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Opinioni e commenti
 

‘Sellicidio’, c’è la «carta Nencini»
Pubblicato il 23-06-2014


Da “il manifesto” del 20 giugno

‘Sellicidio’, c’è la «carta Nencini»

Sinistre. Nel partito di Vendola si annunciano nuove defezioni ’a scaglioni’. Intanto i fuoriusciti ragionano sull’ipotesi di fondare un gruppo con i socialisti. E scommettono sul dimagrimento della pattuglia dei ministri Ncd al governo. Sancirebbe l’irrilevanza della destra nell’esecutivo Renzi. E il loro ingresso in maggioranza. Il governatore pugliese: «Non trattengo chi sale sul carro del vincitore». E chi va «fa un grave errore, ha la bandiera della resa in testa»

 

Il ’day after’ la «fuo­riu­scita» (copy­right Gen­naro Migliore) di quat­tro depu­tati dal gruppo di Mon­te­ci­to­rio di Sel è il giorno del bilan­cio delle mace­rie. La con­vin­zione dif­fusa è che il ter­re­moto non sia finito. Ileana Piaz­zoni, una dei quat­tro (gli altri sono appunto Migliore, Fava e Titti Di Salvo), pre­vede per la pros­sima set­ti­mana nuove uscite sca­glio­nate. Per­ché, spiega, «nel week end si ter­ranno le assem­blee dei ter­ri­tori». Oggi tocca all’Abruzzo, dove Gianni Melilla riu­nirà i suoi compagni.

Lunedì a Roma altret­tanto farà il sena­tore Mas­simo Cer­vel­lini. Ma è così dap­per­tutto. Dai ter­ri­tori arri­vano noti­zie con­tra­stanti. Da Roma il coor­di­na­tore Gian­carlo Tor­ri­celli, soli­da­mente schie­rato con chi resta, rife­ri­sce che «il sen­ti­mento dif­fuso è con­si­de­rare quanto avve­nuto una mano­vra di palazzo». Tutt’altre atmo­sfere sono quelle rac­con­tate da Michele Piras, depu­tato di Cagliari: «Deci­derò insieme agli altri, nella mia terra, cosa fare. Ma fin qui è stata scon­cer­tante la gestione del con­fronto poli­tico in Sel. Ne porta la respon­sa­bi­lità innan­zi­tutto il pre­si­dente e il coor­di­na­tore», ovvero Ven­dola e Fra­to­ianni. Ste­fano Qua­ranta, di Genova, anche lui in forse, aspetta la dire­zione di lunedì. Poi riu­nirà i liguri. I nomi si rin­cor­rono, i cel­lu­lari sono stac­cati. Man­cano all’appello altri quat­tro, forse cin­que. Altri restano, ma solo «per ora».
Lo «sca­glio­na­mento» delle fuo­riu­scite, lo stil­li­ci­dio, il «sel­li­ci­dio», ha anche l’obiettivo di tenere sulla gra­ti­cola chi resta. Mer­co­ledì la dire­zione «tirerà le somme di quello che suc­cede», spiega Nicola Fra­to­ianni. Prima, lunedì o al mas­simo mar­tedì, il gruppo della camera si riu­ni­sce per indi­care un nuovo pre­si­dente. La scelta potrebbe cadere nell’area dei ’dia­lo­ganti’. Le voci che cir­co­lano indi­cano Fran­ce­sco Fer­rara, uomo di dia­logo, coor­di­na­tore prima di Fra­to­ianni, che mer­co­ledì scorso non era pre­sente al voto sul decreto Irpef ma aveva comun­que segna­lato il suo orien­ta­mento per il sì.
Intanto i ’quat­tro per ora’ comin­ciano a darsi una road map. L’oggetto dell’incompatibilità con il par­tito di Ven­dola è stato la deter­mi­na­zione a strin­gere i bul­loni con il Pd e con il governo. Dal quale arri­vano segnali sem­pre più inco­rag­gianti. Prima Lorenzo Gue­rini, che ha tenuto un rap­porto diretto con Migliore, poi il pre­mier in per­sona hanno annun­ciato «porte aperte». Ieri è stata la volta dell’altra vice del segretario-premier, Debora Ser­rac­chiani: «Non entro in dina­mi­che che appar­ten­gono ad altri par­titi, posso però dire che credo che ci sia una dif­fusa atten­zione verso le riforme. Con­fido che que­sta con­sa­pe­vo­lezza che ormai è dei cit­ta­dini ita­liani, visto il 40,8%, diventi anche un patri­mo­nio comune di chi in que­sto momento siede in Par­la­mento, a pre­scin­dere dal gruppo di appar­te­nenza». Se que­sto non è ’scou­ting’ certo è un invito.
Sul fronte par­la­men­tare si segnala l’attivismo dei fuo­riu­sciti verso i socia­li­sti di Ric­cardo Nen­cini, vice­mi­ni­stro di Lupi. Nella serata di gio­vedì, dopo il voto sull’Irpef, Migliore ha incon­trato il capo­gruppo della com­po­nente Psi del misto, Marco Di Lello, in un cor­ri­doio riser­vato della camera (chia­mato per que­sto Corea). I ’quat­tro’ sie­de­ranno nel misto, ma pun­tano a costruire un gruppo auto­nomo con un rife­ri­mento al Pse, con i socia­li­sti e per­sino qual­che ex mon­tiano. In Sel già è irona: «fare la fine di Nen­cini» in quel par­tito è l’espressione di moda per indi­care lo spau­rac­chio dell’irrilevanza. Fatto sta che lo stesso gio­vedì Di Lello e Nen­cini sono stati avvi­stati al Naza­reno, dove lavora Gue­rini.
La coin­ci­denza è che intanto cir­cola la voce di un mini-rimpasto di governo. Il mini­stro Lupi, unico eletto alle euro­pee di un Ndc scarso di voti, potrebbe deci­dere di andare a Bru­xel­les e lasciare libera la casella dei tra­sporti. Nen­cini lo sosti­tui­rebbe. L’«irrilevanza» degli alfa­niani, come la chiama Migliore, potrebbe essere san­cita da un dima­gri­mento della loro pat­tu­glia ministeriale:pretesto buono per un ingresso sta­bile dei fuo­riu­sciti di Sel nell’area della mag­gio­ranza. Non un ingresso diret­ta­mente nel governo: Migliore lo esclude, «in que­sto momento non sarei nella posi­zione di accet­tare nulla», dichiara al pro­gramma radio­fo­nico Un giorno da pecora. Non nega di pun­tare invece alle even­tuali nuove pri­ma­rie di Napoli, dove il sin­daco De Magi­stris tra­balla da tempo.
Nel frat­tempo Nichi Ven­dola conta i feriti e ina­spri­sce i toni. È «un grave errore» quello dei quattro,«capisco il fascino della nar­ra­zione forte di Renzi però la sini­stra non deve mai por­tare il pro­prio cer­vello all’ammasso», «non posso tenere con la forza accanto a me chi vuole cor­rere sul carro del vin­ci­tore», ma «quello che io non con­tem­plo nella lotta poli­tica è la resa: chi pensa che oggi Sel debba squa­gliarsi e diven­tare una com­po­nente del governo, della mag­gio­ranza di governo o del Pd, ha la ban­diera della resa in testa». La rispo­sta di Titti Di Salvo: «Sel ha scelto un ruolo di oppo­si­zione al cen­tro­si­ni­stra. Penso che debba recu­pe­rare la ragione della sua esi­stenza: met­tersi al ser­vi­zio del paese e non dello sven­to­la­mento di belle bandiere».

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