 13 mensilità), la prestazione quest’anno varrà 1.833,26 euro. Perché la famiglia possa avere titolo all’intero trattamento numerario è – come detto – necessario, altresì, che il valore Ise non vada oltre l’importo pari alla differenza dell’Ise postulato per far scattare il titolo alla prestazione e la misura dell’assegno su base annua: quindi euro 25.384,91. L’indennità di maternità, invece, viene erogata alle donne, cittadine italiane, comunitarie o straniere in possesso di carta di soggiorno, per – si ribadisce ulteriormente – le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento. L’assegno economico, per tutti gli eventi ricadenti nel corso del corrente anno, vale complessivamente 1.691,05 euro, ossia 338,21 euro per cinque mensilità.

La prestazione da richiedere anch’essa al comune di residenza entro sei mesi dal verificarsi dell’evento (nascita, affidamento o adozione), spetta in misura intera se l’interessata non percepisce altra indennità economica di maternità obbligatoria. In caso contrario si ha titolo alla quota differenziale, e, sempre, inoltre, a patto che il nucleo familiare (con riferimento a quello standard configurato direttamente dalla legge in tre componenti) possegga un Ise non superiore a euro 35.256,84.

Morti d’amianto all’Ilva di Taranto

Una sola assoluzione e 27 condanne, per un totale di 189 anni di carcere. Così si è espresso il tribunale di Taranto nel processo in primo grado a carico degli ex dirigenti dell’Ilva per le morti causate dall’amianto e altri cancerogeni provenienti dallo stabilimento siderurgico negli anni Ottanta, Novanta e Duemila. I decessi hanno interessato sia il periodo in cui la fabbrica era pubblica sia quando è diventata di proprietà della famiglia Riva. Il giudice della seconda sezione penale, Simone Orazio, ha inflitto 189 anni complessivi di carcere per i reati di disastro ambientale e omicidio colposo. All’Inail – costituita parte civile – è stata riconosciuta una provvisionale di quasi 3,5 milioni di euro.

Pene da 4 anni e mezzo a nove anni. Le pene vanno da un minimo di quattro anni e mezzo al massimo di nove anni inflitto all’ex direttore dell’Italsider, Sergio Noce. Fabio Riva, figlio del patron Emilio deceduto il 30 aprile scorso, è stato condannato a sei anni, così come l’ ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso. Dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Emilio Riva, morto lo scorso mese (per il quale il pm aveva chiesto la condanna a 4 anni e mezzo di carcere). Il solo assolto è il giapponese Hayao Nakamura, per il quale era stata chiesta la condanna a due anni e mezzo (il manager, in un primo momento,. fu chiamato come consulente e per un periodo è stato anche amministratore delegato con la gestione pubblica).

Quindici i decessi imputati al contatto con l’asbesto. Sono 31 i casi esaminati di lavoratori morti per mesotelioma e cancro polmonare che hanno svolto varie mansioni nello stabilimento siderurgico. Non per tutte le ipotesi di omicidio colposo è stata riconosciuta la condanna: alla fine, infatti, sono risultati 15 gli operai ammalati per i quali è stato accertato il contatto letale con la fibra killer durante l’attività lavorativa. Gli accusati – ha ritenuto il tribunale, accogliendo la tesi dell’accusa – non hanno adottato le cautele necessarie per impedire gli effetti letali dell’asbesto (in passato largamente utilizzato nel settore siderurgico).

Cgil: per oltre 510 mila lavoratori da inizio 2014 persi 1,3 miliardi di reddito

Oltre 350 mln di ore di cig nei primi 4 mesi dell’anno, con un’esplosione di quella straordinaria, e più di 510mila lavoratori coinvolti a zero ore ad aprile per una perdita di reddito di 1,3 mld, in media 2.600 euro netti in meno in busta paga per ogni lavoratore. Sono questi in estrema sintesi i dati che emergono dalle elaborazioni delle rilevazioni Inps da parte dell’Osservatorio cig della Cgil Nazionale nel rapporto di aprile. ’’Seppur con qualche timido segnale positivo, la situazione della produzione industriale, come della condizione di centinaia di migliaia di lavoratori, è ancora molto grave.

La crescita esponenziale della cassa integrazione straordinaria segnala infatti la permanenza di un livello strutturale della crisi, economica e produttiva’’, ha osservato Elena Lattuada della Cgil Nazionale. “Preoccupa enormemente – ha aggiunto – la situazione in cui versano alcuni settori e aree del paese, siderurgia ed edilizia in primis, realtà diverse tra loro ma accomunate da una generale sottovalutazione dello stato di crisi in cui versano’’. Inoltre, ha proseguito, “un discorso a parte lo merita la vicenda del Sulcis: da settimane i lavoratori dell’Alcoa sono accampanti in tenda a Portoveseme per chiedere garanzie per il loro futuro, per lo stabilimento e per l’intero territorio attraverso un intervento diretto della presidenza del Consiglio.

