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Opinioni e commenti
 

Stamina, l’inganno continua
Pubblicato il 05-06-2014


StaminaliLa notizia è talmente assurda da sembrare infondata. Un giudice del lavoro del tribunale di Pesaro, accogliendo il ricorso della mamma di bambino affetto dal morbo di Krabbe, ha nominato Marino Andolina, il Vicepresidente di Stamina Foundation, quale Commissario ad Acta degli Spedali Civili di Brescia, dandogli così l’incarico di trovare medici disposti a proseguire il trattamento Stamina sul piccolo paziente.

La decisione arriva dopo il rifiuto (tardivo) da parte dei medici dell’ospedale lombardo a proseguire i trattamenti con il metodo Stamina in seguito ai giudizi negativi della comunità scientifica e allo stop imposto dal Parlamento in attesa del pronunciamento del secondo Comitato scientifico incaricato dal Ministero della Salute.

“La nomina da parte del Tribunale di Pesaro di Marino Andolina, è qualcosa che ha dell’incredibile. Non solo il cosiddetto metodo Stamina è stato giudicato dalla comunità scientifica inesistente e inefficace, ma lo stesso Andolina è indagato, nell’indagine condotta dal Procuratore di Torino, Raffaele Guariniello, proprio sul metodo Stamina, per associazione a delinquere e truffa”.

Afferma la deputata socialista Pia Locatelli, tra le prime a sollevare in Parlamento dubbi sull’intera vicenda.

La vicenda è tristemente nota: nel corso dell’approvazione del decreto Balduzzi, oltre un anno fa, era stato fatto passare come “cure compassionevoli” il trapianto di staminali mesenchimali usate come cellule e non come farmaci e quindi al di fuori del controllo dell’Aifa e delle regole Ue. Le cellule “modificate” con un metodo non reso pubblico dal presidente di Stamina Vannoni, che medico non è, avrebbero prodotto una serie di miracolose guarigioni, testimoniate con video drammatici di piccoli pazienti e con le dichiarazioni dei loro famigliari. Da qui la decisione di molti giudici del tribunale del lavoro (che non si capisce bene quale competenza abbiano in materia) ad autorizzarne l’uso.

Una vicenda che aveva suscitato l’immediato sollevamento della comunità scientifica della quale si era fatta portavoce alla Camera Pia Locatelli, ottenendo, dopo un lungo lavoro in Commissione Affari sociali, un risultato che da un lato permetteva alle famiglie dei pazienti di proseguire le cure, dall’altro istituiva un Comitato scientifico che, una volta valutata la validità del metodo, ne avrebbe avviata la sperimentazione sotto il controllo del Ministero della Salute. Il responso del Comitato era però stato chiarissimo definendo il metodo Stamina privo di qualsiasi fondamento e bloccando la sperimentazione da avviare con i fondi pubblici. Un parere in parte scontato dopo tutte le ambiguità e la mancanza di trasparenza di una “terapia”, ma che aveva portato Vannoni e i suoi a ricorrere al Tar che, con una discutibile sentenza, aveva giudicato i membri del primo Comitato “di parte” e costretto in pratica il Ministero della Sanità a nominarne un secondo, attualmente al lavoro.

Nel frattempo però la magistratura aveva concluso le sue indagini rinviando a giudizio Vannoni e il suo braccio destro Andolina, accusati a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, al commercio e alla somministrazione di medicinali guasti o imperfetti, al commercio o somministrazione di medicinali pericolosi per la salute.

Vicenda chiusa dunque? Affatto. Prova è che davanti a Montecitorio prosegue (autorizzato da chi?) il presidio dei sostenitori di Stamina che chiedono “diritto alla cura” e non perdono occasione di lanciare accuse ai parlamentari di passaggio, “colpevoli” di lasciar morire malati, purtroppo incurabili.

Mentre Vannoni da parte sua tentava il tutto per tutto, candidandosi alle europee come capolista in tutte le circoscrizioni con la lista “Io cambio-Maie” (lista che ha avuto percentuali da prefisso telefonico).

Ieri, infine la decisione del tribunale di Pesaro che di fatto riapre la questione.

“Ancora una volta – ha proseguito Locatelli – dei magistrati si sostituiscono ai medici, alla comunità scientifica, e alle stesse leggi dello Stato che hanno sancito la sospensione delle infusioni con il metodo Stamina, imponendo con delle sentenze il proseguimento di una cura che cura non è. A questo punto – ha concluso – mi auguro che il Comitato scientifico incaricato dal Ministero della Salute si pronunci al più presto per chiarire definitivamente la vicenda  e bloccare una volta per tutte i venditori di fumo che speculano sulle speranze dei malati e dei loro parenti”.

Si tratta di un ordine “scientificamente bizzarro”, specchio di un “‘impazzimento’ giudiziario” sul quale sarebbe auspicabile “un intervento di approfondimento del Consiglio superiore della magistratura o del ministro della Giustizia”, ha commentato la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, mentre il direttore del Laboratorio Cellule Staminali dell’università Sapienza di Roma, Paolo Bianco ha chiesto “che di fronte a un simile atto prendano posizione il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e il ministro della Giustizia, Andrea Orlando”.

Intanto, la nomina di Andolina ha suscitato l’immediata richiesta di nuove infusioni da parte di genitori disperati, che comprensibilmente farebbero qualsiasi cosa per tentare di salvare i loro bambini. E l’inganno continua.

di Cecilia Sanmarco

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