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Opinioni e commenti
 

SFIDA IN STREAMING
Pubblicato il 16-06-2014


Grillo-Pd

“Noi eravamo convinti, col voto delle Europee, di poter far cadere il governo Renzi, ma in base al risultato non è stato possibile e ora si prospetta una vita molto più lunga per questa legislatura”. Non si può negare la sincerità, fino al naif, delle parole del vicepresidente della Camera Luigi di Maio, quando ha spiegato durante una conferenza stampa al Senato, perché il Movimento 5 stelle, anzi meglio sarebbe dire la Grillo & Casaleggio Co., ha deciso di avviare un dialogo con Matteo Renzi. Confronto, quindi, per non essere “costretti in un limbo” per qualche altro anno.

Nel farlo i grillini hanno atteso il momento migliore (sarebbe imminente un nuovo incontro Renzi-Berlusconi per mandare avanti quell’aborto di legge elettorale, battezzata Italicum, e di riforma del Senato, concordate prima delle elezioni europee) accompagnando la mossa con la presentazione della loro proposta di legge elettorale.

“Il Movimento 5 Stelle nei giorni scorsi ha depositato alla Camera e al Senato la propria proposta di legge elettorale, che per semplicità riferiremo come ‘Democratellum’“, hanno spiegato i gruppi del M5S di Camera e Senato in una lettera al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, chiedendo “di fissare un incontro, naturalmente in streaming per ragioni di trasparenza, così da poterne discutere direttamente”.

Nella lettera inviata a Palazzo Chigi il Movimento spiega che il ‘Democratellum’ “assicura la rappresentatività del Parlamento e rafforza il rapporto tra eletti ed elettori”. A differenza delle altre proposte, osservano, l’‘Italicum’ “ripropone i profili di incostituzionalità del Porcellum: premio di maggioranza abnorme e impossibilità per i cittadini di esprimere la propria preferenza”, mentre il ‘Democratellum’ è un “sistema proporzionale in circoscrizioni di dimensioni intermedie che, pur essendo sensibilmente selettivo, grazie alla formula del divisore corretta, consente l’accesso al Parlamento anche alle forze politiche piccole” e gli elettori possono “esprimere un voto di preferenza, ma anche penalizzare i candidati sgraditi”.

Tra i vantaggi assicurati dal “Democratellum”, secondo i grillini, il fatto di non richiedere coalizioni preelettorali, oltre a dare il modo a una forza politica «che ottenga un deciso consenso elettorale» di governare «anche da sola, senza che sia necessario raggiungere la maggioranza assoluta dei voti». Insomma, sul tavolo i grillini hanno messo non «un sistema proporzionale puro, bensì un sistema che consente a una forza politica che ottenga attorno al 40% dei consensi di avere oltre il 50% dei seggi».

La mossa del duo Grillo & Casaleggio ha molteplici finalità; non solo quella di riprendere l’iniziativa politica gravemente appannata dopo le europee anche in virtù del risultato insoddisfacente, ma anche di fermare i mugugni interni alla galassia pentastellata, dove convivono ‘anime’ politicamente molto diverse tra loro. Oggi c’è anche chi lamenta, non a torto, di non aver potuto partecipare al momento decisionale perché, a fronte di un’ossessiva ripetizione del mantra sulla ‘democrazia diretta’ e sulle virtù palingenetiche della rete, la svolta a 180° è stata compiuta nella più assoluta solitudine dal Capo e dal Guru. Neanche una mail stavolta – fanno notare – annuncia la richiesta di incontro al premier, mentre alcuni (Walter Rizzetto) osservano che «quando altri chiedevano a gran voce quanto ora sta accadendo venivano additati come dissidenti e traditori». Nessuno ha dimenticato che i ‘no’ a ripetizione del M5S ha fatto morire nella culla il governo Bersani aprendo le porte alle ‘larghe maggioranze’ con Letta e poi alla sua sostituzione con Renzi. Siamo insomma al classico autogol.

