martedì, 22 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

SENATORI SENZA SCUDO?
Pubblicato il 23-06-2014


Immunita-parlamentare-giustizia

Tra tre giorni scade il termine per la presentazione degli emendamenti in Commissione sulla riforma del Senato che dovrebbe porre fine al Bicameralismo perfetto. Il dibattito si è ora concentrato sull’emendamento Calderoli-Finocchiaro che rintroduce l’immunità per i neo-senatori. Un punto che ha sollevato molte polemiche.

Per il senatore socialista Enrico Buemi, Capogruppo Psi in Commissione giustizia e membro della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, “bloccare la riforma costituzionale del bicameralismo, intorno alle attuali immunità parlamentari, è veramente surreale”. Per Buemi il problema è a monte: con il dibattito sulla questione della immunità si parla di cose giuste, ma lo si fa in modo equivoco e perdendo di vista il vero problema, anzi aggiungendone di nuovi.

Che tipo di problemi senatore?
Quella del Senato è una riforma che si sta dimostrando un’operazione complessa e contraddittoria. I nostri padri costituenti avevano una statura politica decisamente superiore a quella attuale e avevano previsto un impianto con pesi e contrappesi adeguati per armonizzare poteri e funzioni differenti. Ora sulla spinta di pulsioni demagogiche si rischia di dare vita a un grande pasticcio mettendo sullo stesso piano rappresentanze di soggetti che svolgono attività rilevante di tipo amministrativo ed attività legislative. Questo non è possibile. Ripeto, il principio di massima è giusto. È corretto dare autonomia e indipendenza ai senatori, però una cosa è svolgere attività legislativa altra questione svolgere attività amministrativa.

E cosa si può fare per evitare questo?
Dopo il 1993 l’equilibrio tra i poteri dello Stato si è fortemente sbilanciato e non si risolve certo quest’anomalia differenziando ulteriormente la tutela tra le due Camere, ciò con l’aggravante che il doppio incarico, cui il testo dei Relatori va indirizzandosi, travaserebbe molte delle responsabilità amministrative dei neosenatori sotto l’ombrello dell’immunità parlamentare. Questa deve essere l’occasione per affrontare laicamente la questione, rifacendosi all’insegnamento delle principali democrazie e all’esigenza di armonizzazione europea. Il PSE, famiglia entro la quale i vincitori delle ultime elezioni si collocano, ha espresso la sua posizione nel 2003 con il rapporto Rothley al Parlamento europeo, che contiene la proposta di uno statuto immunitario, secondo cui a maggioranza si può decretare la sospensione di un procedimento per la durata del mandato. Si tratta di una posizione che incontrò il voto favorevole del Senato nel 2004 (approvazione dell’ordine del giorno Crema), ma che il governo di centro-destra dell’epoca regolarmente disattese. Noi, senatori socialisti, abbiamo ripreso quella proposta con l’emendamento 6.23 al disegno di legge Boschi. Se la tempesta in un bicchier l’acqua, prodotta dall’emendamento dei Relatori, si placherà vi sarà spazio per entrare nel merito di una proposta, che supera i gravi squilibri tra poteri verificatisi nell’ultimo ventennio. In caso contrario, continuerà una battaglia mediatica, a colpi di spade di legno e scudi di cartone che non pone alcun rimedio alla delegittimazione delle istituzioni rappresentative.

A questo punto come votano i socialisti?
Noi faremo le nostre proposte e prima di valutare vedremo quali saranno le risposte e quanto ne verrà recepito. Siamo in una fase ancora indefinita e quindi il gioco politico è aperto. Noi siamo per l’introduzione di una immunità intesa come sospensione e sottoposta al vaglio dell’Assemblea che si pronuncerà caso per caso. Al venir meno della carica, quindi a scadenza del mandato, verrà interrotta anche la sospensione e l’eventuale percorso giudiziario.

Ma a questo punto è meglio trattate con Grillo o con Berlusconi?
Ci troviamo davanti a una situazione già vista. Sembra di rivedere il vecchio dibattito rivestito con una mano di bon ton. Alcune delle proposte del M5S sono condivisibili: per esempio quando sostengono che questa riforma porta alla creazione di una Camera zoppa e che quindi sarebbe meglio l’abolizione. Ma noi siamo dell’idea che bisogna trattare con tutti. Ma quando da una parte si ha un atteggiamento persecutorio che condiziona tutto e dall’altra si ha un progetto che ha lo scopo di mandare all’aria l’intera Repubblica, gli spazi veri di confronto sono pochi. Nel movimento dei Cinque Stelle non c’è un progetto riformatore complessivo. Si trovano in alcuni singoli elementi e posizioni condivisibili. Ma sono ricattati da una visione imposta che non permette posizioni alternative all’interno del movimento.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Spero che questo Parlamento di nominati vari le pseudo-riforme non raggiungendo i 2/3 dei votanti in modo da andare ai referendum così potranno verificare che i cittadini non vogliono le riforme fatte dal governo “terza C” e dai nominati.

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