martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Senato. Riforme, cresce la fronda nella maggioranza
Pubblicato il 26-06-2014


Def-SenatoSono trentacinque i senatori, di cui 18 della maggioranza (16 del Pd, più Mario Mauro e il socialista Enrico Buemi) che hanno depositato un sub-emendamento che ripropone il Senato elettivo. Il gruppo dei 35 parte da una questione di fondo: il mantenimento di un impianto costituzionale che sia in grado di garantire un giusto equilibrio di poteri e contropoteri. Un equilibrio che non valga solo per oggi, e quindi per gli attuali assetti politici, ma anche per il futuro.

Il senatore socialista Enrico Buemi non nasconde le sue preoccupazioni, peraltro largamente diffuse. Il metodo, ad esempio. Le riforme – si fa notare – non possono essere materia di lavoro dell’Esecutivo che è spesso intervenuto a piedi uniti nel dibattito. Quindi la strada da intraprendere dovrebbe essere diversa, come quella della Assemblea Costituente. Altro elemento, che rende necessaria una revisione dell’impianto di modifica, viene dalla legge elettorale ipermaggioritaria: questa legge difatti, sommata a una riforma del Senato che sottrae potere agli elementi di bilanciamento, tende a concentrare ulteriormente, e diremmo pericolosamente, i poteri nella mani dell’Esecutivo.

Infine il senatore socialista non nasconde un’altra preoccupazione: “L’abolizione del Senato elettivo – dice – va a squilibrare il sistema con elementi ulteriormente distorsivi, come, per esempio, l’abolizione dell’immunità parlamentare. Sarebbe utile quindi una ulteriore riflessione e non una contrapposizione”.

I parlamentari nello svolgimento delle proprie funzioni, devono lavorare con convinzione e autonomia esercitando il proprio diritto di libertà di voto. “Credo – conclude Buemi – che sia nostro dovere mantenere un autentico dibattito democratico procedendo con una prospettiva di lungo periodo in modo da poter contribuire con grande onestà intellettuale”.
In mattinata, in una conferenza stampa alla quale hanno preso parte Vannino Chiti, Felice Casson, Mario Mauro, Francesco Campanella e Loredana De Petris, è stato riferito che oltre all’emendamento sull’elezione diretta del Senato, ne sono stati presentati altri, per un numero complessivo di 14 proposte. Esse si riferiscono agli emendamenti presentati dai relatori in Commissione Affari costituzionali del Senato e saranno quindi votati in quella sede, dove la maggioranza non ha problemi a prescindere dall’accordo con Fi e Lega.
I problemi sorgerebbero invece in Aula, dove il governo Renzi ha ottenuto 169 voti al momento della fiducia. Se i 18 non votassero (su un emendamento poi salgono a 19) diventerebbero determinanti i voti degli altri partiti, come Fi e Lega.
Tra i 14 emendamenti ve ne è uno che ripristina un bicameralismo quasi perfetto. Infatti attribuisce al Senato poteri legislativi non solo sulle riforme costituzionali (come fa anche il ddl del governo), ma anche su una serie di altre materie che potrebbero essere ampliate: rapporti con la Chiesa cattolica e le altre confessioni; la condizione giuridica dello straniero, le libertà personali; la libera manifestazione del pensiero; le garanzie processuali; la tutela della salute; diritti politici e sindacali; casi di incandidabilità, ineleggibilità e conflitto di interessi; norme sul referendum, il Consiglio di Stato, la Corte dei Conti, la magistratura ordinaria, il Csm; l’esercizio della giurisdizione; la Corte costituzionale.
Inoltre per tutte le altre leggi approvate solo dalla Camera, se il Senato chiederà modifiche con una determinata maggioranza, Montecitorio potrà respingere tale richiesta solo con una identica maggioranza sul modello che regola in germania i rapporti tra Bunfìdestag e Bundesrat (nel ddl del governo invece basta la maggioranza assoluta che, visto com’è congegnato l’Italicum, assicurerebbe automaticamente il via libera a tutti gli atti del governo).

Daniele Unfer

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