giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Sel, stillicidio di parlamentari in fuga
Pubblicato il 25-06-2014


Vendola-dimissioniI giorni difficili per Sinistra Ecologia e Libertà all’indomani delle elezioni europee sotto le insegne della Lista Tsipras, non sono finiti. Continua l’emorragia di parlamentari in viaggio verso il gruppo Misto, cominciata col capogruppo a Montecitorio, Gennaro Migliore, e continua il dibattito interno per definire la fisionomia di un partito che è solo l’ultima delle scissioni del vecchio PCI-PDS-DS.

Oggi il segretario Nichi Vendola, come aveva preannunciato, si è presentato dimissionario alla Direzione del partito spiegando che la discussione toccherà tutti i punti, anche quelli che riguardano i ruoli interni.

“Nessuno di noi ha un collante che lo leghi ai propri incarichi, se avessimo interessi personali – ha aggiunto con un pizzico di veleno nei confronti dei compagni usciti e di quelli che stanno per farlo – avremmo fatto altre scelte, nella vita e anche in questa congiuntura, avremmo fatto scelte un po’ più comode”. “Sel – ha aggiunto – è una comunità ferita, ma viva e intende ricominciare”.

Insomma ritorna, e nemmeno tanto velata, l’accusa di opportunismo, cioè di voler abbracciare le posizioni del PD per entrare in maggioranza e occupare qualche poltrona. Un’accusa che è un ‘ever green’ della sinistra italiana, un tormentone che dura ininterrottamente da decenni, quando era il PCI a scagliarsi contro socialisti e socialdemocratici che andavano al governo, e oggi rinverdita dalle polemiche sullo ‘stillicidio’ di parlamentari – oggi sono usciti in tre (Alessandro Zan, Fabio Lavagno e Nazareno Pilozzi) – che abbandonano un giorno dopo l’altro la formazione di Vendola e che potrebbero alla fine far salire il totale dei fuoriusciti, siamo a sette, a oltre dieci.

“La nostra scelta – scrivono i tre parlamentari – avviene dentro a un quadro complessivo che trae le sue origini dalle molte inversioni di rotta, troppe, rispetto al progetto originario in cui abbiamo creduto. Abbiamo profuso tutti gli sforzi necessari perché Sel potesse trasformarsi in un partito di sinistra moderno, democratico, utile alle esigenze sociali più stringenti. Negli ultimi mesi Sel ha abbracciato posizioni in cui non riconosciamo più la nostra cultura politica, la stessa con cui anni fa abbiamo contribuito alla co-fondazione del partito e che poneva un obiettivo che a tutt’oggi consideriamo essenziale: quello di essere sinistra di governo”. Gli accenti critici sono rivolti alle ultime esperienze, al progetto della Lista Tsipras “che ha cancellato cinque anni d’impegno per ricostruire una sinistra che scegliesse il partito socialista europeo come terreno di confronto”, al voto sul decreto Irpef che ha visto la maggioranza dei parlamentari di SEL (17 a 15) votare a favore come sfida all’Esecutivo “ad assumersi la responsabilità di andare avanti sul contrasto delle disuguaglianze”.

I socialisti, conferma intanto il capogruppo a Montecitorio Marco Di Lello, “guardano con rispetto e interesse al dibattito interno a SEL”. C’è attenzione, i lavori parlamentari moltiplicano le occasioni di scambio di idee, “ci sono già le prime votazioni assieme”, e ai socialisti piacerebbe che i parlamentari che hanno lasciato Vendola, oggi “aderissero alla nostra componente”. Certamente il rapporto tra socialisti e SEL non è nato ieri, ma risale alla nascita stessa del movimento di Vendola, quando si chiamava ‘Sinistra e Libertà’ e i candidati dei due partiti, assieme a quelli dei Verdi, si presentarono assieme alle elezioni europee del 2009. “Il rapporto non si è mai interrotto – aggiunge Di Lello – e negli ultimi mesi si è andato intensificando. Sono convinto che altri parlamentari potranno condividere un percorso comune con noi e l’obbiettivo di costruire una sinistra riformista, che sia anche in grado di riequilibrare l’attuale maggioranza di governo sul terreno della laicità, dei diritti civili, del lavoro”.

Armando Marchio

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