Molti di questi lavoratori da mesi non ricevono alcun sostegno economico e sopravvivono grazie alla solidarietà degli altri lavoratori. Una situazione di grave disagio e di sacrificio, dopo i tanti fatti in questi anni, che merita risposte e soluzioni all’altezza’’. In generale, ha concluso Lattuda, “uscire dalla crisi, costruire una prospettiva positiva, non può che essere possibile mettendo al centro il lavoro, dalla sua difesa, attraverso l’urgente rifinanziamento della deroga, alla sua creazione. Il lavoro è il punto dal quale ripartire, in Italia come in Europa’’. Nel dettaglio, dall’analisi si rileva come il totale di ore di cassa integrazione ad aprile sia stato pari a 86.839.168 di ore richieste e autorizzate, in flessione sul mese precedente del -13,28%. Nel primo quadrimestre dell’anno si sono registrate 351.594.804 ore di cig per un -4,44% sullo stesso periodo dello scorso anno. Nel dettaglio affiora che la cassa integrazione ordinaria (cigo) cala ad aprile su marzo del +17,71%, per un totale pari a 22.531.401 di ore.

Da inizio anno la cigo invece ha raggiunto quota 97.227.479 di ore per un -27,08% sul periodo gennaio-aprile del 2013. La richiesta di ore per la cigs per aprile è stata di 46.947.534 per un +3,20% su marzo mentre il primo quadrimestre dell’anno totalizza 175.160.282 ore autorizzate per un +18,16% sul corrispondente lasso di tempo dello scorso anno. Infine la cigd ha riscontrato ad aprile un deciso decremento sul mese precedente pari a -36,33% per 17.360.233 ore richieste. Nei primi 4 mesi dell’anno, in confronto al medesimo periodo dello scorso, la discesa è stata del -8,30% per un totale di 79.207.043 ore.

Causali di cigs – Continua a salire il numero di aziende che fanno ricorso ai decreti di cigs. Da gennaio ad aprile sono state 2.939 per un +42,67% sull’analogo lasso di tempo del 2013 e riguardano 5.389 unità aziendali (+52,06%). Nello specifico si osserva un ampliamento dei ricorsi per crisi aziendale (1.491 decreti da inizio anno per un +24,77% sui primi quattro mesi del 2013) che rappresentano il 50,73% del totale dei decreti. Lievitano le domande di ristrutturazione aziendale (74 per un +1,37%) e quelle di riorganizzazione aziendale (77 per un +20,31%). Sottolinea lo studio della Cgil che “gli interventi che prevedono percorsi di reinvestimento e rinnovamento strutturale delle aziende continuano ad essere irrilevanti, pari al 5,14% del totale dei decreti (erano il 6,65% nel 2013).Un segnale evidente, eppure sottovalutato, del processo di deindustrializzazione in atto nel Paese’’.

Nelle regioni del nord si rileva il ricorso più alto alla cassa integrazione. Dal rapporto della Cgil viene fuori che al primo posto per ore di cassa integrazione autorizzate nei primi quattro mesi dell’anno c’è la Lombardia con 90.575.323 ore che corrispondono a 131.650 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 39.032.814 ore di cig autorizzate per 56.734 lavoratori e l’Emilia Romagna con 32.020.315 ore per 46.541 persone. Nelle regioni del centro primeggia il Lazio con 26.098.586 ore che coinvolgono 37.934 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 20.778.372 ore per 30.201 lavoratori.

Settori – La meccanica è ancora il comparto dove si è totalizzato il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate nel periodo gennaio-aprile, la meccanica pesa per 120.793.919, coinvolgendo 175.573 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 48.402.650 ore di cig autorizzate per 70.353 lavoratori coinvolti e l’edilizia con 46.730.622 ore e 67.922 persone.

Occupazione e lavoratori in cig – Ad aprile, considerando un ricorso medio alla cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (9 settimane), sono coinvolti 1.022.078 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 17 settimane lavorative, si determina un’assenza completa dall’attività produttiva per 511.039 lavoratori, di cui 250 mila in cigs e 115 mila in cigd. Continua così ad assottigliarsi il reddito per migliaia di cassintegrati: dai calcoli dell’Osservatorio cig si rimarca come i lavoratori parzialmente tutelati dalla cig abbiano perso nel loro reddito, a partire da inizio anno, oltre un miliardo e trecento milioni di euro al netto delle tasse, pari a 2.600 euro in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore in cassa a zero ore.

Carlo Pareto

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