martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Stop gas all’Ucraina. La rivincita di Putin sull’Ue
Pubblicato il 16-06-2014


Putin-gas-ucrainaNello scacchiere internazionale il presidente Putin conosce bene le sue pedine: inclusa l’impotenza europea ed ucraina sugli approvvigionamenti energetici.
Oggi è fallito l’ultimo tentativo di mediazione della Commissione europea nella diatriba del gas tra Ucraina e Russia. Inutili i tentativi messi in atto da parte del commissario Ue all’Energia Guenter Oettinger che ha proposto un compromesso che prevedeva da un lato il pagamento immediato di una parte del debito ucraino nei confronti di Gazprom (un miliardo di dollari su un totale di 1,9 miliardi) con il resto rimborsato nel giro di sei mesi; dall’altro un doppio prezzo del gas. In inverno il prezzo sarebbe di 385 dollari per ogni mille metri cubi; in estate di 300 dollari. Njet russo immediato: stamane la Gazprom ha comunicato che l’Ucraina riceverà solo il gas per cui ha già pagato, pagamento anticipato quindi, giustificando la decisione come conseguenza della morosità cronica di Naftogaz Ukraine (azienda ucraina gas).
A nulla sono valse le critiche da parte della comunità internazionale: ormai la Russia è in condizioni tali da poter imporre il prezzo di mercato, nello stesso tempo può dettare condizioni a un’Ucraina che dipende dall’approvvigionamento del suo gas e che spera ancora che l’Ue si faccia carico del suo debito.
Eppure la colpa è quasi del tutto attribuibile a quell’Ue che ha scansato una politica energetica comune a vantaggio di quelle nazionali. La trappola russa del gas è stata tesa e intrecciata grazie anche all’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, che nel 2005 firmò l’accordo sul North Stream poco prima della sconfitta elettorale, passata la quale lasciò la politica per passare armi e bagagli proprio a Gazprom, assumendo la carica di presidente del North Stream. Il Cancelliere dopo esser finito ufficialmente nel libro paga della Gazprom ha portato il gasdotto a costare a economia e banche tedesche tre volte quanto sarebbe costato se fosse passato attraverso i Paesi baltici e la Polonia. Mosca è stata assecondata nella sua volontà che la pipeline aggirasse gli ex satelliti per punirli della loro politica filo-unione europea e filo-atlantica, di cui però le conseguenze sono state pagate anche dal resto dell’Ue.

Il gioco della carta del gas se all’inizio ha portato all’inezia europea adesso può seriamente portare ad alti rischi sul piano degli approvvigionamenti energetici.
Se da Bruxelles mandano comunicati di ottimismo su futuri sviluppi della questione a Mosca si brinda: accaparrarsi uno come Schroeder ha portato i suoi frutti. Per la prima volta non siamo noi a dare il cattivo esempio, pare infatti, secondo il “New York Times”, che anche in Italia Gazprom puntava ad avere sul libro paga un politico di spicco ma, nel 2008 l’ex premier Romano Prodi ha rifiutato di diventare presidente del South Stream.

In ogni caso il vincitore resta lui: Putin, qualsiasi decisione venga presa a Bruxelles ha dall’altra parte Pechino con cui ha siglato a maggio scorso un accordo per la fornitura trentennale di gas russo alla Repubblica popolare cinese.

Maria Teresa Olivieri

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