Dalle parti del PD naturalmente si guarda con un misto di soddisfazione e diffidenza alla novità. Ma per come si sono messe le cose, vista la forza che ha oggi il Pd (e soprattutto il suo leader), Renzi è pronto all’incontro, tentato anche dal poter prendersi la rivincita dopo il non brillante ‘a faccia a faccia’ in streaming del febbraio scorso. Insomma siamo a una sorta di secondo tempo della sfida all’Ok Corral tra le due figure emergenti della Terza Repubblica.

Sulla sostanza non sembrano esserci margini di trattativa sia perché la mossa di Grillo rafforza la capacità contrattuale di Renzi, che ora a più forni dove mettere il suo pane a cuocere, sia perché l’Italicum è progettato per sterminare tutte le forze politiche minori, per emarginare quelle non coalizionabili (M5S) e per ridurre la partita a due contendenti soli, che oggi è nei fatti il solo PD essendo chiaramente Forza Italia incamminata su un bel Viale del tramonto, e pure a forte pendenza.

Dunque probabilmente non se ne farà nulla, perché la bozza di riforma confezionata da Grillo e Casaleggio, – spiegano da quelle parti dando mostra di non averla neppure sfogliata – per il premier «è inaccettabile». «Quello è proporzionale puro, un proporzionale che riporterebbe le lancette del Paese indietro di 25 anni, al pentapartito di democristiana memoria» «ed è davvero curioso che i Cinquestelle preferiscano, al cittadino arbitro che vota e decide chi governa, i pasticci da Prima Repubblica, quando dopo le elezioni erano gli intrighi di palazzo a far nascere esecutivi della durata di pochi mesi». Curioso piuttosto è sostenere che col proporzionale – che ha assicurato mezzo secolo di stabilità politica al Paese a differenza del maggioritario – i cittadini non sceglierebbero il governo. Ma la propaganda ormai ha stabilmente preso il posto della ragione, come dimostra la fulminante ascesa dello stesso Grillo. Invece, come detta in un comunicato il vicesegretario del PD, Lorenzo Guerini, «per noi la legge elettorale deve garantire governabilità, potere dei cittadini di scegliere da chi essere governati, certezza di chi vince e chi perde fin dalla sera delle elezioni». Difatti col maggioritario, Letta-Renzi docet, basta cambiare la maggioranza interna del partito che ha vinto per cambiare anche il presidente del consiglio e tutto il governo con lui.

Vale la pena di ricordare che sul tavolo c’è tutt’ora, approvata dalla sola Camera, la proposta di legge frutto dell’intesa Renzi-Berlusconi. Incardinata su un premio di maggioranza abnorme, simile a quello della legge Acerbo, prevede per la coalizione che conquista il 37% dei voti, anche un “premio” che le assegna il 55% dei seggi, pari a 340. Soglia che non può essere superata. Se nessuna delle coalizioni ottiene questo risultato, è previsto un voto di ballottaggio tra le prime due coalizioni: Quella che prevale al secondo turno ottiene però solo 327 seggi.

La situazione appare comunque in rapida evoluzione, tanto da richiedere un colloquio tra Renzi e il capo dello Stato. Nell’incontro avvenuto stamattina, si è parlato di riforme costituzionali, provvedimenti del governo e prossimo consiglio europeo. Secondo quanto si apprende da fonti dell’ufficio stampa della presidenza della repubblica, Napolitano e Renzi hanno fatto il punto sulla definizione dei provvedimenti legislativi discussi dal recente consiglio dei ministri e hanno poi compiuto un ampio giro di orizzonte sui temi della riforma costituzionale all’esame del senato. Nell’occasione, secondo le fonti del Quirinale, si è parlato del possibile coinvolgimento del più ampio arco di forze politiche in vista della conclusione dell’iter delle riforme in quel ramo del parlamento soprattutto dopo l’apertura ieri di Beppe Grillo a un possibile dialogo sulla riforma con Renzi e il Pd. Infine nel corso dell’udienza sono stati messi a punto i temi da esaminare domani nella riunione che si terrà, come da tradizione, con i ministri interessati in vista del consiglio europeo di giugno.

Armando Marchio

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Commenti all'articolo
  1. Proposta giusta che, rispecchia il nostro DNA.
    ” Assicura la rappesentatività del Parlamento e rafforza il rapporto tra eletti ed elettori.”
    E’ ciò che ci vuole, per far ricrescere la fiducia della politica nel nostro paese.

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